Della comunicazione post “antropo-logistica” (Accoto 2020)

[articolo] nell’ultimo numero di Changes, il magazine semestrale del Gruppo Unipol sui cambiamenti della nostra società ed economia, troverete anche una mia esplorazione tech sugli scenari futuri della comunicazione post “antropo-logistica” (it p: 64-68, en p: 108-111). Un grazie per l’interesse e per l’invito a contribuire al nuovo, quinto, numero: “New Consumer”. E’ ora disponibile in lettura sul sito Changes Unipol (link > https://changes.unipol.it/magazine-eventi)

Dal dato ‘reale’ al dato ‘sintetico’: per una metafisica delle quantità

“Costruire una cultura d’impresa consapevole della centralità strategica presente e prossima del «dato» è un’operazione cruciale quanto difficile per molti versi. Implica, di fatto, il domesticarsi tecnicamente con competenze di scienza e ingegneria in continuo divenire. Dal dato «reale» anonimizzato (e da come si costruisce ad es. una anonymization pipeline) al dato «sintetico» simulato (attraverso una trusted data synthesis), crescono le tecnicalità e le praticalità necessarie alle imprese per valorizzare strategicamente la dimensione della quantificazione di architetture, applicazioni, servizi, imprese, mercati e comportamenti. A queste dobbiamo, tuttavia, accompagnare anche la crescita di una consapevolezza più speculativa e di lunga durata della cd. rivoluzione del dato, delle sue assunzioni filosofiche, delle sue implicazioni teoretiche e finanche delle sue metafisiche. Ripartendo di nuovo filosoficamente dalla domanda: cosa è, allora, una quantità?” (Accoto 2020)

Toward a Metaphysics of Quantities

“Building a business culture aware of the present and proximate strategic centrality of data is a crucial and difficult operation in many ways. It involves technically self-domesticating with ever-evolving data science and engineering skills. From the anonymized ‘real’ data (and from how an anonymization pipeline is constructed, for example) to the simulated ‘synthetic’ data (through a trusted data synthesis), the technicalities and practicalities necessary for companies to strategically exploit the dimension of the quantification of architectures, applications, services, businesses, markets, and behaviors are expanding. However, we must also accompany these with the growth of a more speculative and long-lasting awareness of so-called the revolution of the datum, of its philosophical assumptions, of its theoretical implications, and even of its metaphysics. Starting again philosophically from the question: what, then, is a quantity? ” (Accoto 2020)

Dall’archivio all’oracolo (Accoto 2020)

“È lo slittamento epocale che ho sintetizzato, metaforicamente, come il passaggio dalla società dell’archivio alla società dell’oracolo. Dalla manutenzione predittiva alla medicina preventiva, alla mobilità allertativa, alla cybersicurezza adescativa, alla medialità raccomandativa, business ed economia si vengono trasformando focalizzandosi non solo sul feedback del presente, ma anche e sempre più sul feedforward del futuro. Come ho scritto ne ‘Il mondo dato’ e ne ‘Il mondo ex machina’, non siamo più nel real-time, ma nel near-time. Non sperimentiamo solo un tempo accelerato, ma piuttosto un tempo prolettico (con le sue potenzialità e le vulnerabilità). Dunque, non vivremo più al tempo dell’archivio, ma al tempo dell’oracolo. Perché come umani, non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo del presente, ma anche e soprattutto di gestire l’incertezza informativa sul futuro” (Accoto 2020)

From Archive to Oracle (Accoto 2020)

“It is an epochal shift. Metaphorically, I have synthesized it as the transition from the society of the archive to the society of the oracle. From predictive maintenance to preventive medicine, to alertive mobility, to deceptive cybersecurity, to recommendative media, business and economics are being transformed by focusing not only on the feedback of the present, but also and increasingly on the feedforward of the future. As I wrote in ‘Il mondo dato ‘ and ‘Il mondo ex machina’, we are no longer living in real-time, but in near-time. We do not experience just an accelerated time, but rather a proleptic time (with its potential and vulnerabilities). Therefore, we will no longer live the time of the archive, but the time of the oracle. Because as humans, we not only need to manage the information overload of the present, but also and above all to manage the information uncertainty about the future “(Accoto 2020)

 

Per una filosofia della simulazione computazionale (Accoto)

“Come si progetta orientati al/dal digital twin? Ma prima ancora, che cos’è un digital twin, un gemello digitale? Copia, replica, rappresentazione? Più in astratto, direi che è una simulazione computazionale del mondo nel suo prodursi (di prodotti, processi, produzione in esecuzione). Ma cos’è, filosoficamente, una simulazione computazionale al di là delle tecnicalità di codice, sensori, dati, algoritmi e protocolli? È un dispositivo epistemico -dicono i filosofi- in grado di ridurre lo scarto (ontologico) esistente tra mondo (fisico) e modello (matematico). Dunque, il digital twin non è semplicemente -come si sostiene- replica virtuale o copia digitale del mondo. Queste simulazioni (ad es. diagnostico-prognostiche on-board/off-board di asset fisici industriali in attività) sono, piuttosto, una leva strategica, funzionale o di business, fondamentale. È, infatti, in questa riduzione dello scarto ontologico che possiamo pensare e progettare nuove opportunità di cocreazione di valore e dinamiche di mercato. Un design che voglia orientarsi al o essere orientato dal digital twin richiede, allora, a imprese e manager di allenarsi ad una rinnovata filosofia del simulacro” (Accoto 2020)

