Refactoring o del codice degradabile e indecifrabile (Accoto)

“Le operazioni di rifattorizzazione del codice sono chiamate a rivelare la sua complessità nascosta e a rimediare alla sua degradazione nel tempo e nella scala. Così il refactoring del software è una pratica arrischiata e vitale, al contempo indesiderata e inevitabile: deve preservare la leggibilità (e familiarità) umana del codebase di servizi e applicazioni riducendone la complessità non necessaria ed aumentandone la performatività. E senza che questo cambiamento ottimizzante interno al sistema in deterioramento risulti visibile all’esterno. Filosoficamente, il refactoring avverte e affronta il rischio della programmazione come linguaggio degradabile e indecifrabile. Saper leggere questa (degrazione della) nuova scrittura vivente del mondo, allora, deve essere operazione ingegneristica tanto quanto filosofica” (Accoto 2020)

“Code is a living, breathing thing … Refactoring at scale also goes hand-in-hand with refactoring live systems” (Refactoring at Scale, Lemaire, 2020)

“One of the problems with analyzing code is that its written expression represents only its static form before it has been processed. Code is at once what it is and what it does” (Critical Code Studies, Marino, 2020)

“Software refactoring operations are called upon to reveal code hidden complexity and to remedy its degradation over time and scale. Thus software refactoring is a risky and vital practice, at the same time undesired and inevitable. It must preserve the human readability (and familiarity) of the codebase of services and applications reducing its unnecessary complexity and increasing its performativity (optimization of the internal degrading machine state not to be made visible on the outside). So, philosophically, refactoring warns and faces the risk of programming as a degradable and indecipherable language. Knowing how to read (this degradation of) the new living computational writing of the world need to be a software engineering operation as much as a philosophical one “(Accoto 2020)

L’inflazione del reale (Accoto 2020)

Dell’inflazione del catalogo del reale (Accoto 2020)

“La computazione generativo-avversativa delle reti neurali artificiali (GAN) istanzia l’avvio di una nuova era mediale inflazionaria. L’ontogenesi sintetica del reale -ad es. le foto di volti di umani inesistenti ad alto effetto di realismo oppure la simulazione computazionale additiva o sottrattiva di contesti reali e multiversali- rappresenta un sorprendente balzo tecnologico, ma anche una nuova sfida epistemica. In particolare, grazie alle reti neurali artificiali avversative, frutto dei giochi competitivi di una rete generativa (generator) e una discriminativa (discriminator), operazionalizzate tra confusion matrix e inception score, l’apprendimento macchinico avversariale (adversarial machine learning) non è chiamato, infatti, solo a riconoscere algoritmicamente volti o contesti. Piuttosto ha il compito di generarne ad hoc di nuovi sinteticamente, infinitamente e realisticamente. Ma ogni ondata mediale inflattiva del catalogo del reale scardina ordini di discorso e regimi di verità e al contempo ne invoca di nuovi. Richiedendo allora, ad es., una nuova investigazione culturale e concettuale del senso del volto. Filosoficamente che cos’è, dunque, un volto?” (Accoto 2020)

On the inflation of the catalog of the real (Accoto 2020)

“The generative-adversative computation of artificial neural networks (GAN) instantiates the beginning of a new inflationary media age. The synthetic ontogenesis of the real – e.g. photos of non-existent human faces with a high effect of realism or the additive or subtractive computational simulation of real and multiversal contexts – represents a surprising technological leap, but also a new epistemological challenge. In particular, thanks to the artificial adversative neural networks -the result of the competitive games of a generative and a discriminative network (called generator and discriminator) operationalized by confusion matrix and inception score- the new adversarial machine learning is not focused, in fact, only to algorithmically recognize faces or contexts. Rather, it has the scope to generate ad hoc new ones synthetically, infinitely and realistically. But each new inflactive wave of the catalog of the real undermines orders of discourse and regimes of truth. At the same time it invokes new ones. Thus requiring in our case a new cultural and conceptual investigation of the sense of the faciality. Philosophically what, then, is a face? ” (Accoto 2020)



