Uno scatto dal mio intervento (Intelligenza artificiale e capitale umano) in Deloitte ieri (Auditorium Leonardo da Vinci, Milano) in occasione della presentazione del rapporto “Global Human Capital Trends 2026 – Oltre l’AI: il fattore umano come vero vantaggio competitivo”.
Si tratta dello studio annuale di Deloitte con analisi e approfondimenti sul cambiamento strategico connesso all’adozione dell’AI per competenze manageriali, culture d’impresa e modelli organizzativi. Lo potete scaricare liberamente dal sito di Deloitte.
Un grazie a Deloitte per l’invito, a Matteo Zanza e Stefano Besana per l’organizzazione e la cura della mattinata ricca di insight e testimonianze cruciali per il mondo HR chiamato a valorizzare gli orizzonti istituenti delle nuove ingegnerie e quelli organizzativi delle future imprese.
Grazie di nuovo!
<< … sarà necessario che il nostro pensare intorno alle nuove ingegnerie (dalle intelligenze artificiali alle reti decentralizzate ai protocolli quantistici) evolva oltre la dimensione “strumentale” -con cui ingenuamente molti le analizzano ancora- per andare verso una loro interpretazione più “strutturale” e finanche “istituzionale”. È strategico cominciare a pensare, ad esempio, ai modelli linguistici su larga scala o ai registri decentralizzati a consenso crittografico o ancora alle reti di quantum communication non come mere strumentalità tecnologiche (dagli algoritmi di back-propagation ai protocolli di zero-knowledge proof ai dispositivi sim-to-real/real-to-sim e altro ancora) alla base di “soluzioni” e “sistemi”, ma come emergenti forme di “istituzioni” socio-economiche. E cioè potenziali (certamente anche arrischiate) istituzionalità più-che-umane che si affiancheranno e si incroceranno (e col tempo anche in competizione direi) con altre, diverse e più antiche istituzioni come le imprese, i mercati, le burocrazie, gli stati. Esploreremo insieme l’orizzonte tecnologico per cogliere speculativamente questa sorprendente capacità “istituente” della tecnica … >> (Accoto 2026)

