Il codice, κυβερνήτης del mondo (Accoto)

“Sempre più la capacità di forgiare e incorporare software nel mondo sta diventando vettore competitivo differenziante per imprese e organizzazioni. Perché filosoficamente e operativamente scrivere codice è evocare mondi all’esistenza. Così le stringhe di programmazione sono in realtà linee di costruzione del reale. Tuttavia, la fabbrica del codice software non è (solo) la sua produzione informatica. La sua fabbrica è (anche) la sua ingegneria logistica che è, insieme, prima interna alla macchina per riscrittura di linguaggi e poi esterna alla macchina per incapsulazione nel mondo. Tali sono le architetture astrattive e orchestrative per la containerizzazione del codice industrialmente scalabile di Kubernetes: un assemblaggio orchestrante e automatizzante per eseguire workload containerizzati -con Docker ad esempio- in host multipli. Tecnicamente questo assemblaggio distribuisce e gestisce la micro-incapsulazione del codice nel mondo. Ma questa non è semplice logistica, questa è l’effettiva scrittura/fabbrica del codice che in runtime e in realtime diviene il mondo. Dunque, non è mera movimentazione, piuttosto è la sua vera produzione” (Accoto 2021)

La computazione immonda (Accoto)

“Il divenire-ambientale della computazione è una nuova terraformazione, un nuovo modo di sentire e abitare il pianeta, una nuova forma di civilizzazione insieme antropica e negantropica. Per questo nuovo atterrare dell’umano sul pianeta Terra, le metafore ambientali e volumetriche della computazione si sono ampliate. Così, cloud computing, fog computing, edge computing mappano, oggi, figurativamente e tecnicamente i dove della computazione, le sue locazioni: sulla nuvola, nella nebbia o al margine del mondo. E tuttavia, queste collocazioni spaziali della computazione sono anche e soprattutto configurazioni modali della computazione. Tra sensing, mining e learning dobbiamo riconoscere che nuvole, nebbie e nodi non sono tanto luoghi della computazione, quanto soprattutto modi della computazione. Di più e più radicalmente, incarnano proprio un nuovo modo d’essere del mondo. Dalla nuvolo-natività delle applicazioni passando per i livelli intermedi dei fog gateways fino ai nodi di edge disseminati e impiantati nel terreno, la computazione si immonda, si fa nuova stratificazione geologica. Da ultimo e più filosoficamente questa computazione (che si) immonda diviene il mondo” (Accoto 2021)

The mundane computation (Accoto)

“The becoming-environmental of computation is a new terraforming, a new way of feeling and inhabiting the planet, a new form of civilization, anthropic and neganthropic at once. For this new landing of the human on planet Earth, the environmental and volumetrical metaphors of computation have expanded. Thus, cloud computing, fog computing, edge computing map, today, figuratively and technically, the locus of computation, its locations: on the cloud, in the fog or at the edge of the world. And yet, these spatial locations of computation are also and above all modal configurations of computation. Between sensing, mining, and learning, we must recognise that clouds, fogs, and nodes are not so much places of computation as they are primarily modes of computation. More radically, they embody a new way of being of the world. From the cloud-nativity of applications through the intermediate layers of fog gateways to the edge nodes scattered and implanted in the ground, computation becomes mundane, it becomes a new geological stratification. Finally, and more philosophically, this worldly computation becomes the world” (Accoto 2021)

Il software o della scrittura che diviene mondo (Accoto 2021)


Come ho sollecitato nel primo capitolo del mio saggio “Il mondo dato” (2017), è tempo di gettare uno sguardo filosofico sul codice software. Dobbiamo avviarci ad esplorare più filosoficamente questa nuova scrittura-fabbrica del mondo se vogliamo comprendere il fondamento radicale di questa nostra nuova civilizzazione umana. Dunque, dobbiamo guardare ontologicamente al codice software come nuova forma di scrittura che nel dire il mondo si fa mondo. Come argomenta Possati nella sua lettura post-fenomenologica e ricoeuriana del software inteso in ultima istanza come “processo ermeneutico”, tra astrazione e concretizzazione, distanziamento e appropriazione, tra compiler/assembler e CPU, “non solo il software fa quello che dice, ma anche diviene quello che dice”. Un saggio in uscita, “Software as Hermeneutics” (2021), da leggere per ampliare gli orizzonti culturali interpretativi del codice software, invisibile vettore fondativo della nostra civiltà presente e futura, dai media digitali alla moneta programmabile

Del governo (crittografico) di sé (Accoto 2021)

“Come e perchè si costruisce e si produce tecnicamente un’identità digitale? Secondo quali dispositivi sociotecnici si può istanziare oggi potendo essere centralizzata, federata, decentralizzata? Quando e in che senso emerge crittograficamente questa nuova ‘identità sovrana’, questa nuova ‘sovranità di sè’ o ‘self-sovereign identity’ e come si assembla tecnicamente una SSI? Che ordini di discorso e che linee di fuga intorno al sé e alle reti (alla pari) dei sé evoca? Oltre il paradigma della sorveglianza e della confessione, oltre il penitenziario e il penitenziale, che orizzonte e che senso filosofico si apre con questo nuovo governo (crittografico) di sé?” (Accoto 2021)

On the (cryptographic) government of self (Accoto 2021)