Governare il tecnologico (Accoto 2020)

“Evocare l’idea di un governo della tecnologia in un’era di transizioni epocali è operazione tanto immediata quanto immensamente complessa. L’immediatezza è figlia del senso di urgenza e di vulnerabilità da cui ci sentiamo investiti, la complessità del tasso di incertezza e ignoranza su nature, legami e impatti delle emergenti tecnicità. Ma non solo. Più fondativamente, il discorso del governo del tecnologico implica un’ambiguità di fondo. In questo caso, di dover qualificare il proprio oggetto oscillando, di volta in volta, tra due estremi: la tecnologia come risorsa e come rischio. A questa ambiguità, se ne aggiunge una ulteriore che riguarda, invece, proprio l’essenza del governo. Per il filosofo della politica, Machiavelli, il governare deve essere considerato un esercizio costitutivamente contraddittorio e arrischiato: al contempo -scriveva- ‘ruina’ e ‘remedio’. Dunque, ci troviamo di fronte ad un combinato e arrischiato assemblaggio: da un lato la tecnologia come risorsa e rischio, dall’altro il governo come rovina e rimedio. Lontano da porti sicuri, una navigazione positiva e proficua agli incroci possibili di queste correnti e venti richiederà, di certo, uno sforzo di pensiero e di azione senza pari (Accoto 2020)”

“Evoking the idea of ​​a governance of technology in an era of epochal transitions is as immediate as it is very complex. The immediacy is derived from the sense of urgency and vulnerability by which we feel invested. The complexity -in turn- is grounded on the rate of uncertainty and ignorance on the natures, connections, and impacts of current emerging technicalities. But not only. More fundamentally, the discourse of the governance of technology implies at least two basic ambiguities. Firstly, the need to qualify the technical domain by constantly oscillating between two extremes: technology as a resource and technology as a risk. But there is a further one that concerns, instead, the very essence of ‘government’. For the political philosopher Machiavelli, governing must be considered a constitutively contradictory and risky exercise. At the same time, he wrote, ‘ruina’ (ruin) and ‘remedio’ (remedy). Therefore, we are facing a combined and risky assemblage: on the one hand technology as a resource and risk, on the other governance as ruin and remedy. Far from safe harbors, a positive and profitable navigation at the possible crossroads of all these currents and winds will certainly require an unparalleled effort of thought and action (Accoto 2020) “

Impredicibilità e osservabilità di architetture e sistemi (Accoto 2020)

“In quanti modi insospettabili e arrischiati può fallire un sistema software complesso? Che questioni filosofiche e operative solleva, allora, l’impredicibilità degli stati interni un’architettura informatica ad alta cardinalità? Perché l’idea e la pratica consolidate del monitoraggio dei sistemi non sono più sufficienti e occorre piuttosto muovere le culture d’impresa verso l’observability engineering? Le complessità sistemiche legate alla progettazione e implementazione di applicazioni nuvolo-native, di soluzioni micro-servite, di pratiche sviluppo-operative orientano oggi sempre più verso una nuova filosofia dell’osservabilità. Osservabilità che diviene, dunque, esperienza ed esercizio di introspezione macchinica, confessionale e penitenziale al contempo. La macchina chiamata a rivelare (a rendere visibile) al mondo esterno il suo stato -fallimentare- interno (di norma invisibile). Complessità, macchinicità e conoscibilità si insinuano, dunque, filosoficamente dentro il dominio del software engineering. Software che non è, allora, solo asset ingegneristico, ma vera liability filosofica” (Accoto 2020)

