Verso la feedforward economy (Accoto)

“Stiamo entrando nella feedforward economy. Se finora abbiamo vissuto al tempo dell’archivio, ora cominciamo a fare esperienza del tempo dell’oracolo. L’orizzonte non è più il real-time, ma il near-time: non il tempo presente, ma quello prossimo. Le architetture planetarie sensitive, connettive, cognitive, attuative (tra codice, sensori, dati, algoritmi, protocolli) creano un mondo in cui l’informazione non fluisce dal passato al presente, ma dal futuro al presente. Il dispositivo tecnico oracolare (arrischiato) ha l’obiettivo di ridurre la latenza informazionale tra il tempo (antropico) dell’accadere futuro degli eventi e il tempo (macchinale) presente del processare dati. Così si evoca e istanzia lo scarto temporale tra il tempo dell’umano e quello della macchina. Passiamo dal ridurre lo scarto tra passato e presente (skew time) al ridurre lo scarto tra futuro e presente (forward time). Con un paradosso, potremmo osare e dire che la tecnica inverte l’ordine del tempo: il futuro accade prima del presente. Perché può creare valore questo passaggio? Perché come umani non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo del presente, ma sempre più quella di gestire l’incertezza informativa del futuro” (Accoto 2021)

Grazie nuovamente alle lettrici e ai lettori che continuano a recensire e suggerire in rete “Il mondo dato” e “Il mondo ex machina”. Qui riporto una segnalazione recente corredata da uno scatto: “Due testi imprescindibili, da leggere e rileggere per chi voglia davvero capire quali sono i temi sul tavolo, le sfide del futuro, le vere domande di senso”. Grazie al lettore per questo commento e per la foto che ha condiviso su Twitter ieri. Sono sempre felicemente sorpreso per queste letture e per l’apprezzamento che ripagano della fatica arrischiata del pensiero e della scrittura! Grazie …

Architetture della fluenza evenemenziale (Accoto 2020)

“C’è, dunque, un nuovo divenire-flusso del mondo. Le nascenti architetture della fluenza evenemenziale (eda o event-driven architectures) istanziano inaspettate catene (o ecosistemi o multiversi) del valore del flusso. Insieme ai più noti ‘effetti di rete’ (network effects), economie e imprese si avviano a fare esperienza anche degli ‘effetti di flusso’ (flow effects) e in prospettiva del ‘flow-as-a-service’. In un’architettura fluente, l’evenemenzialità tecnica è -direi- l’accadere protocollato, processato e pubblicato di un cambio di stato del mondo. Nell’economia del flusso, l’eveniente può assumere forme molteplici come la misura in tempo reale della variazione della temperatura in un processo manifatturiero o come il dato della variazione istantanea di prezzo di un bene transato nel mercato azionario. Questi stack interoperabili terraformano nuovamente il mondo e il business. Lo fanno con agentività more-than-human (sensori, programmi, dati, protocolli, convertitori, applicazioni, database, reti) che si assemblano e si perturbano a vicenda nelle interazioni e nelle integrazioni di flussi automatizzati. L’orizzonte di questo nuovo divenire-flusso del mondo è una nuova ontologia. O forse come potremmo meglio chiamarla una nuova onto-logistica” (Accoto 2020)

Tech stack, ecosistemi coopetitivi e multiversi di business (Accoto 2020)

“La metafora ecologica dell’ecosistema è sempre più adoperata per interpretare fenomeni economici ad alta interconnessione e modularità come i business a piattaforma, i mercati a più versanti, le reti decentralizzate, i criptosistemi. Quella ecologica è una lettura che offre significativi elementi analitici ed esplicativi. Insieme a questa, tuttavia, credo possa essere interessante esplorare anche un’altra prospettiva. Traslando non gli orientamenti biologici, ma le modellizzazioni quantistiche. Un’interpretazione della meccanica quantistica sostiene che un sistema quantistico probabilistico collassa in uno stato determinato solo quando è oggetto di misurazione. Se immaginiamo l’attuale computazione planetaria (come stack di infostrutture distribuite di sensing e mining) come macchina astratta eminentemente misurativa, le sue operazioni di misurazione sarebbero allora l’atto che fa collassare in uno specifico stato d’esistenza i multiversi delle possibilità del mondo (dei business medicali in questo esempio). È allora quell’atto di misurazione che decide e porta all’esistenza un reale (servizio) determinato rispetto alle sue multiversali configurazioni possibili?” (Accoto 2020)

