AI: estensione di senso o estinzione di senso? (Accoto 2023)

Per stemperare le tensioni sui paventati rischi esistenziali dell’AI per l’umanità, è utile concedersi in alternativa uno sguardo esoplanetario. Tre testi illuminanti che raccontano delle nostre estroflessioni fisiche e filosofiche nello spazio cosmico … che da ultimo si rivelano essere, anche e soprattutto, delle introspezioni nella natura umana. Che è, dovremmo saperlo, nativamente e ininterrottamente sempre avventata nel produrre le condizioni della sua abitabilità, nel suo terraformare i pianeti, Terra compresa. Siamo una specie che rischia senza fine l’essere dei (suoi) mondi (Accoto 2023). Buona lettura 😉

< … Now that we know there are at least as many exoplanets as stars, we can put our planet in a larger context. The conclusion: Earth is not the best of all possible worlds. Life did not start in naturalist Charles Darwin’s “warm little pond.” It probably began in the darkness and crushing pressure of a hydrothermal vent. Early humans did not aggregate in the balmy tropics. They roamed the arid expanses of Africa’s deserts, and hunted near the glaciers and on the tundra of the last Ice Age. Life is tenacious and has gripped this planet like a fever for four billion years. Life is adaptable and has radiated into almost every conceivable environmental niche. The universe contains an immense number of exoplanets. These worlds without end are of interest to planetary scientists and geologists, but that is not our main concern. We are fixed on their potential to host biology. We are curious whether the experiment that began on Earth soon after its formation has been replicated anywhere else. For if we live in a biological universe, it’s a universe much more fascinating than one completely described by the laws of physics. The universe becomes a place of almost infinite possibilities—a place where we might one day make another home or find companionship on him …> (Worlds Without End, 2023)

ps. per quanto concerne il nostro pianeta e l’AI, invece, potete leggere il mio ultimo post su “Il Pianeta Latente” che parla di “provocazione” e non di “estinzione”
https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7066664272956637184/

“Tra λόγος e ἔργον: l’AI come provocazione di senso” (Accoto 2023)

“C’è un modo filosoficamente digiuno e politicamente ingenuo di guardare all’intelligenza artificiale. È quello strumentale (si tratta solo tecnologia), dicotomico (noi umani vs le macchine), antropocentrato (tenere l’umano nel loop e in controllo), allineante (rispetto dei valori umani) e dominante (all’umano spettano le decisioni) di un certo umanesimo. Si accompagna sovente anche ad una facile e consolante <deriva anestetica dell’etica> (Accoto). E ce n’è, invece, uno più filosoficamente educato e planetariamente avvertito che interpreta in maniera complessa e sofisticata il passaggio epocale di cui stiamo facendo esperienza. Un umanesimo quest’ultimo capace di cogliere lo statuto di provocazione culturale e intellettuale dell’AI nella lunga durata della civilizzazione umana. L’arrivo della cosiddetta intelligenza artificiale sembra aver nuovamente risvegliato, allora, una supponenza umanocentrata. Almeno secondo due prospettive. Una prima tendenza incarna un umanesimo impaurito o arrabbiato. La seconda è, per converso, superficialmente entusiasta e tecnicamente galvanizzata. Quello timoroso o infuriato, a seconda dei casi, è un umanesimo che di fatto si ripiega su di sé (teso com’è a ricercare la sua essenza distintiva unicizzante e ad aggrapparsi a quella per cercare di preservare un nucleo eccezionale fondativo dagli attacchi della tecnica). Quello acclamante ed eccitato è viceversa un umanesimo in molti casi vittima in/consapevole dei propri antropomorfismi e sociomorfismi. Si limita, cioè, a leggere l’AI come rispecchiamento e/o simulazione delle proprie capacità o, meglio, di quello che si pensa essere il modo dell’umano di percepire, osservare, conoscere, agire il mondo. Entrambe queste prospettive sono deboli e ingenue, pregiudizievoli e limitate e di parte. C’è però un modo più profondo di leggere il momento attuale. E’ quello dell’occhio lungo dell’evoluzione culturale e cognitiva dell’intelligenza planetaria. L’intelligenza artificiale non è mai ‘in sé’ e ‘per sé’ (puro artefatto strumentale), ma sempre ‘con altri’ (è sistema sociotecnico) e ‘per altri’ (è costruzione sociomorfica). Ed è insieme λόγος e ἔργον: evoca, dunque, nuove cognizioni del mondo e nuove divisioni del lavoro. Per questo altro percorso filosoficamente più maturo e consapevole, con la cosiddetta AI non siamo di fronte solo a nuovi problemi tecnologici, ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate provocazioni culturali e nuovi paradossi. E, se i problemi tecnici richiedono una soluzione ingegneristica, le provocazioni intellettuali ci sollecitano piuttosto all’innovazione culturale. Non saranno sufficienti educazione digitale, consapevolezza intellettuale, guida etica e regolazione giuridica. Avremo bisogno anche e soprattutto di (fare) innovazione culturale. Di questa le imprese e le istituzioni hanno un urgente bisogno per incamminarsi, abitare e prosperare con mindset rinnovati in queste arrischiate, nuove uncanny valley” (Accoto 2023).

