< Portare in produzione reale, a scala industriale e con modularità automatizzata efficiente e sicura (tra infrastrutture, macchine, dati, algoritmi e applicazioni) un modello linguistico fondazionale implica uno sforzo strategico e ingegneristico non indifferente e non da tutti. Il prompt engineering fatto dall’umano (a cui molti oggi fanno riferimento) è solo la punta sdrucciolevole e più nota di un icerberg sottostante invisibile, impermanente e intrattabile (e, tuttavia, da gestire in qualche modo). Progettare e costruire questo iceberg immaginandolo e implementandolo con tutte le sue complessità richiederà visione e strategia (e moneta e talento). Siamo chiamati ad una fatica erculea per molti versi e, in una certa misura, anche sisifea (utile o inutile questo dipenderà da come la faremo), sovrumana e insieme ininterrotta. Non so quanta consapevolezza diffusa ci sia in merito alla superficie e all’abisso di questo Pianeta Terra Digitale che ci accingiamo ad abitare. Temo sia poca e insufficiente. Così come è tutta ancora da costruire la cognizione filosofica di questa tettonica delle placche digitali. La cognizione del mondo si fa nuova, dunque, evocando pensieri (e strumenti) inesplorati e sorprendenti. Provocanti, in una significativa misura. Perchè con il dispiegarsi planetario dell’intelligenza artificiale, noi non affronteremo solo problemi tecnici con vulnerabilità e rischi reali di discriminazioni, manipolazioni, deprivazioni, polarizzazioni, alienazioni, contraffazioni. Piuttosto e più radicalmente noi fronteggeremo delle provocazioni intellettuali. A partire da quella primaria sulla natura dell’umano (chi siamo? o meglio, chi diveniamo?) declinata poi in molte altre domande di senso e di scopo: può esistere una scrittura impermanente senza l’autore come accade per i modelli linguistici su larga scala? e una fotografia realistica senza rappresentazione isomorfica come avviene per le immagini sintetiche? e un’autonomia decisionale astensiva -e non estensiva- dell’umano come immaginata dagli agenti artificiali? Questi non sono solo problemi. Sono provocazioni. E se ai problemi tecnici lavoreremo, nel tempo e a tentativi, per trovare una soluzione ingegneristica di qualche tipo (informatica, legale, istituzionale e così via), alle provocazioni intellettuali dovremo invece rispondere, di necessità, con l’innovazione culturale. A questo compito più alto siamo oggi chiamati tutti e tutte (superando l’attuale deriva anestetica dell’etica): alla produzione di nuovo senso e di nuovi significati per questo nostro abitare terrestre con le sue nuove zolle computazionali … > (postilla a “The Latent Planet”, Accoto 2024)
(images: “Scalable and Efficient Systems for Large Language Models”, Lianmin Zeng, marzo 2024)

