La computazione che è e che fa esperienza (Accoto 2020)

“La programmazione è rimasta a lungo ‘cieca’ al mondo, al contempo non vista e non vedente. Per fare ‘esperienza’ ha dovuto mutare status ontologico. Significativi due cambi nel modo d’esistenza: uno più antico, l’altro più recente. Agli inizi la computazione è stata un’operazione calcolatoria ‘solipsistica’ (Yuill 2008). Un programma software non poteva essere interrotto nel suo funzionamento e occorreva attenderne la fine (batch). Per aprirlo agli eventi esterni e al mondo, abbiamo dovuto cambiarne natura inventando l’operazione di interruzione (interrupt) perché un programma avvertisse il bisogno di attenzione da parte di una qualche periferica (mouse o altra esternalità mondana). Il codice ha così cominciato a ‘sentire’ il mondo in cui è ospitato e oggi i computer lavorano a interruzione. Ma non è bastato. L’altra evoluzione rilevante riguarda ciò che storicamente si definisce ‘intelligenza artificiale’, oggi nella forma di machine e deep learning (…) Tecnicamente, parliamo di trasformazione dei dati in uno spazio geometrico vettorializzato, di ottimizzazione della ricerca delle funzioni di fitting, di aggiustamento dei pesi e delle deviazioni per retropropagazione dell’errore (backpropagation) e così via. Filosoficamente, cos’è fare ‘esperienza’ per una macchina?” (Accoto 2020, Mani, Menti, Mercati. Automazione e ominazione tra machine experience e machine economy, in Il primato delle tecnologie, Mimesis)

Tecnoversi inflazionari e competizione all’inesistente (Accoto 2020)

“In che modo e per che cosa competono, oggi, le infostrutture/infrastrutture planetarie che chiamiamo big tech? Sono dei monopoli, degli oligopoli o piuttosto -con un neologismo di Nicolas Petit – dei moligopoli? Se sono tali, qual è allora la natura ultima della nuova competizione moligopolistica e come si esercita nel nuovo mondo? Competono nel/col presente degli attuali assetti industriali o piuttosto, paradossalmente, competono con l’inesistente, con imprese che -come si sostiene- non sono ancora nate? E com’è fare una competizione all’inesistente? Quando e perché i nuovi mercati tecnologici divengono veri e propri tecnoversi inflazionari? Quali le forze e le strategie espansive evocate nativamente per la cocreazione di valore? Filosoficamente cos’è, dunque, ‘competizione’ nell’era degli stack inflattivi multiversali?” (Accoto 2020)

Prodotti, servizi, collassi (Accoto 2020)

“Da merci e prodotti a servizi e esperienze a collassi e multiversi. In una prospettiva strategico-prefigurativa, questo diagramma di sintesi evoca e incrocia molteplici dimensioni della relazione mondo-macchina. Lungo un vettore cronologicamente orientato, di volta in volta, indica: forma della macchina produttiva (factory, platform, stack), scopo della dinamica produttiva (goods/products, services/experiences, collapses/multiverses), tempo della valorizzazione produttiva (dallo skew-time al real-time al near-time). In questo percorso, la distanza ontologica tra mondo e macchina si viene accorciando sempre più (per salti successivi) con una tendenza all’immedesimazione per assimilazione del mondo da parte della macchina. Questa crescente identità si costruisce e si incarna nella capacità della macchina-stack (delle macchine-stack) di far collassare, istante per istante, lo stato del mondo. Il collasso avviene attraverso le operazioni di misurazione e simulazione che l’infrastruttura macchinica costantemente attiva dando così vita ai possibili multiversi, detti anche più comunemente ecosistemi” (Accoto 2020, in progress)

     

Dalle ‘catene’ del valore ai ‘collassi’ del valore (Accoto)

“Sorprendentemente, potremmo osare e dire allora che forse non esistono più le catene del valore con cui le imprese immaginano servizi e mercati. Piuttosto, nel solco di una suggestione filosofico-quantistica, ci sarebbero mondi costantemente evocati, misurati e creati dentro e attraverso molteplici tecnoversi (o universi tecnologici planetariamente istanziati). Sempre più con dati, codice in runtime, algoritmi e protocolli a varia scala, super piattaforme in stack e infostrutture tecnoversali operazionalizzano i collassi (della funzione d’onda) del valore. Dunque in questa mia incursione arrischiata, non avremmo più a che fare con ‘catene del valore’, ma con ‘collassi del valore’. In prospettiva, il valore non si produrrà per concatenamento, ma per collassamento. Stack tecnologici, dunque, al pari di mega macchine quantistiche che collassano ininterrottamente lo stato del mondo e con esso la creazione di valore di business. Se questo ha un qualche senso esplorativo, allora vanno ripensati modelli di pensiero e paradigmi culturali. Per passare, concettualmente e strategicamente, dalle classiche catene del valore agli attuali ecosistemi del valore ai prossimi multiversi del valore” (Accoto 2020)

