NFT o del disegno dell’infungibile (Accoto 2021)


“Tecnicamente, direi che un NFT o non-fungible token è un assemblaggio contrattuale di natura computazionale. Disegnato, standardizzato ed eseguito attraverso eventi, indirizzi, metodi, funzioni, protocolli e metadati istanzia quella che definirei, più filosoficamente, ‘un’astrazione digitale valorizzante’ (per/su diritti, privilegi, proprietà, unicità, scarsità e così via). Dunque, nuove forme sociotecniche di quella che chiamo ‘assettizzazione del codice’ software -evocata nel caso dalle meccaniche e dalle operazioni di standardizzazione di ERC-721 (tra risorse, interfacce, librerie, primitive crittografiche e altro)- si vengono sperimentando. Nei criptosistemi e nei criptomercati che definisco ‘postbizantini’ (e nell’arte ‘postbizantina’ che ne viene emergendo con i recenti casi di criptoarte), questa nuova creazione, conservazione e circolazione di oggetti-valori digitali infungibili rappresenta una forma di programmabilità del mondo anche speculativamente sfidante. E, in effetti a ben guardare l’immaginazione e la progettazione crittografica dell’infungibilità è un tema filosofico cruciale nell’orizzonte tecnicale a venire” (Accoto 2021)

“Technically, I would say that an NFT or non-fungible token is a computational contractual assembly. Designed, standardized and executed through events, addresses, methods, functions, protocols and metadata, an NFT instantiates what I would call, more philosophically, a ‘digital abstraction’ of value (for/about rights, privileges, ownership, uniqueness, scarcity and so on). Thus, new socio-technical forms of what I call software ‘code assetization’ – evoked in this case by the engineering mechanics and standardization operations of ERC-721 (between resources, interfaces, libraries, cryptographic primitives and more)- are being experimented. In the cryptosystems and cryptomarkets that I define as ‘post-byzantine’ (and in the ‘post-byzantine’ art that is emerging with recent cases of cryptoart), this new creation, conservation and circulation of unfungible digital objects-values represents a form of programmability of the world that is also speculatively challenging. And, indeed on closer inspection, the imagination and the cryptographic design of unfungibility is a crucial philosophical issue on the technical horizon to come” (Accoto 2021)

Toward a ‘subzero moment of truth’ or ‘szmot’? (Accoto 2021)

“Le attività di marketing se progettate e operazionalizzate alla luce delle tecnologie dell’AI sono orientate dal vettore della produzione di ‘predizione’. Seguendo questa suggestione, azzarderei allora dicendo che i ‘moments of truth’ tendono a retrocedere ulteriormente oltre lo zmot classicamente inteso. Infatti, possiamo immaginare che con machine e deep learning, tra simulazioni e predizioni, il momento zero della verità (che nel marketing si dice precedere il primo, il secondo e il terzo momento) venga forse ulteriormente postato ed effettivamente anticipato lungo la catena degli eventi. Potremmo allora osare e immaginare un “subzero moment of truth” (lo chiamerei “szmot”) del marketing, un momento della verità che – in ragione delle simulazioni previsionali sui futuri possibili – misurativamente e proletticamente collassa il mondo innescando poi tutti gli altri” (Accoto 2021)

“Marketing activities when designed and operationalized in light of AI technologies are oriented by the vector of ‘prediction’ production. Following this suggestion, I would then venture the hypothesis that ‘moments of truth’ tend to retrogress further beyond the classically well-known zmot. In fact, we could speculate that/if with machine and deep learning, between simulations and predictions, the ‘zero moment of truth’ (which in marketing is said to precede the first, second and third moment) is perhaps further moved back and actually anticipated along the chain of events. Could we thus dare and imagine in marketing a ‘subzero moment of truth’ (which I would call ‘szmot’)? That is, a ‘moment of truth’ that -due to predictive simulations on emerging and possible futures- measurably and proleptically collapses the world and then triggers all the others?”

