[intervista] live questo sabato mattina in radio

[intervista] live questo sabato mattina su radio RTL 102.5 per presentare agli ascoltatori e alle ascoltatrici l’uncanny valley della simulazione computazionale raccontata ne Il mondo in sintesi Felice e grazie per l’invito, l’interesse e l’apprezzamento! Ora anche in podcast audio e video sul sito della radio

“Il mondo in sintesi” su HBR (maggio 2022)

[preview] “Il mondo in sintesi” su Harvard Business Review Italia. Nel numero di maggio in uscita, troverete la segnalazione del mio ultimo saggio fatta dalla rivista. Ne sono felice e onorato. Un grazie di cuore per questa presentazione e per l’autorevole invito alla lettura. Un grazie in particolare al direttore di HBR anche per l’opportunità di anticiparla e condividerla qui in anteprima

Meta, Mugsy e la Macchina del Reale (Accoto, 2022)

“Stiamo facendo esperienza di un passaggio epocale quanto inavvertito culturalmente. Con l’arrivo e il dispiegarsi dell’intelligenza sintetica, le macchine non cercano, infatti, solo di simulare la mente, ma progettano di simulare il mondo. Il clamore mediatico verso la realtà metaversale (metaverso) è solo l’ultimo dei momenti di questo passaggio a realtà estese sinteticamente. Sintetico è l’aggettivo che riprendiamo dalla locuzione media sintetici e che qualifica l’orientamento sempre più volumetrico e incorporato della computazione. In grafica, diremmo che è il passaggio dai pixel ai voxel. Nella computer graphics, un voxel è la versione tridimensionale del pixel. Crasi di vo(lumetric) (pi)xel, il voxel operazionalizza una simulazione digitale ad alta dimensionalità del reale. Una computazione che sempre più si immonda di necessità affronta la questione della volumetricità del mondo e della sua riproducibilità artificiale e macchinica. Così, la volontà di ricreazione digitale di oggetti, corpi, ambienti ad alto grado di realismo impone oggi all’intelligenza artificiale di situarsi nel mondo e affrontare tutta la complessità (e potenzialità e vulnerabilità) delle sue geometrie, delle sue volumetrie e delle sue logistiche” (Accoto 2022) 

[image credits, Yaser Sheikh, Director of Reality Lab at Meta, “Virtual Beings, Being Virtual”, MIT Media Lab event]

Il mondo in sintesi. Prime copie arrivate

Arrivate le prime copie cartacee del mio nuovo saggio. Disponibile dal 7 aprile per quanti e quante vorranno avventurarsi dentro le terre incognite e perturbanti (l’uncanny valley) della simulazione computazionale. Un racconto agile e orientato filosoficamente tra twinning rate e quantum simulator, xr design e bioengineering, artificial faces e dati sintetici, avatar e metaversi. E molto altro. Viviamo, di fatto, uno scarto epocale inavvertito. Per usare un’immagine evocativa, stiamo passando da Blue Marble, la Terra fotografata dall’equipaggio dell’Apollo a Earth-2 il super simulatore planetario progettato da Nvidia. E’ una nuova terraformazione: non è fuga, ma sbarco. Un passaggio di civiltà da leggere culturalmente con densità. Lontano dall’hype del momento (positivo o negativo che sia) e con una domanda politica di fondo: a chi o a cosa, nuovamente, deleghiamo il potere di rappresentare il mondo?

Il mondo in sintesi (Egea, 2022)

[preview] “Il mondo in sintesi”, il mio nuovo saggio, esce il 7 aprile. Sono molto felice di anticipare qui la copertina. Si completa così la mia trilogia filosofica sulla civiltà digitale. Dopo le lezioni sulla filosofia della programmazione (“Il mondo dato”, 2017) e quelle sulla filosofia dell’automazione (“Il mondo ex machina”, 2019), è ora la volta di cinque incursioni nella filosofia della simulazione (“Il mondo in sintesi”, 2022). Come ho scritto nel nuovo libro «forse non viviamo dentro una simulazione, ma di certo vivremo grazie ad una simulazione». O meglio, in virtù delle molte simulazioni che stanno ridisegnando il nostro mondo. Volti artificiali e corpi olografici, gemelli digitali e token crittografici, dati simulati e intelligenze sintetiche, creature biorobotiche e carni coltivate, metaversi aumentati e virtuali fino ad arrivare ai simulatori quantistici e alle neuroprotesi. Qualcuno l’ha definita l’età d’oro della simulazione: uno spettro ampio di meraviglie (per alcuni) e di mostruosità (per altri). Ma c’è di più, io credo: queste diverse, sorprendenti e talvolta arrischiate ingegnerie simulacrali assemblano oggi, filosoficamente, un nuovo catalogo del reale. Danno vita a un pianeta ricreato e popolato da entità, esperienze ed ecologie generate – a vario titolo e senso – attraverso simulazioni computazionali. Tra inconsuete mimesi e singolari genesi, tra simulazioni e sintesi, è un’improvvisa produzione (sostenibile?) di nuove, strane nature. Ma che cos’è, oggi, simulazione? Non solo un passaggio di paradigma tecnologico, io credo. Piuttosto, è un nuovo modo di essere (abitato) del nostro pianeta, una vera e propria nuova terraformazione” (Accoto, Il mondo in sintesi, Egea 2022). Un grazie nuovamente al prof. Pentland per il contributo prezioso e alla casa editrice Egea per il supporto straordinario. Un arrivederci al 7 aprile!

