New Humans, New Loops (Accoto 2026)

Uno scatto dal mio intervento di apertura a X Digital 2026, l’evento annuale promosso e organizzato da Talea Consulting.

< New Humans, New Loops > il titolo del mio contributo alla giornata con la partecipazione attenta e affollata di imprese, imprenditori, manager e professionisti impegnati a valorizzare le rivoluzioni dell’automazione robotica e dell’intelligenza artificiale. Abbiamo esplorato insieme visioni, analisi e strategie e concretizzato con casi ed esperienze reali l’impatto economico e industriale dell’introduzione e adozione dell’AI in azienda.

Ho chiuso con tre orizzonti strategici da coltivare attivamente per non essere ‘lost in the loop’:

  • Superare la visione strumentale delle ingegnerie dell’AI per esplorare quella istituzionale e organizzativa (da general-purpose a institutional tech)
  • Individuare leve competitive a partire da vincoli e sistemi, non solo da strumenti e competenze: risignificare, non solo riqualificare (re-cast, non solo re-skill)
  • Potenziare il capitale umano a partire dai loop emergenti per creare valore attraverso nuove scarsità, nuove gestioni del rischio e nuove coordinazioni (human e more-than-human)

grazie per l’invito e per l’apprezzamento!

(photo credits: Talea Consulting)

Machine economy & commerce (Accoto 2026, NetcommForum)

A Milano oggi in apertura della plenaria di Netcomm Forum 2026, due scatti dal mio speech intitolato: Da general-purpose a institutional technologies: disegno, governo e valore delle nuove ingegnerie istituenti (Accoto 2026). Grazie per l’invito caloroso al Presidente Roberto Liscia, per l’organizzazione a TIG The Innovation Group e per gli apprezzamenti finali a quanti e quante hanno partecipato con grande interesse e attenzione!

<< … sarà necessario che il nostro pensare intorno alle nuove ingegnerie (dalle intelligenze artificiali alle reti decentralizzate ai protocolli quantistici) evolva oltre la dimensione “strumentale” -con cui ingenuamente molti le analizzano ancora- per andare verso una loro interpretazione più “strutturale” e finanche “istituzionale”. È strategico cominciare a pensare, ad esempio, ai modelli linguistici su larga scala o ai registri decentralizzati a consenso crittografico o ancora alle reti di quantum communication non come mere strumentalità tecnologiche (dagli algoritmi di back-propagation ai protocolli di zero-knowledge proof ai dispositivi sim-to-real/real-to-sim e altro ancora) alla base di “soluzioni” e “sistemi”, ma come emergenti forme di “istituzioni” socio-economiche. E cioè potenziali (certamente anche arrischiate) istituzionalità più-che-umane che si affiancheranno e si incroceranno (e col tempo anche in competizione direi) con altre, diverse e più antiche istituzioni come le imprese, i mercati, le burocrazie, gli stati. Esploreremo insieme l’orizzonte tecnologico per cogliere speculativamente questa sorprendente capacità “istituente” della tecnica … >> (Accoto 2026)

Intelligenza artificiale e capitale umano (Accoto 2026)

Uno scatto dal mio intervento (Intelligenza artificiale e capitale umano) in Deloitte ieri (Auditorium Leonardo da Vinci, Milano) in occasione della presentazione del rapporto “Global Human Capital Trends 2026 – Oltre l’AI: il fattore umano come vero vantaggio competitivo”.

Si tratta dello studio annuale di Deloitte con analisi e approfondimenti sul cambiamento strategico connesso all’adozione dell’AI per competenze manageriali, culture d’impresa e modelli organizzativi. Lo potete scaricare liberamente dal sito di Deloitte.

Un grazie a Deloitte per l’invito, a Matteo Zanza e Stefano Besana per l’organizzazione e la cura della mattinata ricca di insight e testimonianze cruciali per il mondo HR chiamato a valorizzare gli orizzonti istituenti delle nuove ingegnerie e quelli organizzativi delle future imprese.

Grazie di nuovo!

<< … sarà necessario che il nostro pensare intorno alle nuove ingegnerie (dalle intelligenze artificiali alle reti decentralizzate ai protocolli quantistici) evolva oltre la dimensione “strumentale” -con cui ingenuamente molti le analizzano ancora- per andare verso una loro interpretazione più “strutturale” e finanche “istituzionale”. È strategico cominciare a pensare, ad esempio, ai modelli linguistici su larga scala o ai registri decentralizzati a consenso crittografico o ancora alle reti di quantum communication non come mere strumentalità tecnologiche (dagli algoritmi di back-propagation ai protocolli di zero-knowledge proof ai dispositivi sim-to-real/real-to-sim e altro ancora) alla base di “soluzioni” e “sistemi”, ma come emergenti forme di “istituzioni” socio-economiche. E cioè potenziali (certamente anche arrischiate) istituzionalità più-che-umane che si affiancheranno e si incroceranno (e col tempo anche in competizione direi) con altre, diverse e più antiche istituzioni come le imprese, i mercati, le burocrazie, gli stati. Esploreremo insieme l’orizzonte tecnologico per cogliere speculativamente questa sorprendente capacità “istituente” della tecnica … >> (Accoto 2026)

