Arrivate le copie cartecee O mundo dato (Accoto 2021)

O mundo dado”: arrivate ora anche le copie fisiche della traduzione latinoamericana del mio saggio “Il mondo dato”. Questa edizione in lingua portoghese, molto curata e particolare, è pubblicata dall’editore Paulus in Brasile e segue la versione già uscita in inglese pubblicata da Bocconi University Press

O mundo dado

“O mundo dado”, la versione latinoamericana del mio saggio “Il mondo dato” è ora finalmente disponibile. Un grazie di cuore per l’interesse e per la traduzione in portoghese all’editore Paulus (Brasile) e al curatore della collana (prof. Di Felice). Una versione che si va ad aggiungere a quella in inglese già pubblicata con Bocconi University Press. Con l’occasione, devo un nuovo ringraziamento anche alla casa editrice Egea che, con coraggio e intelligenza, ha creduto all’epoca in un’opera come “Il mondo dato” che incrociava sorprendentemente business e cultura, filosofia e tecnologia. Grazie ancora!

 

‘Markething’ o del marketing alle cose (Accoto 2021)

“Dal marketing ‘by’ machines al marketing ‘to’ machines verso una comunicazione di marketing che ho definito ‘post-antropo-logistica’. Come ho scritto ne ‘Il mondo dato’ (2017) abbiamo già iniziato da tempo quasi senza accorgercene. Ad es. con lo sviluppo di siti web attrattivi non solo per consumatori in carne e ossa, ma anche per i bot che vengono a classificare le pagine per i motori di ricerca. Ogni sito ha due audience: una umana e una inumana. In questo caso stiamo, cioè, catturando l’attenzione degli algoritmi di indicizzazione, non solo degli umani. Per alcuni, questo lascerebbe presagire addirittura una perdita di efficienza della “comunicazione simbolica” (branding, advertising…) a favore della “comunicazione algoritmica” (sensing, filtering, sorting, scoring, matching…). Nella comunicazione con gli umani la marca (brand) è finora servita come meccanismo di riduzione di incertezza e complessità: ha aiutato chi consuma a scegliere. Ma nelle interazioni di mercato sempre più automatizzate con bot, dati, software, sensori, AI, il meccanismo di riduzione dell’incertezza diviene l’algoritmo. Algoritmi che selezionano, suggeriscono, anticipano, personalizzano servizi, applicazioni, esperienze” (Accoto 2021)

Di scale e scalabilità (Accoto 2021)

“Lo scale thinking è un esercizio filosofico e strategico vitale per imprese e manager sempre più alle prese con la progettazione di architetture ed ecosistemi ad alta inflazionarietà. In passato, anche per internet e web, si sono dovute affrontare le sfide della scalabilità inflattiva progettando, ad es., tecnicalità e ingegnerie scalari come proxy server e cache memory. E oggi anche per quanto riguarda le criptoeconomie. Come nel caso del protocollo di rete multihop per pagamenti alla pari Lightning Network (LN). Tecnicamente, un lightning network è un grafo pesato come insieme di nodi decentralizzati e canali di pagamento tra nodi. Protocologicamente, è uno strato di secondo livello evocato proprio per risolvere la questione della scalabilità (o meglio della non-scalabilità) della blockchain dei bitcoin e di altre catene di blocchi e cryptomonete. Immaginato nel 2015 e lanciato 2018, si candida -in forma embrionale ancora oggi- a stratificare le tecnologie monetarie ‘post-bizantine’ per istanziare scalabilmente e in sicurezza granularità, velocità, economicità e anonimità degli scambi (anche con applicazioni ad hoc su LN o Lapps). Il pensare la scala diviene sempre più mindset indispensabile” (Accoto 2021)

Di nuove terraformazioni (Accoto 2021)

Una nuova terraformazione: se Perseverance, il rover della Nasa, è ammartato ieri sul pianeta rosso, i sensori dell’IoT stanno atterrando invece qui da noi. Cosa scopriremo di nuovo sulla Terra? (Accoto)

