From design for ‘emergency’ to design for ‘emergence’ (Accoto 2020)

From design for ‘emergency’ to design for ‘emergence’ (Accoto 2020)

“L’essere collassati in un mondo temporaneamente pandemico impone di necessità l’attivazione di modelli, strategie e operazioni di contenimento, respingimento ed eradicamento della virulenza zoonosica. In questa fase è naturale e opportuno lo sforzo immediato per un ‘design dell’emergenza’ volto a mitigare e contrastare i rischi per la salute pubblica e per l’economia mondiale. Una prospettiva assolutamente vitale e, tuttavia, anche non sufficiente. In fasi di incertezza radicale va evocata -credo- anche una prospettiva più aperta e non solo ricostruttiva o riabilitativa o riadattiva dell’esistente e della nuova normalità. Questa fase di perturbazione del mondo deve poter innescare anche una fase di sperimentazione del mondo. Perché abiteremo un orizzonte planetario in morfosi continua a partire dalle nuove complessità innescate tra biosfera e tecnosfera. Insieme con cautela e coraggio, dovremo allora cercare di affiancare al ‘disegno dell’emergenziale’ (progettualità che tende ad operare per far fronte ad un imprevisto) il ‘disegno dell’emergente’ (progettualità che mira a costruire le condizioni per l’emersione del nuovo). Emergenza, allora, non solo come vulnerabilità, ma come potenzialità” (Accoto 2020 work in progress)

From design for ’emergency’ to design for ’emergence’ (Accoto 2020)

“Being collapsed in a temporarily pandemic world necessitates the activation of models, strategies, and operations of containment, dismemberment and eradicament of zoonotic virulence. At this stage, the immediate effort for an ’emergency design’ aimed at mitigating and contrasting risks to public health and global economy is natural and appropriate. An absolutely vital and yet not sufficient perspective. Because in a time of radical uncertainty, a more open (and not only re-constructive or re-habilitative or re-adaptive) construction of the next real or the so-called new normal must be evoked, I guess. A time of perturbation of the world must also trigger a time of experimentation in the world. In fact, we will inhabit a planetary horizon in continuous morphosis starting from the new complexities between the biosphere and the technosphere. So, with caution and courage, we will then have to combine an ’emergency design’ (a practice that tends to cope with an unexpected event) with an ’emergence design’ (a practice that aims to build the conditions for the emersion of the new). Novelty, then, not only as vulnerability but also as potentiality “(Accoto 2020)

Thinking Infrastructures, Infrastructure Thinking

“Nel mio libro “Il mondo dato” il racconto filosoficamente orientato dell’orizzonte tecnologico mappava un’esplorazione che aveva a suo fondamento la teoria del codice software (code) e a suo culmine la speculazione astratta sull’infrastruttura (stack). Dal codice che divora il mondo alle infrastrutture che pensano il mondo (thinking infrastructures), l’analisi filosofica può esercitare una riflessione densa e arrischiata sulle tecnicalità e sul loro senso. Un percorso, questo from code to stack, rilevante per una genealogia del nostro presente in cui il pensare le infrastrutture diventa possibile proprio nel divenire pensiero delle infrastrutture …” (Accoto 2020 in progress)

“…in perhaps more philosophical words (and with others thinking about infrastructure), we render visible the a-priori of (the conditions of possibility for) thinking, not in Kantian universals but in material and social infrastructures. Thinking infrastructures configure entities (through tracing, tagging); organize knowledge (through search engines); sort things out (through rankings and ratings); govern markets (through calculative practices, including algorithms) and configure preferences (through valuations such as recommender systems) …” (Bowker et al., 2019, Thinking Infrastructures)

La blockchain economy

La blockchain in una prospettiva criptoeconomica istituzionale. Un testo per approfondire l’orizzonte economico dei criptosistemi (per come sintetizzato nel cap 3 del mio Il mondo ex machina). Da innovazione tecnologica > a innovazione infrastrutturale > a innovazione istituzionale.

