3E Model (Exchange-Edge-Ecosystem, Accoto 2019 in progress)

[draft] mapping and collapsing a first set of current theoretical viewpoints and key strategic concepts toward a triple E perspective (“exchange-edge-ecosystem”, Accoto 2019 work in progress)

Una prima collezione concettuale a partire da tre rilevanti prospettive strategiche contemporanee (service-dominant logic, platform business thinking, coopetitive game theory). In un orizzonte strategico che possiamo caratterizzare con le tre E di “exchanges, edges, ecosystems”, il focus esplorativo di questa preliminare mappatura è sui processi di catallassi (dinamiche di scambio di servizi), sulle pratiche della liminalità (dinamiche di sconfinamento tra imprese) e sulle tensioni coopetitive (dinamiche di competizione-collaborazione dentro l’ecosistema). Dall’apertura sollecitata dalle direttive regolatorie alla decentralizzazione promossa dai criptosistemi, è un’esplorazione manageriale e di business sempre più urgente e rilevante (Accoto 2020 work in progress)

 

Dell’osservabilità (Accoto 2019)

“L’osservabilità di un’architettura di rete distribuita è tecnicamente e materialmente sempre più difficoltosa. Di fatto, l’operazione di osservazione di cosa sta accadendo in un sistema reticolare esaminando le risultanze del sistema stesso (la sua observability) sta crescendo in complessità. Alle criticità storiche, l’emergente orientamento alla nuvolo-natività, ad esempio, per il disegno robusto, agile e scalabile di data center aggiunge ulteriori complicazioni (insieme a indubbi vantaggi). Come la necessità di fare analisi multipercorso (il multipathing per monitorare reti sparse e addensate tanto quanto reti fisiche e virtualizzate) oppure di monitorare i microservizi (la containerizzazione rende più sfuggente tecnicamente l’end-point). Ma non solo tecnicamente. Aggiungerei anche filosoficamente. Perchè, a ben guardare, l’osservazione di un evento distribuito è, al contempo, un evento distribuito di osservazione. Dunque, non è solo un contesto più complesso dell’osservare, è proprio un modo nuovo dell’osservare (Accoto 2019, postilla a ilmondoexmachina).

Chaos Engineering (Accoto 2019)

“Tecnicamente, il chaos engineering istanzia l’idea e la pratica ingegneristica di attaccare intenzionalmente, preventivamente e sempre più automaticamente le proprie architetture informatiche (e di business) al fine di poterne conoscere e testare sicurezza, consistenza e resilienza. Con questo scopo, si pianifica e si attualizza l’iniezione deliberata e arrischiata di caos entropico nel sistema mentre è in effettiva produzione (non in un ambiente di prova o di sviluppo) per esplorare e individuare preventivamente punti di debolezza, insospettabili criticità operative, interruzioni o fallimenti del servizio. Filosoficamente, il passaggio di paradigma è spaesante e paradossale. Il fallimento non lo si può estromettere del tutto dal tempo nè lo si può semplicemente allontanare nel tempo massimizzando la durata tra un fallimento e l’altro, il mean time between failure (o MTBF nel linguaggio tecnico). Neppure si può solo cercare di recuperare il fallimento nel tempo più breve possibile minimizzando il momento della sua riparazione (il mean time to repair o MTTR per i tecnici). Paradossalmente, l’unica via agibile per non farlo accadere è farlo accadere quanto prima. Accelerando, sollecitando il tempo del suo manifestarsi. Così evocando il caos all’esistenza” (Accoto 2019 in progress)

[intervista] sulla rivista MIND Le Scienze di ottobre, una mia intervista ospitata nell’articolo “Scritture Artificiali” dedicato a computazione e narrazione. “Abbiamo insegnato alle macchine le formule, poi le abbiamo allenate con i giochi, ora imparano dalle storie” (Accoto 2019).

API Management: filosofia e ingegneria della liminalità

“Nell’era degli ecosistemi di servizio a piattaforma, la cocreazione di valore è un processo catallattico emergente ed esperienziale in cui attori economici diversi costantemente e contestualmente integrano e scambiano risorse di varia natura, operanti e operande, tanto tangibili quanto intangibili. Una delle strategie di business per operazionalizzare questa apertura ecotecnica allo scambio è la gestione delle interfacce di programmazione applicativa (API management). Dalla interoperabilità alla produttività alla monetizzabilità, il paradigma della programmazione di interfacciamento ha istanziato storicamente vari approcci: dai programmi di chiamata di procedura remota (RPC) alle architetture orientate al servizio (SOA) al modello risorse-centrico e leggero (REST) fino alle più contemporanee e nuove interfacce di contrattazione applicativa (ACI), vale a dire gli smart contracts. Un’esplorazione filosofica e strategica di queste risorse della liminalità (boundary resources) è sempre più rilevante per poter comprendere in profondità logiche e pratiche dei nuovi ecosistemi di business automatizzati” (Accoto 2019, postille a Il mondo ex machina)