“Non ce ne stiamo accorgendo, ma un nuovo «sensorium» -una nuova capacità di sentire il mondo attraverso i dati- sta nascendo. Il nuovo apparato sensoriale, fatto di codice software e protocolli, device e accessori mobili, sensori ambientali, dati e intelligenze artificiali che stiamo sviluppando e incorporando nella vita quotidiana e in quella professionale, dentro e vicino ai nostri corpi o trasportati nei nostri movimenti, dentro le nostre case tanto quanto nell’ambiente è il nostro tentativo ultimo di accedere al mondo (a mondi molteplici e diversi dice Gabrys) in modalità, scale e forme che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. Come ha scritto la filosofa dei sensori Jennifer Gabrys: “Se le tecnologie satellitari hanno costruito un sistema globale di osservazione in grado di farci vedere la Terra come un’entità unica, le tecnologie di monitoraggio distribuito dei sensori ci faranno vedere il mondo non come uno, ma come molti” (Accoto, Il mondo dato)

Delle economie ‘post-bizantine’ (Accoto 2021)

“Da ultimo come si produce, dunque, la tokenizzazione del mondo? In che forme e a quali condizioni emerge questa nuova assettizzazione del codice software? Qual è l’ontogenesi di criptosistemi e criptoeconomie? In che senso si dice che i crittografi saranno gli economisti del XXI secolo? Perché dobbiamo guardare alla blockchain come ad una potenziale innovazione ‘istituzionale’ e non solo come ad una innovazione ‘tecnologica’ (universal Turing machine che diviene, dunque, universal Turing institution come scrivono Berg, Davidson e Potts)? Le meccaniche socio-ingegneristiche dei registri decentralizzati (a partire dall’invenzione di Satoshi Nakamoto e dell’emergente economia ‘post-bizantina’ come l’ho definita) vanno investigate e dissezionate, allora, con uno sguardo filosofico più denso di quello impiegato comunemente e tecnicamente. Di fatto, il catalogo del reale -in virtù e su stimolo della nuova tecnologia monetaria nakamotiana- si sta popolando di nuovi oggetti-valori a partire dalla ‘catena-di-firme-digitali’ dei bitcoin e dagli utxo nativi fino alle presenti e prossime tokenizzazioni on-chain/off-chain di asset digitali inediti” (Accoto 2021)

On post-byzantine economy (Accoto 2021)

“Ultimately, then, how is the tokenization of the world produced? In what forms and under what conditions does this new assettization of software code emerge? What is the ontogenesis of cryptosystems and cryptoeconomies? In what sense are cryptographers said to be the economists of the 21st Century? Why should we look at blockchain as a potential ‘institutional’ innovation and not just a ‘technological’ innovation (universal Turing machine becoming, therefore, universal Turing institution as Berg, Davidson, and Potts write*)? The socio-engineering mechanics of decentralized ledgers (starting with the invention of Satoshi Nakamoto and the emerging ‘post-Byzantine’ economy as I have defined it) should be investigated and dissected, then, with a denser philosophical gaze than the one commonly and technically employed. As a matter of fact, the catalog of the real -by the virtue and on the stimulus of the new Nakamoto monetary technology- is being populated with new digital ‘objects-values’ starting from the ‘chain-of-digital-signatures’ of bitcoin and from the native utxo up to the present and proximal on-chain/off-chain tokenizations of new, surprising digital assets” (Accoto 2021)

[*Berg, Davidson, Potts, Understanding The Blockchain Economy]

Su forcazione e competizione (Accoto 2021)

“Nella presente e prossima economia del codice, la forcazione (fork) si configura come una potente meccanica strategica nella competizione di business planetaria tra stack tecnologici. Storicamente vettore trasformativo e generativo nello sviluppo del software, un evento di forcazione (un forking event) -nella forma di un atto e/o processo di cloning, branching e hacking di porzioni di codice- non rappresenta, dunque, soltanto una tecnicalità ingegneristico-informatica. Piuttosto, va osservato e valorizzato sempre più nella sua portata strategica e costituzionale per l’innovazione di business e la competizione dentro i mercati e tra le industrie. Così come accade in specifico, ad es., per le dinamiche competitive di platform forking. In questo caso, più astrattamente, una source code fork diviene -diremmo- un vero e proprio business experiment che interessa l’intera architettura e infrastruttura tecnologica dello stack, le risorse della liminalità d’impresa per la cocreazione di valore (boundary resources come api, sdk…), l’ecosistema supermodulare dei business partner alleati e complementari” (Accoto 2021)