Il mondo dato (Accoto, cover restyling)

Mi dicono che è stato realizzato un restyling della copertina de “Il mondo dato”, il primo volume della mia trilogia che si chiude con “Il mondo in sintesi” (e con in mezzo “Il mondo ex machina”). Filosofia della programmazione, filosofia dell’automazione, filosofia della simulazione: la saga delle tre terraformazioni. Per prepararsi al meglio al futuro, se non l’avete letto, è l’occasione e ora anche con una cover rivisitata

“L’era dell’iperautomazione” (Accoto 2023)

[articolo] Oggi un mio intervento su HBR Italia. Un grazie al direttore Enrico Sassoon per l’interesse e l’ospitalità. Buona lettura. Qui l’incipit >

“Benvenuti nell’era dell’iperautomazione. L’automazione è oggi al centro di un’evoluzione profonda e pervasiva delle interazioni sociali e delle dinamiche economiche planetarie. Mira a conquistare e consolidare questa dominanza incarnandosi in forme sempre più fondative e sorprendenti dentro la storia della civilizzazione umana e dei suoi modi di produzione. Questa fase contemporanea di competizione strategica e di business experimentation abilitata dall’automazione ha caratteristiche nuove e distintive al punto che è stata anche riqualificata come “iperautomazione” (Wilson e Tyson, 2023). Per questo si vengono anche moltiplicando e diffondendo – sia pur con declinazioni varie, ma prossime di senso – espressioni come machine economy, agent economy, autonomous economy, artificial economy, solo per citare quelle più note. Dentro a questo passaggio dell’economia all’iperautomazione, oltre alla …” (Accoto 2023)

(continua qui sotto al link >> sito di HBR)

https://www.hbritalia.it/blog/2023/05/16/news/ia-generativa-linguaggi-immagini-attivita-15548/ 

“The Latent Planet. Three Studies on Generative AI: Texts, Textures, Tasks” (Accoto 2023)

Dopo la versione italiana e quella latinoamericana, è in preparazione anche la traduzione inglese con il titolo “The Latent Planet. Three Studies on Generative AI: Texts, Textures, Tasks” (Accoto 2023, draft). Grazie sempre per l’interesse, la lettura e l’apprezzamento di queste ore!

ps. La versione italiana aggiornata e in progress di “La Potenza della Latenza” la trovate qui >

“La Potenza della Latenza. Tre Studi sull’AI Generativa” (Accoto 2023, v.4).