Otto anti/tesi irriverenti sull’economia prossima (Accoto 2022)


1. I mercati sono fatti di conversazioni. Si, ma non di conversazioni solo tra umani.
2. Il marketing del futuro sarà by machine. Non solo: sarà soprattutto to machine.
3. L’attenzione è una risorsa scarsa. Per i consumatori, forse, non per gli algoritmi.      
4. Il design fronteggia il sovraccarico informativo. Un tempo, ora l’incertezza futura.
5. L’impresa è la creatrice del valore. Solo se non vedi effetti di rete, scala e flusso. 
6. La competizione è sull’esistente. No, è all’inesistente per la creazione di mondi.
7. La strategia è nella differenza. Piuttosto, vive nelle catallassi, prolessi, simpoiesi.
8. C’erano una volta le narrazioni. Ora e sempre più sarà la volta delle simulazioni.

(Accoto 2022, v.2)

“Della computazione (che si) immonda” (Accoto 2021)

“Il divenire-ambientale della computazione è una nuova terraformazione, un nuovo modo di sentire e abitare il pianeta, una nuova forma di civilizzazione, insieme antropica e negantropica. Per questo nuovo atterrare dell’umano sulla Terra, abbiamo bisogno di nuovi sguardi e orizzonti. Con due espressioni sorprendenti e arrischiate, potremmo dire: more-than-human philosophy, more-than-nature ecology. Una computazione che scala e si immonda a livello planetario rischia l’essere del mondo. Se, dunque, non esiste un’esperienza della computazione che possa dirsi e farsi sicura, dobbiamo riconoscere allora che oggi è il mondo nella sua totalità la superficie (e l’abisso) dell’attacco. Il mondo nel suo divenire non più semplicemente calcolo del rischio, ma più ontologicamente calcolo a rischio. Un rischio duplice: endogeno di fallibilità ed esogeno di vulnerabilità. Così siamo chiamati a farci carico del divenire della programmazione (del coding) come scrittura fallibile e vulnerabile del mondo. Affrontare consapevolmente questa nuova condizione richiederà, allora, uno sforzo di fattorizzazione ingegneristica continua tanto quanto di speculazione filosofica profonda (Accoto 2021)

“Robots are increasingly leaving the confines of their highly structured and carefully curated environments within cages on manufacturing floors, academic laboratories, and purposefully arranged warehouses. This robot relocation is taking the robots to new places, where they are expected to operate across long temporal and spatial scales. For example, in precision agriculture, it is envisioned that robots will be persistently embedded in fields, tending to individual plants by monitoring and meeting their fertilizer, pesticide, or water needs …The deployment of robots over truly long time-scales in unstructured environments poses problems that are fundamentally different from those faced by robots deployed in factories or other controlled settings, where operating conditions exhibit only limited variability, power is readily available, and regularly scheduled maintenance routines ensure that minor technical problems do not accumulate to produce catastrophic failures. But, in long-duration autonomy, robots face a whole new set of challenges … (Egerstedt, 2021)

Il codice come scrittura fallibile e vulnerabile (Accoto 2021)

“Una computazione che scala e si immonda a livello planetario rischia l’essere del mondo. Se, dunque, non esiste un’esperienza della computazione che possa dirsi e farsi sicura, dobbiamo riconoscere allora che oggi è il mondo nella sua totalità la superficie (e l’abisso) dell’attacco. Il mondo nel suo divenire non più semplicemente calcolo del rischio, ma più ontologicamente calcolo a rischio. Un rischio duplice: endogeno di fallibilità ed esogeno di vulnerabilità. Così siamo chiamati a farci carico del divenire della programmazione (del coding) come scrittura fallibile e vulnerabile del mondo. Affrontare questa nuova condizione più-che-umana richiederà, allora, uno sforzo di fattorizzazione ingegneristica continua tanto quanto di speculazione filosofica profonda”(Accoto 2021)