“Sempre più si avverte la necessità di scalare concettualmente e strategicamente l’evoluzione ingegneristica degli agenti autonomi. Le imprese che stanno oggi lavorando a implementare logiche e processi agentivi dentro le organizzazioni e nelle dinamiche di business cominciano a comprendere che la vera sfida è passare dal training dei modelli al disegno dei mercati.
Lo si vede chiaramente nell’implementazione di sistemi agentici quando si passa dal focus sulla capacità del modello in sé alle complessità dell’assemblaggio infrastrutturale (chiamate, flussi, loop, risorse) che lo deve evocare e istanziare performativamente. E tuttavia questo passaggio dai “modelli” ai “mercati” richiederà uno sforzo di innovazione culturale prima che economica, un cambio radicale dei paradigmi con cui abbiamo letto e agito la dimensione organizzativa e produttiva del vecchio capitalismo industriale.
Una messa in questione di principi e pratiche che ci hanno accompagnato per molto tempo e fin qui e che risultano sempre meno adeguati per affrontare l’eveniente. Passare dal concetto di “homo economicus” a quello di “machina economica”, dall’idea della “mano invisibile” a quella del “mercato autonomo”, dal paradigma dell’“impresa post-industriale” a quello dell’“organizzazione post-umana” richiederà di scardinare significati e strategie.
Catallassi, simpoiesi e prolessi che incrociano market design, service logic e scale thinking. E poi agency theory che incrocia game theory e institutional theory. Sono solo alcune delle chiavi ermeneutiche con cui leggere l’emergente economia agentiva per andare oltre i sistemi multi-agente verso i mercati multi-agente. Di quanta e quale nuova teoria (nuove teorie) avremo bisogno per navigare e prosperare nella complessità dei tempi e dei business che verranno?
Fare innovazione culturale e strategica richiede di evocare e interrogare con radicalità pensieri e progetti che lavorano sull’orizzonte ingegneristico ed economico in divenire. Frequentando i laboratori sulla frontiera e le sperimentazioni in corso, si può riuscire a cogliere questo “pensare altrimenti” fatto di nuovi concetti, modelli e strategie di gestione della complessità e di cocreazione del valore.
Dobbiamo però attrezzarci filosoficamente …” (Accoto 2026)