Considerato il grande interesse che ha suscitato in rete e la rilevanza odierna del tema, ripropongo in una nuova versione (draft v.4, maggio 2023) leggermente integrata e ampliata con altri materiali, la mia raccolta di scritti sulla GenAI (usciti in una prima stesura su EconomyUp). Un grazie a tutti e tutte coloro che hanno apprezzato (ne sono felice) e commentato la prima stesura. Un lavoro in progress che spero sia utile a rendere il dibattito su questi temi più denso, consapevole e aperto possibile. Per chi non l’avesse letto o volesse rileggerlo, buona lettura …

“Il prompt engineering è una forma immanente di chaos engineering” (Accoto 2023)

<< In ultima istanza, il prompt engineering è una forma immanente di chaos engineering (e una ‘catastrofe crossentropica’ -antropomorficamente nota come ‘allucinazione’- un sorprendente e illuminante POF) >> (Accoto 2023)

<< Ultimately, prompt engineering is an immanent form of chaos engineering (and a ‘crossentropic catastrophe’ -anthropomorphically known as ‘hallucination’- a surprising and meaningful POF) >> (Accoto 2023)

Dall’archivio all’oracolo (Accoto 2023)

A quattro anni di distanza da “Prediction Machines” (HBR, 2018), i tre autori tornano con un nuovo saggio “Power and Prediction” (HBR, 2022) centrato sulla questione sempre più strategica della relazione tra economia della predizione, nuove competenze di decision-making e strategie di competizione nel business. Con un’attenta investigazione economica di cosa accade quando le capacità predittive scardinano e riconfigurano processi decisionali e poteri decisionali dalla medicina alla manifattura, dall’intrattenimento alla mobilità, dal banking all’insurance e del rischio più in generale (“The Age of Prediction”, 2023 forthcoming; “Gradient Expectations”, 2023 forthcoming). Se nella prima fase di sviluppo dell’AI abbiamo visto l’applicazione in settori e soluzioni verticali (senza necessità di ridisegnare architetture e flussi industriali), con la seconda fase di penetrazione dell’AI nel tessuto economico e sociale, dicono gli autori, si può immaginare una riconfigurazione molto più radicale di modelli, strutture, pratiche. Raccontano, con un parallelismo dalla storia economica, cosa è accaduto per le due wave dell’introduzione dell’elettricità nel sistema di fabbrica: la prima ondata si è focalizzata sulla riduzione del costo nelle fonti energetiche, la seconda ha completamente ridisegnato architetture fisiche, catene produttive, forme organizzative. Così immaginano sarà per la rivoluzione dell’AI predittiva. Nella prima rivoluzione macchina e energia sono state sdoppiate, nella seconda previsione e decisione. Ma non è solo un disaccoppiamento tra prediction e judgment, dicono. È, più profondamente, anche uno spostamento ecosistemico di potere e di agenti, di modi e luoghi di esercizio del decidere via via che svilupperemo non solo “soluzioni”, ma “sistemi” di AI. Questo passaggio -come lo definisco- dalla società dell’archivio alla società dell’oracolo sarà un passaggio epocale ricco di opportunità e incognite. Perchè un mondo a feedforward (non solo a feedback), perchè l’era dell’oracolo? Perché come umani non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo del presente, ma anche di gestire l’incertezza informativa sul futuro. Non vogliamo ammalarci (medicina predittiva), non vogliamo trovare traffico in strada (mobilità allertativa), non vogliamo che si rompa il macchinario in fabbrica (manutenzione preventiva), non vogliamo perder tempo a scegliere il prossimo film da vedere dal catalogo (medialità raccomandativa), non vogliamo essere sorpresi da attacchi informatici (cybersicurezza adescativa) e così via. Vivremo in un tempo costantemente anticipato anche inavvertitamente: dal real-time al near-time. Le architetture planetarie sensitive, connettive, cognitive, simulative e attuative (tra codice, sensori, dati, algoritmi, protocolli e simulazioni) creeranno una nuova economia e un business a feedforward. Comprenderla al meglio è un compito culturale e strategico cruciale oggi per imprese e mercati (Accoto 2023)