“How do you design oriented to/by the digital twin? But before that, what is a digital twin? A copy, a replica, a representation? More abstractly, I would say that it is a computational simulation of the world in its production (of products, processes, productivity in execution). But what is, philosophically, a computational simulation beyond the technicalities of code, sensors, data, algorithms, and protocols? It is an epistemic device – philosophers say – capable of reducing the (ontological) gap existing between the (physical) world and the (mathematical) model. Therefore, the digital twin is not simply – as claimed – a virtual replica or a digital copy of the world. These simulations (e.g. on-board/off-board diagnosis and prognosis of physical industrial assets in operation) are rather a fundamental strategic -functional or business- lever. Indeed, it is in this reduction of the ontological gap that we can think and plan new opportunities for co-creation of value and new market dynamics. A design that wants to orient itself to or be oriented by the digital twin, therefore, requires companies and managers to train themselves in a renewed philosophy of the simulacrum “(Accoto 2020)

Dall’archivio all’oracolo (Accoto)

[intervista] su Radio24 Il Sole24Ore, un mio intervento nella trasmissione del 15 agosto di Smart City. Con Maurizio Melis, abbiamo ragionato intorno all’emergente paradigma della società oracolare (e non più archivistica) tra codice software, sensoristica, dati e algoritmi di apprendimento macchinico. Come ho scritto ne ‘Il mondo dato’ e ne ‘Il mondo ex machina’, non siamo più nel real-time, ma nel near-time. Non viviamo più al tempo dell’archivio, ma al tempo dell’oracolo. Non sperimentiamo solo un tempo accelerato, ma piuttosto un tempo anticipato. Le potenzialità e le vulnerabilità di un business e di un’economia sempre più a feedforward (e non più solo a feedback).

“Come umani, non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo del presente, ma anche e soprattuto di gestire l’incertezza informativa del futuro” (Accoto)

Nel caso, potete riascoltarla in podcast qui https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/smart-city/puntata/trasmissione-15-agosto-2020-103854-AD2Mucj

L’assettizzazione del codice (Accoto)

“L’economia digitale manca di un’analisi filosofica profonda di cosa è un ‘oggetto digitale’. Una lacuna che rischia di aggravarsi mentre emergono criptosistemi fondati proprio su un’economia della creazione, conservazione e circolazione di oggetti digitali. Più in specifico, creazione, conservazione e circolazione di “oggetti-valori” digitali (cryptoassets) come nuova forma di assettizzazione del codice software. Cosa è, dunque, un ‘oggetto-valore’ digitale e qual è il suo modo di esistenza? Qual è la sua ontologia, direbbero i filosofi? Per essere più concreti, ad es. quando Satoshi Nakamoto scrive -nel suo paper fondativo del protocollo di rete Bitcoin- ‘definiamo una moneta elettronica come una catena di firme digitali’, che statuto ontologico dobbiamo assegnare a questo oggetto digitale (‘catena di firme digitali’) progettato dal suo creatore per riontologizzarsi in valore? Cosa è, dunque, filosoficamente, un cryptoasset? In quali forme e a quali condizioni, si produce oggi l’assettizzazione del codice software?” (Accoto 2020)

Code Assetization (Accoto 2020)

The digital economy lacks a dense philosophical analysis of what a ‘digital object’ is. A gap that risks worsening as new cryptosystems are emerging  based precisely on an economy of creation, conservation, and circulation of digital objects. More specifically, creation, conservation, and circulation of digital ‘objects-values’ (so-called cryptoassets) as a new form of software code assetization. What, then, is a digital ‘object-value’, and what is its mode of existence? What is its ontology, would philosophers say? To be more concrete, eg. when Satoshi Nakamoto writes – in his founding paper for Bitcoin network protocol – ‘we define an electronic money as a chain of digital signatures’, which ontological status we must assign to this digital object (‘chain of digital signatures’) designed by its creator to ontologize code into value? What, then, is a cryptoasset philosophically? In what forms and under what conditions is the software code assetized today? ” (Accoto 2020)

Business fondati sulla tecnologia (Accoto 2020)

[articolo] sulla rivista “Sistemi & Impresa” di Edizioni ESTE, pubblicato oggi un mio contributo esteso su tecnologie emergenti e nuove culture d’impresa (qui disponibile in allegato). Cinque esplorazioni tecno-culturali per analizzare e valorizzare strumenti operativi e approcci strategici: la nuvola nativa/cloud nativity, l’impresa sconfinante/edge ecosystem, il caos evocato/chaos engineering, l’osservazione scalare/scale observability, lo scambio macchinico/machinic transaction. Tra tecnologia, filosofia e impresa, un invito anche ad ampliare e innovare linguaggi, mindset e culture per il business. Perché, come ha scritto Wittgenstein nelle sue Philosophical Investigations, ‘immaginare linguaggi è immaginare nuove forme di vita’. Nel nostro caso, nuove forme di vita d’impresa (Accoto 2020).

