Forge is my philosophical tech lab. The philtech lab supports organisations and institutions in technically, critically and strategically thinking about code economy, data science, artificial intelligence, platform design and blockchain business.
La nuova economia della macchina: da general-purpose a institutional technologies.
Dobbiamo andare oltre i paradigmi dell’intelligenza simulata (cognition senza mente e senza mondo) o della agentività macchinica (agency senza intenzionalità e senza responsabilità). E’ necessario per le imprese esplorare piuttosto e più strategicamente la potenza “istituente” delle nuove ingegnerie, la loro capacità di dare vita a nuove forme di istituzionalità più-che-umane (automation + augmentation + coordination). Dunque, né fintamente intelligente, né banalmente agente, ma più radicalmente istituente.
Per l’appunto, “nuova vitam instituere” come recitava il titolo del mio intervento all’ultima edizione della MIT Sloan Management Review Conference 2025 (slide sotto e articolo al primo commento).
Saranno mesi di forte sovraesposizione mediatica, ma anche di sperimentazione innovativa sulla frontiera ingegneristica dell’emergente economia agentiva. Al centro dell’attuale progettazione, sono identità, funzionalità, sicurezza e responsabilità istituenti degli agenti artificiali autonomi in un ecosistema di co-creazione di valore. In una prospettiva concreta, segnalo tre rilevanti iniziative, recenti e differenti, che stanno lavorando sulla creazione di trust negli agenti autonomi (e nelle architetture ed ecosistemi di economia agentica): “Loyal Agents” (Alex Pentland & C.), “Trustless Agents” (Marco Rossi & C.), “Identity Management for Agentic AI” (Tobin South & OpenID Foundation)
Più filosoficamente, nell’era degli ecosistemi multiagentici, la cocreazione di valore sarà un dispositivo “catallattico” (di scambio o transazionale), “simpoietico” (di coevoluzione o coopetitivo) e “prolettico” (di anticipazione o feedforward) con cui attori economici eterogenei -antropici (umani) e non antropici (agenti)- autonomamente e contestualmente scambieranno servizi-per-servizi integrando risorse di varia natura (operanti e operande, tangibili quanto intangibili, naturali e non, proprietarie e non proprietarie, automate ed eteromate, algoritmiche e protocologiche).
Con catallassi, simpoiesi e prolessi, questi ecosistemi multi-agente cercheranno così di valorizzare non solo gli ‘effetti di rete’ (network effects), ma anche gli ‘effetti di scala’ (scale effects) e gli ‘effetti di flusso’ (flow effects) su temporalità e spazialità more-than-human. Le nuove ingegnerie (come ad esempio i modelli linguistici su larga scala o i registri distribuiti a consenso crittografico o i protocolli comunicativi di una rete quantistica) andranno viste allora nella loro capacità “istituente” (non solo “agente”), come nuovi meccanismi e dispositivi di coordinamento di interazioni socioeconomiche più-che-umane. A quel punto il concetto stesso di ‘mercato’, come scrivono per altro verso Posner e Weyl, dovrà essere ripensato. Siamo pronti a ragionare sul potere istituente degli agenti autonomi?” (Accoto 2025)
“Like people, no agent stands alone but instead thrives in a community. People have policies and rules that govern their behavior and so do agents. Like people, no one single agent is probably in the position to address larger challenges, and like people, agents work in teams to solve bigger and more complex problems. People organize into multi-layered groups called governments to create frameworks for laws, policies, and regulations, and soon agents will evolve similar governance structures. People organize into modern ecosystems we call businesses to provide services that no individual person can do on their own, and soon so will agents also. Agentic Mesh provides the services that let agents collaborate. It makes agents discoverable, observable, and operable” (Broda & Broda, Agentic Mesh 2026)
AI: From Tokens to Markets (Accoto 2025) – qui una slide da un mio recente intervento corporate sulle frontiere delle nuove ingegnerie istituenti. Cos’è, dunque, filosoficamente un large language model: un text predictor, un knowledge engine o un market maker?