From Value Chains To Value Collapses

“Surprisingly, we could dare and then say that perhaps value chains with which companies imagine services and markets no longer exist. Rather, in the wake of a philosophical quantum suggestion, there would be many worlds constantly evoked, measured, and created within and through multiple technoverses (i.e. planetary instantiated technological universes). More and more with data, code in runtime, algorithms, and protocols at various scales, super platforms, stacks and technoversal infostructures operationalize the collapses (of the wave function) of the value. So in my risky foray, we would no longer have to deal with ‘value chains’, but with ‘value collapses’. In perspective, the value will not be produced by chaining, but by collapsing. Technological stacks, therefore, like mega quantum machines that continuously collapse the state of the world and with it the creation of business value. If this makes any exploratory sense, then business patterns and cultural paradigms need to be rethought. To move, conceptually and strategically, from the classic ‘chains of value’ to the current ‘ecosystems of value’ to the emerging ‘multiverses of value'”(Accoto 2020)

Refactoring o del codice degradabile e indecifrabile (Accoto)

“Le operazioni di rifattorizzazione del codice sono chiamate a rivelare la sua complessità nascosta e a rimediare alla sua degradazione nel tempo e nella scala. Così il refactoring del software è una pratica arrischiata e vitale, al contempo indesiderata e inevitabile: deve preservare la leggibilità (e familiarità) umana del codebase di servizi e applicazioni riducendone la complessità non necessaria ed aumentandone la performatività. E senza che questo cambiamento ottimizzante interno al sistema in deterioramento risulti visibile all’esterno. Filosoficamente, il refactoring avverte e affronta il rischio della programmazione come linguaggio degradabile e indecifrabile. Saper leggere questa (degrazione della) nuova scrittura vivente del mondo, allora, deve essere operazione ingegneristica tanto quanto filosofica” (Accoto 2020)

“Code is a living, breathing thing … Refactoring at scale also goes hand-in-hand with refactoring live systems” (Refactoring at Scale, Lemaire, 2020)

“One of the problems with analyzing code is that its written expression represents only its static form before it has been processed. Code is at once what it is and what it does” (Critical Code Studies, Marino, 2020)

“Software refactoring operations are called upon to reveal code hidden complexity and to remedy its degradation over time and scale. Thus software refactoring is a risky and vital practice, at the same time undesired and inevitable. It must preserve the human readability (and familiarity) of the codebase of services and applications reducing its unnecessary complexity and increasing its performativity (optimization of the internal degrading machine state not to be made visible on the outside). So, philosophically, refactoring warns and faces the risk of programming as a degradable and indecipherable language. Knowing how to read (this degradation of) the new living computational writing of the world need to be a software engineering operation as much as a philosophical one “(Accoto 2020)

L’inflazione del reale (Accoto 2020)

Dell’inflazione del catalogo del reale (Accoto 2020)

“La computazione generativo-avversativa delle reti neurali artificiali (GAN) istanzia l’avvio di una nuova era mediale inflazionaria. L’ontogenesi sintetica del reale -ad es. le foto di volti di umani inesistenti ad alto effetto di realismo oppure la simulazione computazionale additiva o sottrattiva di contesti reali e multiversali- rappresenta un sorprendente balzo tecnologico, ma anche una nuova sfida epistemica. In particolare, grazie alle reti neurali artificiali avversative, frutto dei giochi competitivi di una rete generativa (generator) e una discriminativa (discriminator), operazionalizzate tra confusion matrix e inception score, l’apprendimento macchinico avversariale (adversarial machine learning) non è chiamato, infatti, solo a riconoscere algoritmicamente volti o contesti. Piuttosto ha il compito di generarne ad hoc di nuovi sinteticamente, infinitamente e realisticamente. Ma ogni ondata mediale inflattiva del catalogo del reale scardina ordini di discorso e regimi di verità e al contempo ne invoca di nuovi. Richiedendo allora, ad es., una nuova investigazione culturale e concettuale del senso del volto. Filosoficamente che cos’è, dunque, un volto?” (Accoto 2020)

On the inflation of the catalog of the real (Accoto 2020)

“The generative-adversative computation of artificial neural networks (GAN) instantiates the beginning of a new inflationary media age. The synthetic ontogenesis of the real – e.g. photos of non-existent human faces with a high effect of realism or the additive or subtractive computational simulation of real and multiversal contexts – represents a surprising technological leap, but also a new epistemological challenge. In particular, thanks to the artificial adversative neural networks -the result of the competitive games of a generative and a discriminative network (called generator and discriminator) operationalized by confusion matrix and inception score- the new adversarial machine learning is not focused, in fact, only to algorithmically recognize faces or contexts. Rather, it has the scope to generate ad hoc new ones synthetically, infinitely and realistically. But each new inflactive wave of the catalog of the real undermines orders of discourse and regimes of truth. At the same time it invokes new ones. Thus requiring in our case a new cultural and conceptual investigation of the sense of the faciality. Philosophically what, then, is a face? ” (Accoto 2020)