[image source: CBInsights, Unbundling The Family Doctor, 2020]

Del dis/ordine del ricorso (Accoto 2020)

“C’è un qualche modo d’esistenza e d’esperienza della computazione che possa dirsi e farsi fidato? Oppure, paradossalmente, la sua è un’ontologia nativamente e irrimediabilmente inaffidabile e arrischiata? O meglio, la cui sicurezza si può costruire solo con e proprio attraverso l’insicurezza dentro un infinito scambio di incontri/scontri tra salvazione e perdizione del codice? E, dunque, in che misura i nuovi tecnoversi intesi come assemblaggi sociotecnici di programmi, dati, algoritmi e protocolli sono in grado di produrre e garantire un grado costante e sufficiente di fiducia? Una sicurezza che sia al riparo dall’incertezza di cui pur si devono nutrire per loro necessità ontogenetica? In particolare, tecnicamente, riporre fiducia nell’automazione computazionale (dei sistemi) implica due aspetti: fidarsi della sua capacità (è operativamente capace di espletare in automatico il compito) e fidarsi della sua affidabilità (è performativamente affidabile nell’esecuzione automatizzata). Chiediamoci: in quanti modi può darsi il collasso della macchina e del trust? quando e perché si manifesta la sua impotenza e la sua inconsistenza operandi fiduciaria? in quale dis/ordine del ricorso si colloca?” (Accoto 2020)

Refactoring o della ri/scrittura del mondo (Accoto 20209

“Le operazioni di rifattorizzazione del codice sono chiamate a rivelarne la complessità nascosta e a rimediare alla sua degradazione nel tempo e nella scala. Così, il refactoring del software è chiamato ad una pratica arrischiata quanto vitale, al contempo indesiderata e inevitabile. Preservare la familiarità umana con un codebase ingigantito da servizi e applicazioni riducendone la complessità non necessaria ed aumentandone la performatività operativa senza svegliare bug dormienti. In qualche misura, è esperienza ed esercizio di introspezione macchinale, insieme confessionale e penitenziale. Dunque, questa ristrutturazione del codice esistente (il re-factoring) si fa carico della leggibilità degradante della scrittura-fabbrica vivente del mondo. Più filosoficamente, il refactoring avverte e affronta il rischio della programmazione (coding) come scrittura degradabile e indecifrabile del mondo. Saper leggere questa (degrazione della) nuova scrittura vivente del mondo, allora, richiederà uno sforzo di simulazione ingegneristica tanto quanto di speculazione filosofica” (Accoto 2020)

Quantum stack e competizione all’inesistente (Accoto 2020)

“In che modo e per che cosa competono, in ultima istanza, le infostrutture/infrastrutture planetarie più comunemente note come big tech? Quando e perché questi emergenti ecosistemi di business divengono veri e propri tecnoversi ad alta inflazionarietà? E qual è la natura ultima della nuova competizione prodotta da questi stack tecnologici multiversali e come si esercita nel mondo e dentro i mercati? Più concettualmente: competono al/nel/col presente degli attuali assetti industriali o piuttosto -come si dice paradossalmente- con imprese che ancora non esistono? Nella mia suggestione, al pari di mega macchine quantistiche su scala planetaria, queste -che definisco quantum stack- creano valore collassando il reale, istante dopo istante, attraverso l’infinita misurazione del mondo. Dunque, speculativamente non competono sic et simpliciter nella produzione di nuovi prodotti e merci rivali o nell’erogazione di nuove esperienze e servizi mirati. Piuttosto e più radicalmente, come novelli demiurghi, competono nella costruzione di nuovi mondi. La loro è una competizione all’inesistente più che una competizione all’esistente. Una competizione, direi, più per horror vacui del futuro che per horror pleni del presente” (Accoto 2020)

