“Della computazione (che si) immonda” (Accoto 2021)

“Il divenire-ambientale della computazione è una nuova terraformazione, un nuovo modo di sentire e abitare il pianeta, una nuova forma di civilizzazione, insieme antropica e negantropica. Per questo nuovo atterrare dell’umano sulla Terra, abbiamo bisogno di nuovi sguardi e orizzonti. Con due espressioni sorprendenti e arrischiate, potremmo dire: more-than-human philosophy, more-than-nature ecology. Una computazione che scala e si immonda a livello planetario rischia l’essere del mondo. Se, dunque, non esiste un’esperienza della computazione che possa dirsi e farsi sicura, dobbiamo riconoscere allora che oggi è il mondo nella sua totalità la superficie (e l’abisso) dell’attacco. Il mondo nel suo divenire non più semplicemente calcolo del rischio, ma più ontologicamente calcolo a rischio. Un rischio duplice: endogeno di fallibilità ed esogeno di vulnerabilità. Così siamo chiamati a farci carico del divenire della programmazione (del coding) come scrittura fallibile e vulnerabile del mondo. Affrontare consapevolmente questa nuova condizione richiederà, allora, uno sforzo di fattorizzazione ingegneristica continua tanto quanto di speculazione filosofica profonda (Accoto 2021)

“Robots are increasingly leaving the confines of their highly structured and carefully curated environments within cages on manufacturing floors, academic laboratories, and purposefully arranged warehouses. This robot relocation is taking the robots to new places, where they are expected to operate across long temporal and spatial scales. For example, in precision agriculture, it is envisioned that robots will be persistently embedded in fields, tending to individual plants by monitoring and meeting their fertilizer, pesticide, or water needs …The deployment of robots over truly long time-scales in unstructured environments poses problems that are fundamentally different from those faced by robots deployed in factories or other controlled settings, where operating conditions exhibit only limited variability, power is readily available, and regularly scheduled maintenance routines ensure that minor technical problems do not accumulate to produce catastrophic failures. But, in long-duration autonomy, robots face a whole new set of challenges … (Egerstedt, 2021)

Il codice come scrittura fallibile e vulnerabile (Accoto 2021)

“Una computazione che scala e si immonda a livello planetario rischia l’essere del mondo. Se, dunque, non esiste un’esperienza della computazione che possa dirsi e farsi sicura, dobbiamo riconoscere allora che oggi è il mondo nella sua totalità la superficie (e l’abisso) dell’attacco. Il mondo nel suo divenire non più semplicemente calcolo del rischio, ma più ontologicamente calcolo a rischio. Un rischio duplice: endogeno di fallibilità ed esogeno di vulnerabilità. Così siamo chiamati a farci carico del divenire della programmazione (del coding) come scrittura fallibile e vulnerabile del mondo. Affrontare questa nuova condizione più-che-umana richiederà, allora, uno sforzo di fattorizzazione ingegneristica continua tanto quanto di speculazione filosofica profonda”(Accoto 2021)

Micrologistica del codice o del divenire-mondo (Accoto 2021)


“Lo sguardo filosofico è chiamato ad esplorare sempre l’attuale tecnologico collocandolo in un orizzonte di senso più ampio e altro. La materia tecnica è così scavata in profondità ed evocata nella sua densità strategica. Prendiamo ad es. l’osservabilità di un’architettura di rete distribuita (distributed tracing come anche dicono i tecnici). L’osservazione di cosa sta accadendo in un sistema reticolare esaminando le risultanze del sistema stesso (la sua observability) sta crescendo in complessità anche da un punto di vista della security. Un sistema distribuito e distribuente è infatti un ‘sistema profondo’ (deep system sempre per gli esperti) a causa di astrazione, stratificazione, offuscamento, inconsistenza, centrifugità. Occorrono analisi multipercorso (multipathing per monitorare reti sparse e addensate, reti fisiche o virtualizzate) e analisi contestualizzate dei microservizi (ma la containerizzazione rende più sfuggente tecnicamente l’end-point e inoltre non si possono solo monitorare metriche localizzate come, ad esempio, un pod create/destroy event). Ma non è difficile solo tecnicamente e anche in ragione delle logiche di continuous integration e continuous delivery. È complesso anche storiograficamente. In effetti, risalire termodinamicamente dalla traccia residuale di un evento all’evento che l’ha residuata è operazione di ricostruzione storiografica sempre più ardua. Ma aggiungerei di più. È sfidante anche filosoficamente. A ben vedere, infatti, l’osservazione di un evento distribuito e in scala è, al contempo, un evento distribuito di osservazione. Dunque non è solo un contesto più complesso dell’osservare. E’ proprio un nuovo modo e un nuovo senso dell’osservare. E anche di essere-mondo e di divenire-mondo. Se il container fisico ha rappresentato non solo un modo nuovo di muovere il mondo e le sue merci, ma soprattutto un modo nuovo di pensare il mondo, come cambierà la competizione strategica di imprese e mercati con il dispiegarsi di architetture distributive di creazione e orchestrazione dei container software per applicazioni microservite? Spinta dalla necessità di business di ottimizzare l’utilizzo delle risorse e di accelerare lo sviluppo di servizi, cosa significa filosoficamente questa nuova containerizzazione del codice? Che modo di pensare e agire il mondo evoca, da ultimo, questa nuova, emergente micrologistica del software?” (Accoto 2021)