“How and why is a digital identity technically constructed and produced? According to which socio-technical assemblages can it be instantiated today since it can be centralized, federated or decentralized? When and in what sense does this new ‘sovereign identity’ (this new ‘self-sovereign identity’) emerge cryptographically and how is an SSI technically created? What orders of discourse and lines of flight around the self and the (peer) networks of selves does it evoke? Beyond the paradigm of surveillance and confession, beyond the penitentiarial and the penitential, what philosophical horizon and sense does this new (cryptographic) government of self open up?” (Accoto 2021)

NFT o del disegno dell’infungibile (Accoto 2021)


“Tecnicamente, direi che un NFT o non-fungible token è un assemblaggio contrattuale di natura computazionale. Disegnato, standardizzato ed eseguito attraverso eventi, indirizzi, metodi, funzioni, protocolli e metadati istanzia quella che definirei, più filosoficamente, ‘un’astrazione digitale valorizzante’ (per/su diritti, privilegi, proprietà, unicità, scarsità e così via). Dunque, nuove forme sociotecniche di quella che chiamo ‘assettizzazione del codice’ software -evocata nel caso dalle meccaniche e dalle operazioni di standardizzazione di ERC-721 (tra risorse, interfacce, librerie, primitive crittografiche e altro)- si vengono sperimentando. Nei criptosistemi e nei criptomercati che definisco ‘postbizantini’ (e nell’arte ‘postbizantina’ che ne viene emergendo con i recenti casi di criptoarte), questa nuova creazione, conservazione e circolazione di oggetti-valori digitali infungibili rappresenta una forma di programmabilità del mondo anche speculativamente sfidante. E, in effetti a ben guardare l’immaginazione e la progettazione crittografica dell’infungibilità è un tema filosofico cruciale nell’orizzonte tecnicale a venire” (Accoto 2021)

“Technically, I would say that an NFT or non-fungible token is a computational contractual assembly. Designed, standardized and executed through events, addresses, methods, functions, protocols and metadata, an NFT instantiates what I would call, more philosophically, a ‘digital abstraction’ of value (for/about rights, privileges, ownership, uniqueness, scarcity and so on). Thus, new socio-technical forms of what I call software ‘code assetization’ – evoked in this case by the engineering mechanics and standardization operations of ERC-721 (between resources, interfaces, libraries, cryptographic primitives and more)- are being experimented. In the cryptosystems and cryptomarkets that I define as ‘post-byzantine’ (and in the ‘post-byzantine’ art that is emerging with recent cases of cryptoart), this new creation, conservation and circulation of unfungible digital objects-values represents a form of programmability of the world that is also speculatively challenging. And, indeed on closer inspection, the imagination and the cryptographic design of unfungibility is a crucial philosophical issue on the technical horizon to come” (Accoto 2021)

Toward a ‘subzero moment of truth’ or ‘szmot’? (Accoto 2021)

“Le attività di marketing se progettate e operazionalizzate alla luce delle tecnologie dell’AI sono orientate dal vettore della produzione di ‘predizione’. Seguendo questa suggestione, azzarderei allora dicendo che i ‘moments of truth’ tendono a retrocedere ulteriormente oltre lo zmot classicamente inteso. Infatti, possiamo immaginare che con machine e deep learning, tra simulazioni e predizioni, il momento zero della verità (che nel marketing si dice precedere il primo, il secondo e il terzo momento) venga forse ulteriormente postato ed effettivamente anticipato lungo la catena degli eventi. Potremmo allora osare e immaginare un “subzero moment of truth” (lo chiamerei “szmot”) del marketing, un momento della verità che – in ragione delle simulazioni previsionali sui futuri possibili – misurativamente e proletticamente collassa il mondo innescando poi tutti gli altri” (Accoto 2021)

“Marketing activities when designed and operationalized in light of AI technologies are oriented by the vector of ‘prediction’ production. Following this suggestion, I would then venture the hypothesis that ‘moments of truth’ tend to retrogress further beyond the classically well-known zmot. In fact, we could speculate that/if with machine and deep learning, between simulations and predictions, the ‘zero moment of truth’ (which in marketing is said to precede the first, second and third moment) is perhaps further moved back and actually anticipated along the chain of events. Could we thus dare and imagine in marketing a ‘subzero moment of truth’ (which I would call ‘szmot’)? That is, a ‘moment of truth’ that -due to predictive simulations on emerging and possible futures- measurably and proleptically collapses the world and then triggers all the others?”

MLOps come nova fabrica mundi (Accoto 2021)

“Scalare in produzione e in competizione le tecnologie del machine learning è una delle sfide più ardue e urgenti a cui sono chiamate oggi le imprese. Nell’orizzonte tecnicale in divenire, le machine learning operations (MLOps) sono infatti chiamate a standardizzare e ottimizzare la gestione costante e completa del ciclo di vita dell’apprendimento automatico. Strategicamente, questa operazionalizzazione -con i suoi artifacts, le sue pipelines di continuous delivery e integration, le sue feature factories o stores e molto altro- ha lo scopo di mitigare i rischi industriali (economici, organizzativi, regolatori e altri ancora) connessi al dispiegamento massivo e automatizzato dei modelli di machine learning per il business. Filosoficamente questa ingegneria operazionalizzata dell’apprendimento automatico sostanzia una strategia epistemica del riconoscimento meccanizzato di ‘senso’ del/nel mondo (pattern recognition). In concreto, i modelli (della macchina) addestrati ed educati a riconoscere le ‘classi’ (del mondo) attraverso tecniche di estrazione, di messa in stoccaggio e di messa in produzione di features. Questo peculiare learning (sociotecnico) della macchina diviene, di fatto, nova fabrica mundi” (Accoto 2021)