“In the present and proximal code economy, forking is emerging as a powerful strategical mechanism in the planetary business competition between tech stacks. Being historically a transformative and generative vector in software development, a forking event -in the form of an act and/or a process of cloning, branching, and hacking pieces of code- does not, therefore, merely represent an engineering and computational technicality. Rather, it should be observed and valued more and more in its strategic and constitutional scope for business innovation and competition within markets and across industries. As it happens specifically, e.g., for the competitive dynamics of ‘platform forking’. In this case, more abstractly, a source code fork becomes -we would say- a real ‘business experiment’ that involves the entire architecture and the technological infrastructure of the stacks, the resources of enterprises liminality for the co-creation of value (boundary resources such as api, sdk…), the super-modular ecosystems of allied and complementors business partners” (Accoto 2021)

Dell’indecifrabilità del codice/mondo (Accoto 2021)

“Le operazioni di rifattorizzazione del codice sono chiamate a rivelarne l’intricatezza nascosta e a rimediare alla sua degradazione nel tempo e nella scala. Speculativamente e operativamente il refactoring del software è una pratica arrischiata e vitale, indesiderata e inevitabile al tempo stesso. È evocata a preservare la familiarità umana con il codebase ingigantito da servizi e applicazioni riducendone la complessità non necessaria ed aumentandone la performatività (senza mettere a rischio il suo funzionamento, ad es., svegliando bug dormienti tra milioni di linee di codice). In qualche misura, è esperienza ed esercizio di introspezione macchinale, insieme confessionale e penitenziale. Questa ristrutturazione del codice esistente (tecnicamente detta refactoring), dunque, si fa carico della leggibilità degradante della scrittura/fabbrica vivente del mondo. Da ultimo, filosoficamente, il refactoring avverte e affronta, dunque, il rischio della programmazione (del coding) come scrittura degradabile e indecifrabile del mondo. Fronteggiare questa (degrazione della) nuova scrittura esecutiva del mondo richiede uno sforzo di ispezione ingegneristica tanto quanto di speculazione filosofica” (Accoto 2021)

“Code refactoring operations are called upon to reveal its hidden intricacies and remedy its degradation in time and scale. Speculatively and operationally, software refactoring is a risky and vital practice, at once undesirable and inevitable. It is evoked to preserve human familiarity with the code base magnified by services and applications by reducing its unnecessary complexity and by increasing its performativity (without risking its operation, e.g., by waking up dormant bugs among millions of lines of code). To some extent, it is an experience and an exercise in machinic introspection, both confessional and penitential. This restructuring of existing code (technically called refactoring), then, takes on the degrading readability of the living writing/factory of the world. Finally, philosophically, refactoring warns and faces, therefore, the risk of programming (of coding) as degradable and indecipherable writing of the real. Confronting this (degrading of the) new executable writing of the world requires an effort of engineering inspection as much as of philosophical speculation” (Accoto 2021)

Della simulazione del mondo (Accoto 2021)

“Lo sguardo filosofico esplora sempre l’attuale tecnologico collocandolo in un orizzonte speculativo più denso. La materia tecnica è così scavata in profondità e osservata nella sua ontogenesi per darle senso. Ad es., valutando il come e il perché dell’adozione crescente di ‘simulazioni’ del mondo computazionalmente instrumentate. Dalle stratificazioni delle reti neurali artificiali (deep learning) ai collassi delle funzioni d’onda dei qubit (quantum computing) alle rappresentazioni digitali, diagnostico-prognostiche on-board e off-board, di asset fisici industriali in operazione (digital twinning), il metodo della simulazione computazionale rappresenta un salto epistemologico ed operativo per culture d’impresa e strategie di business. Filosoficamente, la simulazione computazionale riduce lo scarto epistemico tra modello matematico e mondo fisico in virtù della sua plasticità (in questo sopravanza altri metodi come l’esperimento scrive il filosofo Lenhard). È proprio in questa riduzione dello scarto epistemico che si possono immaginare e produrre nuove opportunità di cocreazione di valore e nuove dinamiche di mercato. Cos’è, filosoficamente, una simulazione computazionale del mondo? Cos’è una produzione simulacrale?” (Accoto 2021)