MLOps come nova fabrica mundi (Accoto 2021)

“Scalare in produzione e in competizione le tecnologie del machine learning è una delle sfide più ardue e urgenti a cui sono chiamate oggi le imprese. Nell’orizzonte tecnicale in divenire, le machine learning operations (MLOps) sono infatti chiamate a standardizzare e ottimizzare la gestione costante e completa del ciclo di vita dell’apprendimento automatico. Strategicamente, questa operazionalizzazione -con i suoi artifacts, le sue pipelines di continuous delivery e integration, le sue feature factories o stores e molto altro- ha lo scopo di mitigare i rischi industriali (economici, organizzativi, regolatori e altri ancora) connessi al dispiegamento massivo e automatizzato dei modelli di machine learning per il business. Filosoficamente questa ingegneria operazionalizzata dell’apprendimento automatico sostanzia una strategia epistemica del riconoscimento meccanizzato di ‘senso’ del/nel mondo (pattern recognition). In concreto, i modelli (della macchina) addestrati ed educati a riconoscere le ‘classi’ (del mondo) attraverso tecniche di estrazione, di messa in stoccaggio e di messa in produzione di features. Questo peculiare learning (sociotecnico) della macchina diviene, di fatto, nova fabrica mundi” (Accoto 2021)

L’impresa sconfinante (Accoto 2021)

“Nell’era degli ecosistemi di servizio e dei mercati a piattaforma, la cocreazione di valore è un processo catallattico (di scambio) e prolettico (di anticipo) con cui attori economici eterogenei -antropici e negantropici- automaticamente e contestualmente scambiano e integrano risorse di varia natura (operanti e operande, tangibili quanto intangibili, proprietarie e non proprietarie). Emergenti modelli di business cercano così di valorizzare non solo gli ‘effetti di rete’ (network effects), ma anche gli ‘effetti di scala’ (scale effects) e gli ‘effetti di flusso’ (flow effects). Centrale nel percorso strategico, dunque, è un’esplorazione filosofica della liminalità d’impresa. A partire dalle sue ‘boundary resources’ come api, sdk, ide, dapp, smart contract. Ma anche con un’esplorazione speculativa sullo sconfinamento di prodotti, processi e produzioni evocato, ad es., attraverso le operazioni di digital twinning e computational simulation. La strategia coopetiva non potrà, allora, non includere anche una filosofia limologica, una teoria del bordo che sappia mettere in questione l’ontologia dell’impresa e dei suoi orizzonti produttivi s/confinanti” (Accoto 2021) 

“In the era of service ecosystems and platform markets, value creation is a catallactic (exchange) and proleptic (prediction) process by which heterogeneous economic actors -anthropic and neganthropic- automatically and contextually exchange and integrate resources of various kinds (operand and operant, tangible as well as intangible, both proprietary and non-proprietary). Emerging business models thus seek to enhance not only ‘network’ effects, but also ‘scale’ effects and ‘flow’ effects. Central to the strategic path, therefore, is a philosophical exploration of business liminality starting from its ‘boundary resources’ such as api, sdk, ide, dapp, smart contract. But also, a speculative exploration of the encroachment of products, processes, and productions evoked, for example, through the operations of digital twinning and computational simulation. The coopetitive strategy, then, must include a limological philosophy, a theory of the border that is able to question the ontology of the enterprise and its productive s/confinements” (Accoto 2021)

Dal marketing ‘by’ machine al marketing ‘to’ machine (Accoto)

“Markething o del marketing alle cose. Dal marketing ‘by’ machines al marketing ‘to’ machines verso una comunicazione di marketing che ho definito ‘post-antropo-logistica’. Come ho scritto ne Il mondo dato (2017) abbiamo già iniziato da tempo quasi senza accorgercene. Ad es. con lo sviluppo di siti web attrattivi non solo per consumatori in carne e ossa, ma anche per i bot che vengono a classificare le pagine per i motori di ricerca. Ogni sito ha due audience: una umana e una inumana. In questo caso stiamo cioè catturando l’attenzione degli algoritmi di indicizzazione, non solo degli umani. Per alcuni, questo lascerebbe presagire addirittura una perdita di efficienza della “comunicazione simbolica” (branding, advertising, media …) a favore della “comunicazione algoritmica” (sensing, filtering, sorting, scoring, matching …). Nella comunicazione con gli umani la marca (brand) è finora servita come meccanismo di riduzione di incertezza e complessità: ha aiutato chi consuma a scegliere. Ma nelle interazioni di mercato sempre più automatizzate con bot, dati, software, sensori, AI, il meccanismo di riduzione dell’incertezza diviene l’algoritmo. Algoritmi che selezionano, suggeriscono, anticipano, personalizzano servizi, applicazioni, esperienze” (Accoto 2021)

