Mani, menti, mercati (Accoto 2019)

[libro] Felice di essere tra gli autori del volume “Il primato delle tecnologie” curato da Carlo Bordoni, sociologo di fama, collaboratore e coautore di Zygmunt Bauman. Il mio saggio “Mani, Menti, Mercati” è in apertura del volume pubblicato da Mimesis nella collana Il Caffè dei Filosofi e disponibile prossimamente. Un grazie al curatore per l’interesse nei confronti della mia esplorazione culturale e per l’invito a questo dialogo a più voci e visioni

3E Model (Exchange-Edge-Ecosystem, Accoto 2019 in progress)

[draft] mapping and collapsing a first set of current theoretical viewpoints and key strategic concepts toward a triple E perspective (“exchange-edge-ecosystem”, Accoto 2019 work in progress)

Una prima collezione concettuale a partire da tre rilevanti prospettive strategiche contemporanee (service-dominant logic, platform business thinking, coopetitive game theory). In un orizzonte strategico che possiamo caratterizzare con le tre E di “exchanges, edges, ecosystems”, il focus esplorativo di questa preliminare mappatura è sui processi di catallassi (dinamiche di scambio di servizi), sulle pratiche della liminalità (dinamiche di sconfinamento tra imprese) e sulle tensioni coopetitive (dinamiche di competizione-collaborazione dentro l’ecosistema). Dall’apertura sollecitata dalle direttive regolatorie alla decentralizzazione promossa dai criptosistemi, è un’esplorazione manageriale e di business sempre più urgente e rilevante (Accoto 2020 work in progress)

 

Dell’osservabilità (Accoto 2019)

“L’osservabilità di un’architettura di rete distribuita è tecnicamente e materialmente sempre più difficoltosa. Di fatto, l’operazione di osservazione di cosa sta accadendo in un sistema reticolare esaminando le risultanze del sistema stesso (la sua observability) sta crescendo in complessità. Alle criticità storiche, l’emergente orientamento alla nuvolo-natività, ad esempio, per il disegno robusto, agile e scalabile di data center aggiunge ulteriori complicazioni (insieme a indubbi vantaggi). Come la necessità di fare analisi multipercorso (il multipathing per monitorare reti sparse e addensate tanto quanto reti fisiche e virtualizzate) oppure di monitorare i microservizi (la containerizzazione rende più sfuggente tecnicamente l’end-point). Ma non solo tecnicamente. Aggiungerei anche filosoficamente. Perchè, a ben guardare, l’osservazione di un evento distribuito è, al contempo, un evento distribuito di osservazione. Dunque, non è solo un contesto più complesso dell’osservare, è proprio un modo nuovo dell’osservare (Accoto 2019, postilla a ilmondoexmachina).

Chaos Engineering (Accoto 2019)

“Tecnicamente, il chaos engineering istanzia l’idea e la pratica ingegneristica di attaccare intenzionalmente, preventivamente e sempre più automaticamente le proprie architetture informatiche (e di business) al fine di poterne conoscere e testare sicurezza, consistenza e resilienza. Con questo scopo, si pianifica e si attualizza l’iniezione deliberata e arrischiata di caos entropico nel sistema mentre è in effettiva produzione (non in un ambiente di prova o di sviluppo) per esplorare e individuare preventivamente punti di debolezza, insospettabili criticità operative, interruzioni o fallimenti del servizio. Filosoficamente, il passaggio di paradigma è spaesante e paradossale. Il fallimento non lo si può estromettere del tutto dal tempo nè lo si può semplicemente allontanare nel tempo massimizzando la durata tra un fallimento e l’altro, il mean time between failure (o MTBF nel linguaggio tecnico). Neppure si può solo cercare di recuperare il fallimento nel tempo più breve possibile minimizzando il momento della sua riparazione (il mean time to repair o MTTR per i tecnici). Paradossalmente, l’unica via agibile per non farlo accadere è farlo accadere quanto prima. Accelerando, sollecitando il tempo del suo manifestarsi. Così evocando il caos all’esistenza” (Accoto 2019 in progress)