Dai pixel ai voxel. Un’intervista a Codice (Rai1)

[TV] è partita la nuova stagione televisiva del programma CODICE. Così ieri ero su RAI1 nella prima puntata intervistato da Barbara Carfagna. Abbiamo parlato di metaverso e realtà estese sintetiche e simulate, di pixel e di voxel e molto altro tra potenzialità e vulnerabilità. Se avete perso la puntata (molto interessante, ricca di contenuti e ospiti ed esteticamente curata), la potete rivedere per intero e liberamente sul sito di RaiPlay. Un grazie per l’invito e l’ospitalità calorosa!

Metaverse Map: Ecology, Economy, Experience (Accoto 2022)

Una prima mappa esplorativa e prefigurativa sull’orizzonte metaversale a partire filosoficamente da tre dimensioni chiave: identity, property, reality. 1. La costruzione delle identità/agentività video-grafiche e critto-grafiche, singole e comunitarie, dentro nuove tecnoecologie more-than-human (ecology), 2. le emergenti economie della creazione e della proprietà tra metadatafication e assettizzazione del codice (economy), 3. l’inflazione simulativa delle realtà estese e il disegno delle nuove esperienze immersive (experience) [Accoto, “Metanomie. Macchine, Mercati, Metaversi”, 2022 work in progress]. Ne parlerò in anteprima domani durante il mio intervento a SIOS 2022

XR & HR. Metaverso e Risorse Meta-Umane (Accoto 2022)

uno scatto dal live webinar di ieri “XR & HR. Metaverso e Risorse (Meta)Umane” organizzato da Talent Garden Innovation School e moderato da Eleonora Valè, Coordinatrice Scientifica del Master Digital HR. In un’ora di conversazione abbiamo esplorato e raccontato i cambiamenti e gli impatti dell’adozione progressiva delle nuove realtà estese nelle nostre vite personali e professionali. In particolare, abbiamo fatto poi un focus sulle implicazioni immaginabili e sulle sperimentazioni progettabili (oggi e in divenire) nel metaverso per le dimensioni lavorative, professionali e organizzative. Tra potenzialità e vulnerabilità, è stato un incontro consapevole dell’hype del ‘meta momentum’ attuale, ma anche curioso e attento verso gli orizzonti trasformativi che si possono aprire nelle diverse dimensioni dei processi hr (recruiting, onboarding, learning, working, organizing). Una conversazione e un dialogo aperti all’intera business community (che ringrazio qui nuovamente) con cui c’è stato uno scambio di domande, visioni, prospettive e progettualità. Un grazie di cuore a TAG e ad Eleonora per questo invito super stimolante, per la brillante moderazione e l’ospitalità calorosa. In caso di interesse, il webinar è ora disponibile anche online 

Nuvole, nebbie, nodi: la computazione (che si) immonda [Accoto 2022]

 “ … Il divenire-ambientale della computazione è una nuova terraformazione, un nuovo modo di sentire e abitare il pianeta, una nuova forma di civilizzazione insieme antropica e negantropica, umana e oltreumana. Per questo nuovo atterrare/abitare dell’umano sul pianeta Terra, le metafore ambientali e volumetriche della computazione si sono ampliate negli ultimi decenni. Così, l’orientamento spaziale e volumetrico delle tecnologie digitali e di rete si sta imponendo nel linguaggio tecnico tanto quanto nella strategia economica. Per affrontare criticità architetturali come la riservatezza, la latenza, la sicurezza, la connettività, l’efficienza la computazione si è venuta stratificando e nominando nel tempo secondo layer sovrapposti e interconnessi dai termini evocativi. ‘Cloud computing’, ‘fog computing’, ‘edge computing’ mappano, oggi, figurativamente e tecnicamente i dove della computazione, le sue locazioni. Calcoliamo e programmiamo sulla nuvola, nella nebbia o al margine del mondo. C’è dunque una topologia e molte topologie della computazione, una geografia e anzi più geografie del processare l’informazione, una e molteplici spazialità materiali e virtuali per (in)formare il mondo. Tuttavia, queste ‘collocazioni’ della computazione sono anche e soprattutto ‘configurazioni’ della computazione. Così, dobbiamo riconoscere che nuvole, nebbie e nodi non sono tanto luoghi della computazione, quanto soprattutto modi della computazione. Ma direi di più: ancor più radicalmente, incarnano proprio nuovi modi d’essere del mondo. Dalla nuvolo-natività delle applicazioni passando per i livelli intermedi dei fog gateway fino ai nodi di edge disseminati e impiantati nel terreno, la computazione materialmente si immonda e si fa stratificazione geo-logica. Da ultimo e più filosoficamente questa computazione che si immonda diviene mondo, si fa mondo. E’ il farsi mondo della macchina” (Accoto 2022, Il mondo in sintesi, postilla)

Trust e Computazione (Accoto 2022)