Il modello delle 3E: exchanges, edges, ecologies (Accoto 2021)

[book] “Future of Work”, il nuovo libro di Stefano Besana è un percorso ricco e aggiornato intorno al tema delle nuove forme del lavoro e dell’impresa contemporanee. Racconta e analizza con modelli e casi l’impatto trasformativo che aziende e organizzazioni si trovano oggi a vivere. Con le forti competenze disciplinari che gli sono proprie e con un’esperienza professionale significativa maturata sul campo, Stefano riesce ad accompagnare mirabilmente lettori e lettrici dentro cambiamenti epocali: trasformazione digitale, automazione e AI, modelli formativi e skill, nuove dinamiche organizzative, ecosistemi di valore e di senso. Tra gli altri, in coda, troverete poi un mio contributo esplicativo del modello delle 3E (exchanges, edges, ecologies). Ringrazio con l’occasione Stefano per l’invito cordiale e per l’ospitalità generosa e coraggiosa. Un libro sul futuro del lavoro che riguarda fortemente il nostro presente. Buona lettura!

Di opacità epistemica e scatole nere (Accoto 2021)

“Cosa avviene dentro una macchina assistenziale virtuale? Qual è il lavoro che accade nell’intimo tecnico di un assistente virtuale? Qui l’operazione di decostruzione ingegneristica documenta architetture e flussi, agentività e personalità, manzioni e motivazioni. Così esoterismo e soterismo della macchina si dipanano nella scomposizione tecnica dell’occulto e del salvifico. Nella storia dell’opacità epistemica, un nuovo artefatto si aggiunge alla lista delle scatole nere bisognose, si dice, di disvelamento. Ma cos’è filosoficamente una ‘scatola nera’? Come si di-spiega la sua potenza? Perchè abbiamo necessità di evocarne e costruirne la visibilità? In che misura questo regime di disvelamento sostanzia poi la sua intellegibilità” (Accoto 2021)

 

Di agenti, macchine e sistemi automatici responsabili (Accoto 2021)

“La questione della responsabilità attraversa e interessa anche il discorso filosofico da tempo. Oggi sempre più si intreccia alle rivoluzioni tecnologiche che stiamo vivendo. Di più, direi. Queste ultime -e tra queste gli sviluppi dell’intelligenza artificiale- impongono proprio un ripensamento dei più tradizionali e consolidati orizzonti di pensiero. Dalla responsabilità individuale nel presente del soggetto agente di Max Weber all’apertura alla dimensione della responsabilità del futuro e planetaria di Hans Jonas, per citare tra i molti due momenti recenti nella concettualizzazione della responsabilità, il pensiero filosofico ha dovuto affrontare ogni volta e nuovamente l’analisi di un concetto estremamente rilevante e distintivo per l’agire umano. Ma è ancora solo umano? In che misura, oggi, questa idea e pratica di responsabilità è erosa -e scardinata fors’anche- da forme tecniche e artificiali di agentività a cui sono demandati controlli, operazioni e decisioni? Secondo quali nuovi orizzonti di senso stiamo progettando la cosiddetta responsible AI? Come si ridisegna la responsabilità nell’era della neoautomazione? Chi, per cosa, a chi e come sarà chiamato a rispondere e per converso chi o cosa verrà deresponsabilizzato?” (Accoto 2021)