Dal mar-tech al mar-mach: il marketing alle macchine (Accoto 2026)

Uno scatto dal mio intervento in Triennale in occasione delle celebrazioni dei cento anni di Rai Pubblicità. “Marche, mercati e macchine nel secolo venturo” è il titolo che ho scelto per questa mia esplorazione filosofica arrischiata nel mondo della comunicazione, dell’advertising e delle audience, del marketing nell’era dell’intelligenza artificiale.

Abbiamo approfondito questa nuova era inflattiva mediale, l’erosione dell’AI dei tre paradigmi classici (attenzione, intenzione, interazione), il passaggio dal mar-tech al mar-mach, il business del feedforward oltre la search, la collisione tra brand e algoritmi, l’evoluzione dalla customizzazione all’agentificazione e molto altro ancora.

Un grazie a Luca Poggi per l’avvio incisivo dei lavori, ad Andrea Cornelli per la moderazione del tavolo e a Silvia Calandrelli per il discorso alto di chiusura. Un grazie al panel delle agenzie che hanno raccontato orizzonti e prospettive arricchendo di spunti ed esperienze il workshop. E, naturalmente, un grazie ai e alle partecipanti per le presenze e per gli apprezzamenti finali. Infine, un ringraziamento a Marco Robbiati per l’amicizia che ci lega e per la stima che è reciproca.

Ho concluso con una domanda lasciata all’intelligenza umana della platea tutta: siamo pronti per i prossimi cento anni?

Il Mondo Dato e The Stack (Accoto 2026)

L’ultimo capitolo del primo volume della mia trilogia (Il Mondo Dato, uscito a gennaio 2017) era dedicato a The Stack, il saggio filosofico di Benjamin Bratton uscito pochi mesi prima nel 2016. Proprio in questi giorni sono in corso le celebrazioni e la ripubblicazione con nuova prefazione per festeggiare il suo decennale.

Appena uscito negli Usa ne avevo intuito la portata speculativa e filosofica e lo avevo letto avidamente pur non essendo un testo facile né breve. Complesso e voluminoso, sentivo che fosse importante farlo conoscere in Italia almeno in una sintesi leggibile che ne stimolasse poi la lettura completa in lingua orginale. Il successo planetario seguente e le molte traduzioni in lingua seguite (ma non ancora in italiano, credo, sic!) testimoniano della giustezza di quella mia intuizione.

Così, dunque, avviavo quel capitolo: < Software e sovranità è proprio il sottotitolo evocativo che Benjamin Bratton ha voluto dare al suo saggio The Stack. In questo volume denso e corposo, il teorico digitale americano analizza, in maniera visionaria e critica, l’impatto emergente di una computazione che governa oggi sempre più su scala planetaria. Computazione che non è solo una questione di codice, dati, sensori, architetture, macchine intelligenti, ma che si allarga a comprendere e ridisegnare questioni geo-filosofiche, geo-politiche, geo-giurisdizionali e geo-economiche in un mondo divenuto programmabile. Una computazione che, a suo avviso, ha dato vita a una «megastruttura accidentale» (denominata proprio «the Stack», che tradurremo in italiano come «la pila») che agisce su livelli e con dimensioni molteplici, modulando e riscrivendo le logiche, le dinamiche e le pratiche di una sovranità in cui il software gioca un ruolo chiave: sovranità del sé o individuali, ma anche e insieme sovranità sociali, economiche, culturali e politiche … (Accoto, Il mondo dato, p. 106)

E continuavo il capitolo descrivendo gli strati dello stack (Earth, Cloud, City, Address, Interface, User) … A dieci anni di distanza, sono felice di aver esplorato, insieme ai lettori e alle lettrici del mondo dato, quelle visioni anticipatrici di Bratton.

Agentic stack: dai modelli ai mercati (Accoto 2026)

“Sempre più si avverte la necessità di scalare concettualmente e strategicamente l’evoluzione ingegneristica degli agenti autonomi. Le imprese che stanno oggi lavorando a implementare logiche e processi agentivi dentro le organizzazioni e nelle dinamiche di business cominciano a comprendere che la vera sfida è passare dal training dei modelli al disegno dei mercati.

Lo si vede chiaramente nell’implementazione di sistemi agentici quando si passa dal focus sulla capacità del modello in sé alle complessità dell’assemblaggio infrastrutturale (chiamate, flussi, loop, risorse) che lo deve evocare e istanziare performativamente. E tuttavia questo passaggio dai “modelli” ai “mercati” richiederà uno sforzo di innovazione culturale prima che economica, un cambio radicale dei paradigmi con cui abbiamo letto e agito la dimensione organizzativa e produttiva del vecchio capitalismo industriale.

