A Philtech Manifesto (Accoto 2018, v.2)

A PHILTECH MANIFESTO

Cosimo Accoto


Digitale, artificiale, sintetico. In una parola, programmabile. Il mondo si è avviato ad una trasformazione profonda e irreversibile delle proprie fondamenta ontologiche ed ontogenetiche. Una trasformazione che si comincia a percepire come molto “agita” ma, al contempo e con preoccupazione, anche poco “pensata”. Eppure, siamo ad un momento di passaggio epocale nella storia della specie umana. Un passaggio che rimane, ad oggi, sostanzialmente sottaciuto e confinato di norma nelle pratiche e nelle ricerche degli specialisti e degli esperti.

Scienze e tecnologie di notevole portata e impatto ambientale e sociale (quali, ad esempio, la computazione quantistica, la biologia sintetica, l’intelligenza artificiale, la nanotecnologia molecolare, la crittografia monetaria, la robotica sociale) stanno lasciando i laboratori di progettazione e sperimentazione –in certa misura finora controllati e circoscritti- per essere diffuse, in maniera sempre più ampia, su scala planetaria. Tutto questo trasferimento sta accadendo, oggi, con poca attenzione specifica e nessuna consapevolezza sistemica da parte della collettività.

A fronte di questa nuova spinta tecnologica accelerata, credo sia sempre più indifferibile la costruzione e l’attivazione di un rinnovato pensiero filosofico all’altezza delle sfide scientifiche e tecnologiche a venire. Un pensiero speculativo e prospettico, aperto ma attento, capace di studiare e accompagnare, con la necessaria densità teorica, questa nuova fase dell’antropocene. È ora il tempo, dunque, di immaginare un manifesto “philtech” che renda pubblico e renda urgente il nostro bisogno collettivo di tornare a pensare filosoficamente la tecnologia.

A questo sforzo di pensiero, solleciteremo tutti i domini disciplinari coinvolti, ma soprattutto quelli (e sarà necessario forse inventarne anche di nuovi) che potranno aiutarci a leggere e guidare -con più consapevolezza- gli orizzonti sociotecnologici emergenti, orizzonti dalle straordinarie opportunità di costruire un mondo migliore, ma anche dalle reali vulnerabilità nell’amplificare o creare nuove diseguaglianze. Antropologia, storia, sociologia, giurisprudenza, economia, psicologia, arte e scienza politica e altre ancora. Sarà un percorso lungo e difficile dentro una complessità crescente.

Per questo, credo sia bene incamminarsi quanto prima (…)

Maggio 2018

In Data Time and Tide (Accoto, 2018, Bocconi University Press, forthcoming)

Sono felice di anticipare la copertina della traduzione inglese del mio saggio, Il Mondo Dato. Una versione aggiornata ed arricchita, fortemente voluta e personalmente tradotta da Derrick De Kerckhove che ringrazio qui enormemente anche per la preziosa postfazione. L’editore è Bocconi University Press (BUP), la collana in lingua di Egea, a cui va la mia gratitudine per la fiducia e la stima accordate. L’uscita internazionale è prevista per il prossimo ottobre in formato cartaceo e digitale. Un grazie, infine, a tutti coloro che, in questi mesi, hanno letto e sostenuto in vario modo il libro!

Platform Thinking & Service-Dominant Logic

Uscirà a fine 2018, The Handbook of Service-Dominant Logic (2018, 700 pagine) il nuovo volume dedicato alle teorie di Vargo e Lusch sulle dinamiche delle economie service-dominant. Spesso confusa con l’economia dei servizi (che, in molti casi, è ancora economia di prodotti), la prospettiva della “service-dominant logic” rappresenta un passaggio di paradigma concettuale e strategico che le imprese faticano a fare e che, invece, è sempre più urgente. Anche e soprattutto, nella prospettiva di avviare una “platform transformation”. L’impiego e la persistenza di concetti come quelli di fornitore e catena distributiva, di esperienza del consumatore, di creazione e delivery di valore, di prodotto verso servizio rivelano l’incapacità delle imprese di superare effettivamente la vecchia (ancora presente) logica “goods-dominant”. Di più: nella mia esperienza, molte imprese immaginano di trasformarsi in piattaforme (o “platfirm” come le ho ridefinite con un neologismo) senza capire che è necessario affrontare prima una profonda trasformazione nel lessico operativo tanto quanto nel pensiero strategico. Non aiutano, neppure, le riflessioni recenti degli analisti che continuano a parlare, a proposito dei business a piattaforma, di modelli per “connettere i consumatori”. Per citare alcune di queste dimensioni: non utenti o produttori o fornitori, ma tutti “beneficiari di servizio” (beneficiaries); non mera esperienza del consumatore, ma “integrazione di risorse” (resources integration); non delivery a valle del valore prodotto in azienda, ma “cocreazione di valore” contestuale ed emergente tra le parti, nello scambio e nell’uso (value cocreation); non dinamiche di mercati e competitors, ma “ecosistemi di servizio” (service ecosystems) allargati anche alle dimensioni socio-istituzionali; non semplici interazioni e transazioni in piattaforma, ma “scambio di servizio” (service exchange) dinamico tra beneficiari. Occorre cominciare a scardinare i limiti del nostro linguaggio (che come scriveva Wittgenstein sono conseguentemente i limiti del nostro mondo). E della possibilità di immaginare il nuovo. In attesa nel nuovo libro, si possono leggere i libri fondativi precedenti o le presentazioni scaricabili sul sito della service-dominant logic (sito)