Al link è disponibile il mio contributo:
Business fondati sulla tecnologia (Sistemi & Impresa, 4/2020)

Dalla relazione ecosistemica al collasso multiversale (Accoto 2020)

“La metafora ecologica dell’ecosistema è sempre più adoperata per interpretare fenomeni economici ad alta interconnessione e modularità come i business a piattaforma, i mercati a più versanti, le reti decentralizzate, i criptosistemi. E, sicuramente, quella ecosistemica è una lettura che offre significativi elementi analitici ed esplicativi. Insieme a questa, credo possa essere interessante incrociare ed esplorare anche un’ulteriore prospettiva. Traslando in questo caso non gli orientamenti biologici, ma le modellizzazioni quantistiche. Un’interpretazione della meccanica quantistica sostiene, ad es., che un sistema quantistico probabilistico collassa in uno stato determinato solo quando è oggetto di misurazione. Se immaginiamo, allora, l’attuale computazione planetaria (come stack di infostrutture distribuite di sensing e mining) come macchina astratta eminentemente misurativa, le sue operazioni di misurazione sarebbero l’atto che fa collassare in uno specifico stato d’esistenza il multiverso delle possibilità del mondo (e del business). È, allora, quell’atto di misurazione che decide e porta all’esistenza un reale determinato rispetto alle sue multiversali configurazioni possibili?” (Accoto 2020 in progress)

From an ecosystemical relation to a multiversal collapse (Accoto 2020)

“The ecological metaphor of the ‘ecosystem’ is increasingly used to interpret economic phenomena related to high interconnection and modularity such as platform businesses, multi-sided markets, decentralized networks, cryptosystems. Of course, the ecosystem is a great metaphorical frame that offers significant analytical and hermeneutical contributions. In parallel, I think it may be interesting to evoke and explore a further perspective. Translating in this case not biological orientations, but quantum intuitions. An interpretation of quantum mechanics argues, for example, that a probabilistic quantum system collapses into a given state only when it is measured. Similarly, if we imagine the current planetary computation (as a stack of distributed sensing and mining infostructures) as an eminently abstract measurement machine, its measurement operations would be the act that causes the multiverse of possibilities to collapse into a specific state of existence of the world (of the business). It is, therefore, that act of measurement that decides and brings to existence a specific real selected from its multiversal possible configurations? ” (Accoto 2020 in progress)

“Da beni e prodotti a servizi e esperienze a collassi e multiversi” (Accoto 2020)

“In una prospettiva strategico-prefigurativa, questo diagramma di sintesi evoca e incrocia molteplici dimensioni della relazione mondo-macchina. Lungo un vettore cronologicamente orientato, di volta in volta, indica: forma della macchina produttiva (factory, platform, stack), scopo della dinamica produttiva (goods/products, services/experiences, collapses/multiverses), tempo della valorizzazione produttiva (dallo skew-time al real-time al near-time). In questo percorso, la distanza ontologica tra mondo e macchina si viene accorciando sempre più (per salti successivi) con una tendenza all’immedesimazione per assimilazione del mondo da parte della macchina. Questa crescente identità si costruisce e si incarna nella capacità della macchina-stack (delle macchine-stack) di far collassare, istante per istante, lo stato del mondo. Il collasso avviene attraverso le operazioni di misurazione e simulazione che l’infrastruttura macchinica costantemente attiva dando così vita ai possibili ‘multiversi’, immaginabili come ecosistemi” (Accoto 2020, in progress)

From goods/products to services/experiences to collapses/multiverses (Accoto 2020)

“In a prefigurative strategic perspective, this explorative synthetic diagram evokes and proposes the multiple dimensions of the world-machine relationship. Along a chronologically oriented vector, the diagram indicates: the form of the production machine (factory, platform, stack), the purpose of the production dynamics (goods/products, services/experiences, collapses/multiverses), the time of production valorization (from skew-time to real-time to near-time). In this historical journey, the ontological distance between the world and the machine is getting shorter and shorter (by successive leaps) with a tendency towards the identification by assimilation of the world by the machine. This growing equivalence is built by and embodied with the ability of the machine-stack (or, better, machine-stacks) to collapse, instant by instant, the state of the world. The collapse occurs through the measurement and simulation operations that the machinal infrastructure constantly activates, thus giving life to the possible ‘multiverses’ commonly defined as ecosystems “(Accoto 2020, in progress)