“[…] Institutional cryptoeconomics adds another institutional form to this schema: blockchains. Blockchains are an economic infrastructure, alongside markets, the firm, governments, clubs, and the commons, for coordination and exchange. They have distinct economic characteristics that give them the potential to complement, and in some circumstances directly compete with, this existing suite of institutional choices. Institutional innovation at this scale is rare. If our analysis is right, distributed ledgers are an institutional innovation with comparable significance to the invention of the joint stock company in the sixteenth century or the spread of representative democracy in the nineteenth: they are a new mechanism with which we govern and coordinate economic activity. The rarity of institutional innovation is one reason that institutional cryptoeconomics is such an exciting field …” (Berg, Davidson, Potts, 2019)

Honored to join such an extraordinary community

Pleased and proud to be named a Fellow at MIT Connection Science. Honored to join such an extraordinary community of cross-disciplinary academic researchers, business leaders and tech innovators working together on artificial intelligence, blockchain technology and big data for good. The aim is to help executives, entrepreneurs and policy makers open up new possibilities by exploring deeper insights and building cutting-edge projects to improve lives in our ever-changing, hyper-connected world. Thanks to prof. Alex ‘Sandy’ Pentland for this opportunity to contribute! https://connection.mit.edu/

3E Framework – “Exchanges, Edges, Ecosystems”, Accoto 2020

“In un contesto esplorativo e interpretativo che chiamo delle tre E di “exchanges, edges, ecologies”, il focus di questo preliminare framework di sintesi è all’incrocio dinamico di: a) processi economici di catallassi (dinamiche umane/inumane di scambio di servizi tra beneficiari), b) pratiche della liminalità d’impresa (meccanismi di connessione e flusso inter-aziendali), c) tensioni ecoopetitive (pratiche di integrazione di risorse, competizione e collaborazione in ecosistemi/ecologie di cocreazione del valore). Design logic per progettare e costruire interazioni e transazioni multi-agente (agentività sia antropiche sia negantropiche), game theory per gestire coopetitivamente aperture e sconfinamenti infra/infostrutturali (api, sdk, smart contracts…), scale thinking per valorizzare ecosistemi di servizio, coemergenti e coevolventi, scalari e orientati dal/al futuro (su scale logistiche, geografiche, industriali, organizzative…). Il tutto integrando risorse tangibili e intangibili, operanti ed operande: materiali, oggetti, dati, codice, algoritmi, protocolli. Dunque, l’orizzonte di uno scambio infinito ai confini porosi delle imprese dentro nuove ecologie di cocreazione di valore e di senso” [Accoto 2020, in progress]

In silico, in-transparenza, intellegibilità

“Lo sguardo filosofico esplora sempre l’attuale tecnologico collocandolo in un orizzonte di senso più ampio. La materia tecnica è così escavata più in profondità e osservata nella sua lunga durata. Ad esempio, valutando come e perché l’adozione crescente di modelli computazionalmente instrumentati di simulazioni matematiche complesse stia da tempo estendendo l’opacità epistemica in molti domini (Lenhard, 2019): dalle stratificazioni delle reti neurali artificiali (deep learning) ai collassi delle funzioni d’onda dei qubit (quantum computing) per fare due casi. La filosofia della simulazione disseziona, allora, questa intrinseca ‘intrasparenza’ della strumentazione macchinico-simulativa facendo emergere un paradosso. Quello per cui il metodo della simulazione computazionale è, si, in grado di ridurre efficacemente la distanza tra il modello e il mondo (grazie alla sua plasticità), ma che tutto questo avviene a scapito della sua piena intellegibilità (la sua cd. trasparenza esplicativa). La capacità di gestire questa ed altre paradossalità è anche il compito a cui è chiamata una cultura d’impresa filosoficamente aggiornata e rinforzata (Accoto 2020 work in progress)

[books] Filosofia quantistica e quantum computing, networking e sensing: un impegnativo percorso tecno-culturale tra quantum theory (Healey) e computazione dei qubits (Sutor). Il presente e progressivo passaggio della computazione quantistica da scienza a ingegneria (dai laboratori ai mercati) richiede di avviare le culture d’impresa verso nuovi paradigmi e modelli. In preparazione e in costruzione del futuro del business.