Ontogenesi come ectogenesi

“L’ontogenesi del nostro mondo automato è, in verità, una ectogenesi: un mondo cresciuto dalle macchine”
(Accoto 2019)

“The ontogenesis of our automated world is, in truth, an ectogenesis: a world nursed by machines”
(Accoto 2019)

 

 

“Come la macchina incontra il mondo?” (Accoto, 2019)

“E, dunque -si dice- le macchine devono poter ‘apprendere in automatico dall’esperienza’ (o imparare da sé attraverso l’esperienza, si potrebbe anche dire). Nella sua scarna semplicità, questa frase condensa il significato corrente di machine learning (apprendimento automatico) e della sua variante arborescente, il deep learning (apprendimento profondo). Questa sintesi al filosofo non basta, naturalmente. Cos’è ‘apprendimento’, cosa è ‘automazione’, cosa è ‘esperienza’ in questo contesto? Operazionalmente, parliamo di trasformazione dei dati in uno spazio geometrico vettorializzato, di ottimizzazione della ricerca delle funzioni di fitting, di aggiustamento dei pesi e delle deviazioni per retropropagazione dell’errore e di molto altro. Come, allora, il mondo (e il business) diviene pensabile e azionabile attraverso questa -non nuova, ma rinnovata- pratica sui dati. In ultima istanza, come la macchina incontra il mondo?” (Accoto 2019)

“And, therefore – they says – machines must be able to ‘learn automatically from experience’ (or learn by themselves through experience, one could also say). In its skinny simplicity, this phrase condenses the current meaning of machine learning and its arborescent variant, deep learning. This synthesis is not enough to philosophers, of course. What is ‘learning’, what is ‘automation’, what is ‘experience’ in this context? Operationally, we talk about transforming data into vectorized geometric spaces, optimizing the search for fitting functions, adjusting weights and bias through errors backpropagation and much more. How, then, the world (and the business) becomes thinkable and actionable through this – not new, but renewed – practice on data? Ultimately, how does the machine encounters the world? ” (Accoto, 2019)

 

Per un’idea di philtech (Accoto 2019)

“Nella mia visione, l’approccio philtech deve poter osare la creazione di forme nuove dell’essere e del fare filosofia. Pertanto non è solo -sic et simpliciter- l’applicazione dell’analisi filosofica alle nuove tecnologie. Piuttosto e più radicalmente è la volontà e la necessità di immaginare e attivare impensate/impensabili logiche e pratiche del filosofare incarnate proprio dalle nuove tecnologie. Credo che altre forme e tecniche del filosofare siano oggi possibili e anzi, forse, ineludibili. Possiamo, ad esempio, cominciare a guardare alla crittografia come ad una sorprendente pratica filosofica di ‘costruzione’ e validazione di nuovi regimi di verità del mondo? O, ancora e viceversa, possiamo vedere nell’hacking un’inaspettata teoria e prassi filosofica di ‘decostruzione’ del nostro mondo? Provocatoriamente, possiamo considerare primitive crittografiche e intrusioni via malware, forme e pratiche nuove del filosofare del XXI secolo?” (Accoto 2019)

In my vision, the "philtech" approach must dare to create new forms of being and doing philosophy. So it is not just -sic et simpliciter- the application of philosophical analysis to new technologies. Instead, it is the will and the need to imagine and activate unthought/unthinkable theories and practices of philosophizing as embodied in new technologies. I believe that other forms and frames of philosophizing are now possible and, perhaps, unavoidable. Can we start looking, for example, at cryptography as a surprising philosophical practice of 'construction' and validation of new regimes of truth of the world? Or, again and viceversa, can we see hacking as an unexpected philosophical theory and  practice of 'deconstruction' of our world? Provocatively, can we consider cryptographic primitives and intrusions via malware as emerging forms and practices of the 21st century philosophy? (Accoto 2019)