Una messa in questione di principi e pratiche che ci hanno accompagnato per molto tempo e fin qui e che risultano sempre meno adeguati per affrontare l’eveniente. Passare dal concetto di “homo economicus” a quello di “machina economica”, dall’idea della “mano invisibile” a quella del “mercato autonomo”, dal paradigma dell’“impresa post-industriale” a quello dell’“organizzazione post-umana” richiederà di scardinare significati e strategie.

Catallassi, simpoiesi e prolessi che incrociano market design, service logic e scale thinking. E poi agency theory che incrocia game theory e institutional theory. Sono solo alcune delle chiavi ermeneutiche con cui leggere l’emergente economia agentiva per andare oltre i sistemi multi-agente verso i mercati multi-agente. Di quanta e quale nuova teoria (nuove teorie) avremo bisogno per navigare e prosperare nella complessità dei tempi e dei business che verranno?

Fare innovazione culturale e strategica richiede di evocare e interrogare con radicalità pensieri e progetti che lavorano sull’orizzonte ingegneristico ed economico in divenire. Frequentando i laboratori sulla frontiera e le sperimentazioni in corso, si può riuscire a cogliere questo “pensare altrimenti” fatto di nuovi concetti, modelli e strategie di gestione della complessità e di cocreazione del valore.

Dobbiamo però attrezzarci filosoficamente …” (Accoto 2026)

Dall’ingegneria all’economia degli agenti autonomi (Accoto 2026)

Cosa accade – e come – quando passiamo dalla finzione dell’homo economicus’ alla simulazione della ‘machina economica’. E dalla mano invisibile ai mercati autonomi, dalle imprese post-industriali alle organizzazioni post-umane? Quando l’economia modellata nella macchina diviene economia istanziata dalla macchina? Quali i nuovi mindset e framework di una management science more-than-human che oscilla tra un’agency theory filosofico-ingeneristica e un’agency theory filosofico-economica? Dai linguaggi ai mercati, con quali nuove (non)intelligenze? (Accoto 2026) …

A chi spetta l’ultima parola? (Accoto 2026, Step)

Qui il mio intervento integrale (1 ora) per il seminario organizzato le scorse settimane da STEP (lo spazio d’innovazione inspired by Fastweb + Vodafone a Milano).

Lo potete rivedere al link … https://www.steptothefuture.it/it/agenda/chi-spetta-lultima-parola-tra-umani-e-macchine

[Abstract] “Stiamo sviluppando tecnologie ‘estensive’ dell’umano o ‘astensive’ dell’umano? Dai linguaggi artificiali alle immagini sintetiche fino agli agenti autonomi, l’umano e la sua centralità sembrano essere nuovamente sotto attacco dopo le pregresse ferite narcisistiche inferte da cosmologia, biologia e psicologia. Le sue prerogative (linguaggio, visione, azione) si erodono oggi a favore delle macchine e dell’ingegneria dell’intelligenza artificiale? Così è per l’ultima parola, l’occhio assente e l’atto osceno: le tre ultime provocazioni della tecnica. Dislocato rispetto alle antiche centralità che si era disegnato nel tempo, l’umano torna allora a interrogarsi sul suo orizzonte e sul suo destino delegante. A partire dalla domanda esistenziale dei nostri tempi: dunque, a chi spetta l’ultima parola tra umani e macchine?” (Accoto 2026)

Back in Boston (Accoto 2026)

Back to MIT (Boston) – sono rientrato al campus da questa settimana per riprendere le mie esplorazioni filosofiche affiliate e arrischiate sulle frontiere tecnologiche. Nuovi progetti, incontri e pensieri (e libri) tra filosofia e ingegneria.

Sintetizzo qui, con l’occasione, le mie linee di studio per i prossimi mesi. Questi percorsi nascono all’incrocio di personali interessi teoretici e letture, da emergenti speculazioni culturali e strategiche e dalle domande di senso che mi hanno posto imprese, organizzazioni e istituzioni promotrici dei vari phil-tech lab già fissati in calendario per il 2026.

L’orizzonte esplorativo di quest’anno è:
< il destino istituente della tecnica >

Con diverse declinazioni …

1. From protocolar policy to protocological politics (topics: future leadership, governing pandora, value horizoning, multipolar techno-nationalism …)

2. From general-purpose technologies to institutional engineering (topics: machine agency, quantum comm, crypto-robotics, neuro-engineering …)

3. From invisible hands to autonomous markets (topics: agentic economy, radical & proprietary markets, decentralized AI, consensus networks …)

4. From ethical humanism to existential planetarity (topics: more-than-human ethos, ai-trust, cyber-peace & cyber-war, philosophy of outer space …)

5. From synthetic intelligence to assemblage cognition (topics: co-intelligence, positive disalignment, unconscious networks, infrastructure thinking …)

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