Come ho scritto altrove <<… sarà necessario che il nostro pensare intorno alle nuove ingegnerie (dalle intelligenze artificiali alle reti decentralizzate alle comunicazioni quantistiche) evolva oltre la dimensione “strumentale” -con cui ingenuamente molti le analizzano ancora- per andare verso una loro interpretazione più “strutturale” e finanche “istituzionale”. È strategico cominciare a pensare, ad esempio, ai modelli linguistici su larga scala o ai registri decentralizzati a consenso crittografico o ancora alle reti di quantum communication non come mere strumentalità tecnologiche (dagli algoritmi di back-propagation ai protocolli di zero-knowledge proof ai dispositivi sim-to-real/real-to-sim al quantum networking) alla base di “soluzioni” e “sistemi”, ma come emergenti forme di “istituzioni” socio-economiche. E cioè potenziali (certamente anche arrischiate) istituzionalità più-che-umane che si affiancheranno e si incroceranno (e col tempo anche in competizione direi) con altre, diverse e più antiche istituzioni come le imprese, i mercati, le burocrazie, gli stati. Esploreremo insieme l’orizzonte tecnologico per cogliere speculativamente questa sorprendente capacità “istituente” della tecnica … >> (Accoto 2025)
Un primo approfondimento più esteso lo potete trovare nell’articolo pubblicato e ora disponibile in open access
Accoto C. (2025), L’Intelligenza artificiale: soluzione, sistema o istituzione?, Sinappsi, XV, n. 2, pp. 8-17. Sinappsi è la rivista quadrimestrale di INAPP, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche
Quattro slide estratte dal mio keynote della settimana scorsa al 10° Forum Leopolda Salute 2025 in un intervento che ha toccato la questione della trasformazione di medicina, salute e cura nell’era delle nuove ingegnerie. Dunque, che cos’è filosoficamente la malattia, cos’è la salute e cosa è la cura? Ho esplorato l’orizzonte delle morfosi esistenziali e non solo strumentali (metafisiche ed epistemiche, diagnostiche e terapeutiche) che la dimensione sanitaria viene fronteggiando, tra vulnerabilità e opportunità, alle prese con nuove tecnologie medicali, nuove culture curative e nuove organizzazioni ospedaliere. Un grazie agli organizzatori (Koncept) per l’invito, a Luca Telese (La7) per la moderazione, al Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, per l’introduzione alla giornata, ai panelisti e ai partecipanti tutti per gli apprezzamenti finali. Essendo in terra di Toscana, ho chiuso il mio intervento plenario richiamando Leonardo da Vinci: perchè non immaginare, allora, che sensori e simulazioni algoritmiche future possano essere il proseguimento in positivo delle antiche dissezioni e illustrazioni anatomiche? In quanti e quali nuovi modi daremo conto di questo rinnovato de humani corporis fabrica?(Accoto 2025)
Pubblicato e disponibile in open access: Accoto C. (2025), L’Intelligenza artificiale: soluzione, sistema o istituzione?, Sinappsi, XV, n. 2, pp. 8-17. Sinappsi è la rivista quadrimestrale di INAPP, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche.
<< … Solo più recentemente lo sguardo storiografico si è opportunamente aperto a considerare l’automazione cognitiva come un più complesso fenomeno sociotecnico di lunga durata e di ampia portata. Così sono venuti emergendo orizzonti più problematizzanti e interdisciplinari. A titolo illustrativo, possiamo ricordare qui: l’orientamento ricostruttivo socio-politico (Pasquinelli 2023) oppure quello geo-culturale (Cave e Dihal 2023) o ancora quello storico-concettuale (Donnelly 2024). Nel primo caso, quello “socio-politico”, si porta in evidenza come la cosiddetta intelligenza artificiale riguardi più l’automazione dell’intelligenza del lavoro e delle relazioni sociali che l’imitazione dell’intelligenza biologica (…) Nel secondo caso, quello “geo-culturale”, l’attenzione interpretativa viene spostata ulteriormente a esplorare come il fenomeno dell’intelligenza artificiale e delle sue ingegnerie non sia planetariamente omogeneo, ma venga declinato variamente a seconda delle diverse aree geografiche e culturali (…) Infine col terzo caso, quello “storico-concettuale”, il focus della ricostruzione storica si centra sulle scienze e sulle pratiche di comprensione (e compressione) dell’umano attraverso teorie e discipline riduzioniste dello stesso … >>
(Accoto C. (2025), L’Intelligenza artificiale: soluzione, sistema o istituzione?, Sinappsi, XV, n. 2, pp. 8-17)
Alcuni scatti dal mio intervento plenario a IDIA Festival 2025, la giornata di analisi e riflessioni sull’intelligenza artificiale voluta e promossa dal Presidente Giuseppe Conte. Un ringraziamento a lui e allo staff per l’invito e l’ospitalità in una giornata ricca di prospettive e interventi arrivati a confrontarsi alla Città della Scienza di Napoli che ha ospitato per l’occasione anche un’area espositiva sulle nuove tecnologie. Sotto l’abile guida dei giornalisti Duilio Giammaria (RAI) e di Annalisa Girardi (Fanpage), un evento largamente partecipato a tema “AI per il bene comune”. Come dico sempre, le interrogazioni di senso provocanti e istituenti sono esistenziali (e politiche) da ultimo: perchè e per chi lo facciamo …
Felice di festeggiare un anno dall’uscita del mio ultimo saggio “Il Pianeta Latente” con la bellissima recensione che ne ha fatto, sul numero in edicola di Harvard Business Review, Armando Massarenti filosofo, giornalista e firma storica del supplemento culturale «Il Sole 24 Ore – Domenica» di cui è stato anche direttore. Lo ringrazio per l’attenzione interpretativa che ha voluto dedicare al volume, per la lettura sofisticata e perspicace che ne ha dato e per le parole di apprezzamento … buona lettura in edicola fisica e negli store online! Un grazie di nuovo al Direttore di HBR Italia Enrico Sassoon per l’ospitalità a sorpresa … e naturalmente ai tanti lettori e lettrici che in questi mesi hanno studiato, commentato e condiviso le tesi provocanti del saggio nei suoi tre capitoli (1. l’ultima parola, 2. l’occhio assente, 3. l’atto osceno)
– Welcome back to MIT (2025-2026) La stagione autunnale inizia col ritorno al campus per continuare a esplorare filosoficamente le frontiere delle nuove ingegnerie.