Governare il tecnologico (Accoto 2020)

“Evocare l’idea di un governo della tecnologia in un’era di transizioni epocali è operazione tanto immediata quanto immensamente complessa. L’immediatezza è figlia del senso di urgenza e di vulnerabilità da cui ci sentiamo investiti, la complessità del tasso di incertezza e ignoranza su nature, legami e impatti delle emergenti tecnicità. Ma non solo. Più fondativamente, il discorso del governo del tecnologico implica un’ambiguità di fondo. In questo caso, di dover qualificare il proprio oggetto oscillando, di volta in volta, tra due estremi: la tecnologia come risorsa e come rischio. A questa ambiguità, se ne aggiunge una ulteriore che riguarda, invece, proprio l’essenza del governo. Per il filosofo della politica, Machiavelli, il governare deve essere considerato un esercizio costitutivamente contraddittorio e arrischiato: al contempo -scriveva- ‘ruina’ e ‘remedio’. Dunque, ci troviamo di fronte ad un combinato e arrischiato assemblaggio: da un lato la tecnologia come risorsa e rischio, dall’altro il governo come rovina e rimedio. Lontano da porti sicuri, una navigazione positiva e proficua agli incroci possibili di queste correnti e venti richiederà, di certo, uno sforzo di pensiero e di azione senza pari (Accoto 2020)”

“Evoking the idea of ​​a governance of technology in an era of epochal transitions is as immediate as it is very complex. The immediacy is derived from the sense of urgency and vulnerability by which we feel invested. The complexity -in turn- is grounded on the rate of uncertainty and ignorance on the natures, connections, and impacts of current emerging technicalities. But not only. More fundamentally, the discourse of the governance of technology implies at least two basic ambiguities. Firstly, the need to qualify the technical domain by constantly oscillating between two extremes: technology as a resource and technology as a risk. But there is a further one that concerns, instead, the very essence of ‘government’. For the political philosopher Machiavelli, governing must be considered a constitutively contradictory and risky exercise. At the same time, he wrote, ‘ruina’ (ruin) and ‘remedio’ (remedy). Therefore, we are facing a combined and risky assemblage: on the one hand technology as a resource and risk, on the other governance as ruin and remedy. Far from safe harbors, a positive and profitable navigation at the possible crossroads of all these currents and winds will certainly require an unparalleled effort of thought and action (Accoto 2020) “

Impredicibilità e osservabilità di architetture e sistemi (Accoto 2020)

“In quanti modi insospettabili e arrischiati può fallire un sistema software complesso? Che questioni filosofiche e operative solleva, allora, l’impredicibilità degli stati interni un’architettura informatica ad alta cardinalità? Perché l’idea e la pratica consolidate del monitoraggio dei sistemi non sono più sufficienti e occorre piuttosto muovere le culture d’impresa verso l’observability engineering? Le complessità sistemiche legate alla progettazione e implementazione di applicazioni nuvolo-native, di soluzioni micro-servite, di pratiche sviluppo-operative orientano oggi sempre più verso una nuova filosofia dell’osservabilità. Osservabilità che diviene, dunque, esperienza ed esercizio di introspezione macchinica, confessionale e penitenziale al contempo. La macchina chiamata a rivelare (a rendere visibile) al mondo esterno il suo stato -fallimentare- interno (di norma invisibile). Complessità, macchinicità e conoscibilità si insinuano, dunque, filosoficamente dentro il dominio del software engineering. Software che non è, allora, solo asset ingegneristico, ma vera liability filosofica” (Accoto 2020)

“In how many unexpected and risky ways can a complex software system fail? What philosophical and operational questions, then, does the unpredictability of internal machinical states raise in a high cardinality computer architecture? Why is the consolidated idea and practice of systems monitoring no longer sufficient and it is rather necessary to move our current business cultures towards the observability engineering? The systemic complexities related to the development and deployment of cloud-native applications, micro-served solutions, developmental-operational practices are increasingly orienting towards a new philosophy of observability. Observability that becomes, therefore, an experience and an exercise of mechanical introspection, confessional and penitential at the same time. The machine is forced to reveal (to make visible) to the outside world its internal (usually invisible) - failure - state. Complexity, machinery and knowability, therefore, insinuate themselves philosophically into the domain of software engineering. Software that is not, then, just a powerful engineering asset, but a true philosophical liability "(Accoto 2020)