“In how many unexpected and risky ways can a complex software system fail? What philosophical and operational questions, then, does the unpredictability of internal machinical states raise in a high cardinality computer architecture? Why is the consolidated idea and practice of systems monitoring no longer sufficient and it is rather necessary to move our current business cultures towards the observability engineering? The systemic complexities related to the development and deployment of cloud-native applications, micro-served solutions, developmental-operational practices are increasingly orienting towards a new philosophy of observability. Observability that becomes, therefore, an experience and an exercise of mechanical introspection, confessional and penitential at the same time. The machine is forced to reveal (to make visible) to the outside world its internal (usually invisible) - failure - state. Complexity, machinery and knowability, therefore, insinuate themselves philosophically into the domain of software engineering. Software that is not, then, just a powerful engineering asset, but a true philosophical liability "(Accoto 2020)

Del pensare la scala (Accoto 2020)

“Qual è, dunque, filosoficamente il senso della scala? Un mondo (e un’economia e un business) che si costruisce sempre più dentro e attraverso la complessità di reti e protocolli di cocreazione del valore inter-dipendenti e super-modulari, di logistiche programmate e istanziate per data flow e flow interaction, di architetture microservite di containerizzazione del codice software, di strategie sistemiche di prossimità e planetarie di sensing di mercati e imprese, di necessità, dovrà domesticarsi e allenarsi nuovamente al pensiero della scala. Pensare strategicamente l’essenza e la potenza della scala (scale theory) non è pensare semplicemente alla misura e alla dimensione delle cose, dei fenomeni, dei processi. È piuttosto l’essere capaci di vedere all’opera l’applicazione e l’esercizio di quelle forze e di quei vettori -per lo più invisibili- che danno forma e governo al nuovo mondo in costruzione in ragione delle tecnologie e delle ingegnerie scalari oggi messe a terra. Sapendo cogliere il senso e progettare il disegno dello scaffolding sottostante. Filosoficamente, lo scale thinking è un esercizio strategico vitale per imprese e manager alle prese con ecosistemi e multiversi” (Accoto 2020)

Il mondo ex machina – Conclusioni (Accoto)

“(…) Che mappa, alla fine, siamo riusciti a disegnare di queste terre incognite e quali sono le rotte da cui potremo – o altri potranno – riprendere in futuro il cammino? Guardando ora a ritroso i nostri appunti e schizzi di viaggio, ne vengono in evidenza cinque che può essere utile raccontare in breve, a chiusura.

1. L’automazione che fa esperienza

È sempre più necessario comprendere come la macchina incontra il mondo. In passato le operazioni computazionali sono state meccanicità solipsistiche, ritenute sostanzialmente ripetitive e determinate. Credo possa essere fecondo cominciare ad approfondire come invece il macchinico abbia iniziato a fare esperienza del mondo. Dall’imparare attraverso l’esperienza col deep learning alla computazione contingente che è e che fa esperienza, la questione dell’essere macchina al mondo risulta cruciale. In questo senso è urgente mappare e ricostruire le modalità nuove con cui il codice incorporato da cieco che era comincia a «vedere» e ad abitare il mondo in maniera algoritmicamente guidata.

2. Automazione come algomazione

La forma contemporanea dell’automazione è di fatto l’algomazione. Questa algomazione viene infiltrando tutte e tre le dimensioni dell’automazione: quella infrastrutturale, quella computazionale, quella istituzionale. E non più neanche solo tecnologica, ma più ampliamente tecno-geologica. L’algoritmo muove le macchine, alimenta le intelligenze, orchestra le organizzazioni. L’algomazione è oggi la macchina-mondo. Da un punto di vista delle nuove ecologie economiche, questa algomazione lavora in automatico secondo due direttrici: la catallassi (scambio) e la prolessi (anticipo). Una dimensione catallattica attiva e mobilita gli scambi tra gli operatori, una prolettica anticipa in autonomia risorse e bisogni.

