L’alba della machine economy: mani, menti, mercati (Accoto 2019)

“L’automazione presente e prossima emerge all’incrocio di tre stratificazioni ingegneristiche: è meccanica, è algoritmica, è protocologica. O – con altra e parallela qualificazione – è macchinale, è computazionale, è istituzionale. L’ho anche connotata, in un’espressione sintetica e semplice, come l’automazione delle 3 M ovvero: mani, menti, mercati. Insieme queste tre dimensioni sono a fondamento e a movimento della nascente ‘machine economy’. Attraverso l’attivazione dell’operatività fisica e sensorimotoria degli automi, della capacità computazionale e cognitiva degli algoritmi, della dinamicità catallattica e istitutiva dei protocolli, l’economia della macchina si avvia a creare, conservare e circolare valore digitale in modalità neo-automatizzate sorprendenti. Un’economia che si disegna e si istanzia come prolettica, negantropica e decentrica … ” (Accoto, 2019, work in progress)

“Contemporary automation emerges crossing three major engineering stratifications: it is mechanical, it is algorithmical, it is protocological. Or – with another, parallel qualification – it is machinical, it is computational, it is institutional. In a synthetic and simple expression, I have also called it the automation of the 3 M’s: matter, mind, market. Together these three dimensions are the foundation of the nascent ‘machine economy’. Through the activation of the sensorial and sensorimotorial operations of the automata, the computational and cognitive capacities of algorithms, the catallactic and institutive dynamics of protocols, the machine economy is starting to create, conserve and circulate digital value in surprising neo-automated ways. A new economy designed and instantiated as proleptic, neganthropic and decentric … “(Accoto, 2019, work in progress)

First copies arrived: Il mondo ex machina (Egea, 2019)

Il testo racconta cinque brevi esplorazioni tecno-filosofiche dentro le logiche e le pratiche dell’automazione contemporanea. Una narrazione agile e sorprendente tra AI e deep learning, robotica e lavoro, blockchain e mercati automatizzati, attacchi informatici e cybersicurezza, design theory ed etica macchinica. Se nel mio precedente saggio (“Il mondo dato”) avevo raccontato della “programmabilità” del mondo, in questo secondo volume ho esplorato la sua “automabilità” come dimensione generativa (foriera di significative opportunità, ma non priva di vulnerabilità) del nostro reale e del suo senso.

Ontogenesi come ectogenesi

“L’ontogenesi del nostro mondo automato è, in verità, una ectogenesi: un mondo cresciuto dalle macchine”
(Accoto 2019)

“The ontogenesis of our automated world is, in truth, an ectogenesis: a world nursed by machines”
(Accoto 2019)

 

 

“Come la macchina incontra il mondo?” (Accoto, 2019)

“E, dunque -si dice- le macchine devono poter ‘apprendere in automatico dall’esperienza’ (o imparare da sé attraverso l’esperienza, si potrebbe anche dire). Nella sua scarna semplicità, questa frase condensa il significato corrente di machine learning (apprendimento automatico) e della sua variante arborescente, il deep learning (apprendimento profondo). Questa sintesi al filosofo non basta, naturalmente. Cos’è ‘apprendimento’, cosa è ‘automazione’, cosa è ‘esperienza’ in questo contesto? Operazionalmente, parliamo di trasformazione dei dati in uno spazio geometrico vettorializzato, di ottimizzazione della ricerca delle funzioni di fitting, di aggiustamento dei pesi e delle deviazioni per retropropagazione dell’errore e di molto altro. Come, allora, il mondo (e il business) diviene pensabile e azionabile attraverso questa -non nuova, ma rinnovata- pratica sui dati. In ultima istanza, come la macchina incontra il mondo?” (Accoto 2019)

“And, therefore – they says – machines must be able to ‘learn automatically from experience’ (or learn by themselves through experience, one could also say). In its skinny simplicity, this phrase condenses the current meaning of machine learning and its arborescent variant, deep learning. This synthesis is not enough to philosophers, of course. What is ‘learning’, what is ‘automation’, what is ‘experience’ in this context? Operationally, we talk about transforming data into vectorized geometric spaces, optimizing the search for fitting functions, adjusting weights and bias through errors backpropagation and much more. How, then, the world (and the business) becomes thinkable and actionable through this – not new, but renewed – practice on data? Ultimately, how does the machine encounters the world? ” (Accoto, 2019)

 

Per un’idea di philtech (Accoto 2019)

“Nella mia visione, l’approccio philtech deve poter osare la creazione di forme nuove dell’essere e del fare filosofia. Pertanto non è solo -sic et simpliciter- l’applicazione dell’analisi filosofica alle nuove tecnologie. Piuttosto e più radicalmente è la volontà e la necessità di immaginare e attivare impensate/impensabili logiche e pratiche del filosofare incarnate proprio dalle nuove tecnologie. Credo che altre forme e tecniche del filosofare siano oggi possibili e anzi, forse, ineludibili. Possiamo, ad esempio, cominciare a guardare alla crittografia come ad una sorprendente pratica filosofica di ‘costruzione’ e validazione di nuovi regimi di verità del mondo? O, ancora e viceversa, possiamo vedere nell’hacking un’inaspettata teoria e prassi filosofica di ‘decostruzione’ del nostro mondo? Provocatoriamente, possiamo considerare primitive crittografiche e intrusioni via malware, forme e pratiche nuove del filosofare del XXI secolo?” (Accoto 2019)

In my vision, the "philtech" approach must dare to create new forms of being and doing philosophy. So it is not just -sic et simpliciter- the application of philosophical analysis to new technologies. Instead, it is the will and the need to imagine and activate unthought/unthinkable theories and practices of philosophizing as embodied in new technologies. I believe that other forms and frames of philosophizing are now possible and, perhaps, unavoidable. Can we start looking, for example, at cryptography as a surprising philosophical practice of 'construction' and validation of new regimes of truth of the world? Or, again and viceversa, can we see hacking as an unexpected philosophical theory and  practice of 'deconstruction' of our world? Provocatively, can we consider cryptographic primitives and intrusions via malware as emerging forms and practices of the 21st century philosophy? (Accoto 2019)