“This book proposes three liability regimes to combat the wide responsibility gap caused by AI systems – vicarious liability for autonomous software agents (actants); enterprise liability for inseparable human-AI interactions (hybrids); and collective fund liability for interconnected AI systems (crowds). Based on information technology studies, the book first develops a threefold typology that distinguishes individual, hybrid and collective machine behaviour. A subsequent social sciences analysis specifies the socio-technical configurations of this threefold typology and theorises their social risks when being used in social practices: actants raise the risk of digital autonomy, hybrids the risk of double contingency, crowds the risk of opaque interconnections. The book demonstrates that it is these specific risks to which the law needs to respond, by recognising personified algorithms as vicarious agents, human-machine associations as collective enterprises, and interconnected systems as risk pools – and by developing corresponding liability rules” (Three Liability Regimes of Artificial Intelligence, Beckers & Teubner, forthcoming 2021)

https://www.bloomsbury.com/us/three-liability-regimes-for-artificial-intelligence-9781509949335

Architetture del fluire evenemenziale (Accoto 2021)

“C’è, dunque, un nuovo divenire-flusso del mondo. Le nascenti architetture della fluenza evenemenziale (eda o event-driven architectures) istanziano inaspettate catene (o ecosistemi o multiversi) del business e del valore. Insieme ai più noti ‘effetti di rete’ (network effects), economie e imprese si avviano a fare esperienza anche della potenza degli ‘effetti di flusso’ (flow effects) e in prospettiva dell’impatto del ‘flow-as-a-service’. In un’architettura della fluenza, l’evenemenzialità tecnica è -direi- l’accadere protocollato, processato e pubblicato di un cambio di stato del mondo. Nell’economia del flusso, l’eveniente può assumere forme molteplici come la misura in tempo reale della variazione della temperatura in un processo manifatturiero o come il dato della variazione istantanea di prezzo di un bene transato nel mercato azionario. Il flusso scardina lead time (LT) e process time (PT) aprendo nuove possibilità per organizational efficiency, service experience e business experimentation. Questi stack scalari della fluenza terraformano, dunque, nuovamente il mondo e il business. Lo fanno con agentività more-than-human (sensori, programmi, dati, protocolli, convertitori, applicazioni, database, reti) che si assemblano e si perturbano a vicenda nelle interazioni e nelle integrazioni di flussi automatizzati e di nuove catene del valore del flusso. L’orizzonte di questo nuovo divenire-flusso del mondo evoca anche una nuova ontologia. O forse come potremmo meglio chiamarla una nuova onto-logistica” (Accoto 2021)

Entertaining Algorithms: marche, mercati, media, macchine (Accoto 2021)

Uno scatto dal palco dell’OBE Summit 2021 (30 giugno), il più importante convegno italiano dedicato al branded content & entertainement. Nel mio intervento “Entertaining Algorithms: marche, mercati, media, macchine”, ho tracciato un percorso filosofico e di business per raccontare dell’era dell’umanità intrattenuta, del fare marketing to machine (non solo by machine), di feedforward e sub-zero moment of truth (szmot), di brand services e brand machines, dell’alleanza ma anche della sfida tra marca e algoritmo nel cloud-to-thing continuum. Un grazie all’Osservatorio per l’invito, l’interesse e l’apprezzamento verso le mie esplorazioni tecno-filosofiche. L’evento registrato lo trovate in visione sul sito del Summit (una mezz’ora dal min 36.10)

Del governo (crittografico) di sé

Del governo (crittografico) di sé (Accoto 2021)
“Come e perchè si assembla e si produce oggi tecnicamente un’identità digitale? Secondo quali dispositivi sociotecnici si può istanziare oggi potendo essere centralizzata, federata, decentralizzata? Quando e in che senso emerge crittograficamente questa nuova ‘identità sovrana’ o, meglio forse, questa nuova ‘sovranità di sé’ o ‘self-sovereign identity’ e come si orchestra tecnicamente una SSI? Che nuovi ordini di occultamento e disvelamento instaura e, contestualmente, che campi di perturbazione evoca intorno ai sé e alle reti (alla pari) dei sé? Che sorprendenti regimi fiduciari reticolari è in grado di costruire e costituire in concreto un’identità che si dice e si fa sovrana? Oltre il paradigma della sorveglianza e della confessione, oltre il penitenziario e il penitenziale, che orizzonte e che senso filosofico si può aprire immaginativamente con questo nuovo governo (crittografico) di sé?” (Accoto 2021)