Smart contract o dell’installare la legge (Accoto 2018)

“Codice che istanzia logiche di business in una rete decentralizzata. Questo il senso di quello che si definisce, più comunemente, ‘smart contract’. Concetto (e artefatto computazionale) divenuto popolare di recente in ragione della progressiva diffusione della rete blockchain Turing-complete di Ethereum. Rete che, attraverso protocolli e linguaggi specifici, consente per l’appunto di codificare ed eseguire i cosiddetti ‘contratti intelligenti’. A fronte dell’interesse crescente di aziende e mercati per questo strumento digitale, può essere utile dar conto -sia pure in breve- di questo codice che incarna logiche di business dentro i nuovi criptosistemi. Strumento a cui si accompagnano significative e reali potenzialità, ma anche altrettanto rilevanti e provate vulnerabilità. L’idea di una logica di business programmabile attraverso un contratto intelligente si deve a Nick Szabo (informatico e crittografo statunitense) che nel 1996 pubblica un articolo fondativo: “Smart Contracts: Building Blocks for Digital Markets”. Nell’articolo, ripreso e commentato poi in altri contributi successivi, Szabo presenta e argomenta la sua prospettiva di voler adeguare la logica e la pratica commerciale (mercantile, ma anche istituzionale) della scrittura cartacea di contratti alle possibilità offerte dalla tecnologia digitale di rete (continua qui)

Prediction Machines: Economics of AI

“When prediction is cheap, there will be more prediction and more complements to prediction. These two simple economic forces drive the new opportunities that prediction machines create. At low levels, a prediction machine can relieve humans of predictive tasks and so save on costs. As the machine cranks up, prediction can change and improve decision-making quality. But at some point, a prediction machine may become so accurate and reliable that it changes how an organization does things. Some AIs will affect the economics of a business so dramatically that they will no longer be used to simply enhance productivity in executing against the strategy; they will change the strategy itself.” (Ajay Agrawal, Joshua Gans, and Avi Goldfarb. “Prediction Machines: The Simple Economics of Artificial Intelligence”, 2018)

 

Nakamotopie e consenso decentralizzato (Accoto 2018)

[…] Il consenso è un’astrazione fondamentale nella storia della computazione decentralizzata fault-tolerant, un’astrazione tornata nuovamente al centro della discussione tecnologica, istituzionale e di business in relazione all’innovazione dei registri distribuiti avviata dalla blockchain di Bitcoin. Nel disegno di questa fiducia (trust design) automatizzata istanziata dalla tecnologia blockchain, i modelli e le meccaniche della consensualità vengono concretizzati in modalità anche fortemente differenziate tra di loro. Dal cosiddetto “consenso di Nakamoto” implementato dalla blockchain permissionless e aperta di Bitcoin alle diverse forme di consenso immaginate per le cd. blockchain permissioned si stanno oggi sperimentando modelli innovativi di consenso. Permissioned significa in questo contesto che l’insieme dei nodi tra i quali occorre raggiungere il consenso è -by design- finito e noto; nel caso, invece, delle reti permissionless l’insieme dei nodi è potenzialmente infinito e per scelta architetturale non conosciuto e non necessariamente benevolo. Pur non essendo univocamente formalizzato, il consenso di Nakamoto presenta effettivi elementi di novità rispetto alle meccaniche di consenso di altre soluzioni per reti decentralizzate resistenti e protette (byzantine fault-tolerant) … continua qui