“Credo sia urgente discutere anche filosoficamente di metastabilità del codice e quindi delle sue fallibilità (interne), delle sue vulnerabilità (esterne), delle sue osservabilità (distribuite) e delle sue mutabilità (storiche) native. Se la programmazione rappresenta la nostra civiltà con una sua nuova scrittura, dobbiamo essere consapevoli che è una scrittura che, in ogni istante, rischia l’essere del mondo. E, in effetti, il mondo è oggi la superficie (e l’abisso) dell’attacco. Tra fallimenti e intrusioni, tra attacchi e accidenti, tra emergenze e contingenze, se, dunque, non esiste alcuna programmazione che possa farsi sicura e possa dirsi al sicuro, che cosa rappresenta filosoficamente questa insicurezza ontologica? Tra chaos engineering e honey pot, tra cyberguerra e cyberpace, il tema del trust nella computazione diventa sempre più centrale e di ampio raggio nella nostra società ed economia. Dalla costruzione di una trustworthy AI all’implementazione del trustless protol della blockchain, dalla pratica della zero trust security in cybersicurezza al monito del trust-no-one per i media sintetici e deep fake, la civiltà digitale è chiamata oggi a immaginare filosoficamente e a costruire ingegneristicamente nuovi contratti sociotecnici fiduciari. La fiducia computazionale, dunque, è uno dei temi rilevanti nella trasformazione digitale del nostro presente. Potremmo anche azzardare che, per la società, è il tema chiave. Al di là dell’esplicabilità dell’intelligenza artificiale, della disintermediazione con la blockchain, della protezione nella sicurezza informatica, della virtualità di umani digitali e delle esperienze estese dentro i metaversi, c’è la questione primaria e fondativa della fiducia nella computazione. Un pò paradossalmente, la cibernetica nata come scienza ultima del controllo ha finito per produrre nuove incertezze che la società è chiamata oggi ad affrontare con coraggio e cautela al contempo. Per questo abbiamo bisogno anche di fare innovazione culturale non solo regolazione istituzionale” (Accoto 2022)

Metaversi: soggetti, agenti, identità, profili (Accoto 2022)


“Lavorare sui metaversi significa anche lavorare con profondità sui concetti di identità personale e sociale scavando nelle trasformazioni profonde che le nuove tecnologie producono nella costruzione, narrazione e attivazione del sé. Di fatto, i metaversi sono il nuovo laboratorio delle identità, delle agentività e delle im/possibilità identitarie (almeno quelle che si pretendono tali). In forme che non abbiamo conosciuto ed esperito prima. Per questo, occorre riuscire quanto prima a tornare (non acriticamente) sui nostri concetti tradizionali di soggettività e agentività per includere logiche, strutture, morfosi e dinamiche di soggettivazione, di identificazione, di agentificazione, di autentificazione, di profilazione nuove. Ragionando filosoficamente e ingegneristicamente di identità e di autenticità, di vite e di rappresentazioni del sé, ma oggi sempre più anche di wallet e di account, di avatar e di agenti, di profili e di persone (umane e oltreumane, naturali e sintetiche, videografiche e crittografiche, centralizzate, federate e/o distribuite, invisibili tanto quanto manifeste e influenti). Un primo passaggio da cui prendono le mosse Moeller e D’Ambrosio  -richiamando anche testi classici come quelli dell’antropologa Margaret Mead e del sociologo Erving Goffman-, è il passaggio epocale recente “dall’identità alla profilicità”. Una svolta tecnologica sospinta ulteriormente dall’adozione dei social media e, direi, accelerata in ultimo dall’attuale sperimentazione innescata dalle realtà estese e dai metaversi. Una revisione caotica e generativa quanto arrischiata e gravida di conseguenze attese e meno. Le sperimentazioni di brand e imprese nel metaverso non potranno eludere una riflessione strategica su questi orizzonti. Con una battuta, direi, la prolificità della profilicità” (Accoto 2022

Così concludono il loro saggio Moeller e D’Ambrosio: “Sincerity demands commitment to roles. The outside is real, and the inside must back it up honestly, otherwise it is considered a dishonest fake. Authenticity demands the pursuit of originality. The inside is real, and the outside must be an accurate representation of it, otherwise it is considered a hypocritical facade. Profilicity demands the curation of profiles. The outside is real, and the inside must be truly invested in it, otherwise it is considered a deceptive fraud. Everyone is genuinely pretending. Every mode of identity makes us experience selfhood, but none really matches up all the incongruent dimensions of human life. To realize that we are genuine pretenders opens up a critical awareness of our contingencies. It eases identity” (You and Your Profile, p. 253)

[intervista] live questo sabato mattina in radio

[intervista] live questo sabato mattina su radio RTL 102.5 per presentare agli ascoltatori e alle ascoltatrici l’uncanny valley della simulazione computazionale raccontata ne Il mondo in sintesi Felice e grazie per l’invito, l’interesse e l’apprezzamento! Ora anche in podcast audio e video sul sito della radio