“How and for what do the planetary infostructures/infrastructures more commonly known as big tech ultimately compete? When and why do these emerging business ecosystems become true high-inflationary technoverses? And what is the ultimate nature of the new competition produced by these multiversal tech stacks and how is it exercised in the world and within markets? More conceptually: do they compete at/with/in the present of current industrial assets or rather -as they paradoxically say- with firms that do not yet exist? In my suggestion, like mega quantum machines on a planetary scale, these -which I define as quantum stacks- create value by collapsing our real, instant by instant, through the infinite measurement of the world. So, speculatively, they do not compete for -sic et simpliciter- the production of new rival products and commodities or in delivering new experiences and targeted services. Rather and more radically, as novel demiurges, they compete in the construction of new worlds. They are worldbuilders. This is a competition to the non-existent rather than a competition to the existent. A competition, I would say, more for the horror vacui of the future than for the horror pleni of the present” (Accoto 2020)

Di attacchi informatici e filosofia decostruttiva (Accoto)

“Chiediamoci: esiste una qualche esperienza della computazione che possa dirsi e farsi sicura? E se, dunque, non esiste nessuna computazione che possa farsi e dirsi al sicuro, che cosa rappresenta filosoficamente questa insicurezza? Possiamo considerare ad es. questi attacchi alle forme della scrittura della nostra contemporaneità (la programmazione) un’innovativa forma contemporanea di decostruzione filosofica?… Semplificando il discorso, se consideriamo la programmazione, il codice e i programmi software la forma particolare di scrittura del nostro presente allora la guerra informatica, nelle sue varie e cangianti forme, può rappresentare una sorta di contemporanea filosofia decostruttiva operata con altri mezzi?… Come per i processi decostruttivi filosofici -scrive Justin Joque in Deconstruction Machines- la guerra informatica replica una specifica logica: attacca una testualità, quella della programmazione. Se consideriamo le linee di codice che reggono la nostra società come razionalità testualizzata, un’intrusione dentro quella scrittura non è forse un atto di scardinamento filosofico-decostruttivo del reale?” (Accoto, Il mondo ex machina)

“Let us ask: is there any experience of computation that can be said and done safely? And if there is no computation that can make and say safe itself, what does this insecurity represent philosophically? Can we consider, for example, these attacks to the forms of our contemporary writing (coding) as an innovative, contemporary form of philosophical deconstruction? … Simplifying the argument, if we consider programming, code and software programs as the particular form of writing of our present, then cyber attacks, in their various and changing forms, can represent a sort of contemporary deconstructive philosophy operated by other means? … As with philosophical deconstructive processes -Justin Joque writes in Deconstruction Machines- cyberwar replicates a specific logic: it attacks a textuality, that of programming. If we consider the lines of code that govern our society as textualized rationality, isn’t an intrusion inside software writing an act of philosophical-deconstructional unhinging of the real?” (Accoto, Il mondo ex machina)

Tre esercizi philtech strategici (Accoto 2020)

“Tre esercizi filosofici ad alta speculatività – visualizzati e sintetizzati con altrettante mappe orientative di terre incognite – sono stati proposti a imprese e manager nei philtech lab. Si tratta di diagrammi che ho immaginato per sollecitare e allenare il pensiero di management sull’orizzonte tecnologico e sull’impatto di business in divenire. Sono incursioni arrischiate del pensare filosofico contemporaneo -di natura prefigurativa- dentro le tecnicalità dell’imminente/immanente: (1) dall’archivio all’oracolo ovvero dell’economia della prolessi; (2) di scambi, sconfinamenti e scale ovvero dell’economia della catallassi; (3) dall’ecosistema al multiverso ovvero dell’economia dei collassi. Un esercizio speculativo e operativo del filosofare tra software in runtime e sensorio macchinico, algomazione e simulazione, data switch e feedforward, chaos engineering e stack tecnologici inflattivi del reale. Esercitazioni del pensare strategico per stimolare il cambio delle culture d’impresa necessario alla cocreazione di valore nell’era dei quantum stack” (Accoto 2020)