3. Dall’automazione all’autonomia

Non ci sarà dispositivo che non richiederà e pretenderà l’autonomia. Un mondo automato è una realtà che fa della negoziazione delle autonomie macchiniche il suo nuovo vettore di sviluppo. Nel passaggio dalla semplice meccanizzazione, all’automazione (con l’aggiunta del controllo automatico), all’autonomia (con l’integrazione della discrezione decisionale) crescerà la complessità del sistema. Autonomia fidata (trusted autonomy) che diviene irreversibile e pervasiva: dalla sicurezza informatica al giornalismo dronico, dai contratti intelligenti alle armi autonome. L’autonomizzazione tecnica richiederà di ripensare diverse categorie socio-culturali: soggetto, azione, intenzione, responsabilità, cognizione, lavoro.

4. Tra automazione ed eteromazione

Una nuova dialettica sta emergendo nell’estrazione del valore. Sono quindi da studiare a fondo e nuovamente le emergenti forme di relazione tra computazione e capitalismo. Il senso e il modo del lavoro sono in profonda metamorfosi tra automazione robotica, intelligenza artificiale, protocolli decentralizzati e piattaforme di eteromazione. Questa transizione e trasformazione riguarda sia le pratiche professionali sia anche le dinamiche organizzative. Tra piena occupazione e piena automazione, l’idea di una società del post lavoro come ipotesi radicale è l’occasione per ripensare filosoficamente l’attuale esperienza storica del lavoro superandone storture o inadeguatezze, se non anche ereticamente la centralità.

Strategie di dis-automatizzazione

Immaginare nuove logiche e pratiche di dis-automatizzazione. In un mondo automato è necessario prevedere anche forme e dinamiche innovative di resistenza e disobbedienza, ove si rendessero necessarie. In particolare, in relazione alla produzione automatica di protenzioni inique, cioè alla creazione di ecosistemi di servizi, applicazioni, piattaforme che costantemente orientano (manipolano) scelte e decisioni di cittadini e consumatori secondo logiche discriminatorie, abusive, vessatorie o liberticide. Le soluzioni possibili in prospettiva possono riguardare: regolamentazione politica, contro-sorveglianza dal basso, hacking civico, uso di reti parallele anonimizzanti, offuscamento dei dati.”

(da Accoto, “Il mondo ex machina”, Egea, 2019)

Temporalità e fallibilità del codice (Accoto 2020)

“… si pianifica e si attua l’iniezione deliberata e arrischiata di caos entropico nei sistemi mentre sono in effettiva produzione (non in ambienti di prova o sviluppo). Così fanno ad es. i chaos engineers di Netflix e di altre piattaforme digitali che intenzionalmente cercano, quindi, di far fallire l’erogazione dei loro servizi. Solo questa sperimentazione stressante in vivo è, infatti, in grado di individuare punti di debolezza, insospettabili criticità operative, interruzioni o fallimenti di architetture e applicazioni. Filosoficamente e in pratica, questo passaggio di paradigma per le imprese tradizionali è spaesante. Rispetto alla gestione classica di rischi e vulnerabilità, significa che il fallimento non lo si può estromettere del tutto dal tempo né lo si può semplicemente allontanare nel tempo massimizzando la durata tra un fallimento e l’altro (il mean time between failure, mtbf nel linguaggio tecnico). Neppure si può solo cercare di recuperare il fallimento nel tempo più breve possibile minimizzando, cioè, il momento della sua riparazione (il mean time to repair, mttr per i tecnici). Per paradosso, allora, l’unica via percorribile per non farlo accadere è farlo accadere: negarlo all’esistenza evocandolo all’esistenza” (Accoto 2020)

Della comunicazione post “antropo-logistica” (Accoto 2020)

[articolo] nell’ultimo numero di Changes, il magazine semestrale del Gruppo Unipol sui cambiamenti della nostra società ed economia, troverete anche una mia esplorazione tech sugli scenari futuri della comunicazione post “antropo-logistica” (it p: 64-68, en p: 108-111). Un grazie per l’interesse e per l’invito a contribuire al nuovo, quinto, numero: “New Consumer”. E’ ora disponibile in lettura sul sito Changes Unipol (link > https://changes.unipol.it/magazine-eventi)