Questa è anche la parte dell’anno durante la quale traccio le mie linee di incursione filosofica arrischiata per i prossimi 12-18 mesi (phil-tech labs). Questi percorsi nascono all’incrocio di interessi teoretici e letture, da emergenti speculazioni culturali e strategiche e con le domande di senso che mi hanno posto imprese, organizzazioni e istituzioni promotrici dei vari phil-tech lab già fissati in calendario in Italia per il 2025 e 2026.
L’orizzonte esplorativo di quest’anno è: < il destino istituente della tecnica >. Se nel mio ultimo saggio (Il Pianeta Latente, Egea 2024) ho evocato la dimensione “provocante” della tecnica, qui il focus ora si sposterà su quella “istituente” (dalle provocazioni della tecnica alle istituzioni della tecnica). Questo tema generale verrà di fatto poi declinato in cinque percorsi speculativi in tensione tra postumità (from) e prodromicità (to):
1. From protocolar policy to protocological politics (topics: future leadership, governing pandora, value horizoning, multipolar techno-nationalism …)
2. From general-purpose technologies to institutional engineering (topics: machine agency, quantum communication, crypto-robotics, bio & neuro-engineering …)
3. From invisible hands to autonomous markets (topics: agentic economy, radical & proprietary markets, decentralized AI, consensus networks …)
4. From ethical humanism to existential planetarity (topics: more-than-human ethos, ai-trust, cyber-peace & cyber-war, philosophy of outer space …)
5. From artificial intelligence to synthetic cognition (topics: co-intelligence, positive disalignment, unconscious assemblages, infrastructure thinking …)
— C’è un che di emergenziale e di tragico e al contempo di ingenuo e illusorio nel modo con cui imprese (e società) affrontano il presente passaggio epocale. È questo accanirsi e perdersi nella narrazione tecnologica strumentale senza uno sguardo sull’orizzonte ingegneristico istituente. Spesso sono prigioniere della cronaca minuta e digiune di visione di lungo periodo. As esempio, sul senso istituente di un modello linguistico su larga scala, di un registro decentralizzato a consenso crittografico, di un protocollo di comunicazione su rete quantistica. Per fare i tre casi di tecnologie institutional e non solo general-purpose che vengo esplorando nei miei ultimi percorsi di ricerca e lab.
— Ci si aggrappa così ad un pensare metaforico, facilitante e facilitato, per evitare lo sforzo di fronteggiare con competenze e conoscenze nuove il divenire delle ingegnerie contemporanee. Ma è una battaglia di civiltà e di economia persa questa se, dopo i primi momenti di smarrimento in cui comprensibilmente ci si rifugia per l’appunto nella metafora, nell’analogia, nell’immagine (tutte anestetiche) per affrontare il nuovo, poi in maniera più risoluta non si procede e non si approda rapidamente, con studio e pratica, dentro i paradigmi e i saperi propri della novità che avanza. E non solo il coding, ma la filosofia del codice per dire. Che sarebbe l’unica cosa sensata da fare, credo.
— Innovazione che naturalmente evolve nel caos e nella crisi per inflazioni e deflazioni, per bolle e strati, ma che evoca e disegna in ogni caso orizzonti planetari radicalmente mutati con cui fare anche crudemente i conti. Fati che, come dice il filosofo, “nolentem trahunt” con buona pace di tanti. Che non significa soggiacere inerti ad una forza necessitante irredimibile, ma solerti avere cognizione del furore in essere iuxta propria principia. Delle sue logiche e dinamiche, delle sue opportunità e finanche delle sue criminalità. Poeticamente detto, non ci arriveremo per sentieri agevoli né indolori. Perché le cartografie saranno senza carte e le scosse telluriche violente e trasfiguranti …(Accoto 2025)
un rientro allora dalle vacanze, come recita il titolo, “a rotta di collo”