“Markething or marketing to things. From marketing ‘by’ machines to marketing ‘to’ machines towards a marketing communication that I have called ‘post-anthropo-logistics’. As I wrote in Il mondo dato (2017) we have long since started almost without realizing it. E.g. with the development of websites that are attractive not only to flesh-and-blood consumers but also to the bots that come to classify pages for the search engines. Every site has two audiences: one human and one inhuman. In this case, we are capturing the attention of indexing algorithms, not just humans. For some, this would even presage a loss of efficiency of ‘symbolic communication’ (branding, advertising, media…) in favor of ‘algorithmic communication’ (sensing, filtering, sorting, scoring, matching…). In communication with humans, the brand has so far served as a mechanism for reducing uncertainty and complexity: it has helped consumers to choose. But in increasingly automated market interactions with bots, data, software, sensors, AI, the uncertainty reduction mechanism becomes the algorithm. Algorithms that select, suggest, anticipate, personalize services, applications, experiences’ (Accoto 2021)

Tecnologia, filosofia e nuove terraformazioni (Accoto 2021)

“Mentre Perseverance, il rover della Nasa, si cala con successo su Marte e inizia la sua esplorazione marziana, sensori, dati e algoritmi sempre più stanno sbarcando e si distribuiscono qui sulla Terra. Così, dopo altre terraformazioni che la civiltà umana ha conosciuto in passato, è come se stessimo ora atterrando per la prima volta sul nostro pianeta per osservarlo e abitarlo in forme inusuali e rinnovate. Terraformare è, dunque, progettare e costruire le nuove condizioni di abitabilità umana del mondo, fuori nello spazio extra-terreste, ma paradossalmente ora anche e nuovamente nello spazio ultra-urbano. Un’operazione più che mai urgente, sollecitata com’è dalla virulenza pandemica che incrocia inaspettatamente l’irruenza tecnologica…”

(continua sul blog >> https://hackat.it/blogpost-cosimo-accoto-houston-abbiamo-un-problema/)

Della predicibilità automatica e profonda (Accoto 2021)

“Operazionalmente, parliamo di trasformazione dei dati in uno spazio geometrico vettorializzato, di ottimizzazione della ricerca delle funzioni di fitting, di aggiustamento dei pesi e delle deviazioni per retropropagazione dell’errore (back-prop). Anche impiegando, alle frontiere del machine e deep learning, una volumetricità non più solo euclidea, ma iperbolica* per potenziare le tecniche di predicibilità del futuro. In ogni caso e così facendo, stiamo progettando ed eseguendo un’iniezione automatizzata di ‘agency’ e ‘prediction’ nel mondo senza pari. Siamo oltre l’automazione decisionale del real-time, siamo all’automazione del near-time. Finora ci siamo preoccupati soprattutto di contrastare -con frizioni e filtri- il sovraccarico informativo del presente (info overload). Nei prossimi anni, ci muoveremo più direttamente anche e soprattutto invece per ridurre l’incertezza informativa sul futuro (world uncertainty) con dati sensorizzati e algoritmi di apprendimento. Se così è/sarà, intorno a quali delle molte metafisiche del tempo e in particolare delle filosofie del futuro torneremo a ragionare diversamente? Quali ontologie temporali collasseranno e quali si animeranno?” (Accoto 2021)

[*images: Surìs, Liu, Vondrick, Learning the Predictability of the Future 2021]

Una computazione che si immonda e si fa mondo (Accoto 2021)

“Il divenire-ambientale della computazione è una nuova terraformazione, un nuovo modo di sentire e abitare del/il pianeta, una nuova forma di civilizzazione, insieme antropica e negantropica. Per questo nuovo atterrare dell’umano sul pianeta Terra, le metafore ambientali e volumetriche della computazione si ampliano. Cloud computing, fog computing, edge computing mappano, oggi, figurativamente e tecnicamente i dove della computazione, le sue locazioni: sulla nuvola, nella nebbia o al margine del mondo. Tuttavia, queste collocazioni spaziali della computazione sono anche e soprattutto configurazioni modali della computazione. Tra sensing, mining e learning, dobbiamo riconoscere che nuvole, nebbie e nodi non sono tanto luoghi della computazione quanto anche e soprattutto modi della computazione. Più radicalmente, incarnano proprio un nuovo modo d’essere del mondo. Dalla nuvolo-natività delle applicazioni passando per i layer intermedi dei fog gateway fino ai nodi di edge disseminati e impiantati sul terreno, la computazione è e si fa stratificazione neogeologica. Da ultimo e filosoficamente la computazione che si immonda diviene il mondo” (Accoto 2021)

An inwordled computation becomes the world (Accoto)

“The becoming-environmental of computation is a new terraforming, a new way of feeling and inhabiting of/the planet, a new form of civilization, both anthropic and neganthropic. In this new landing of the human on the planet Earth, environmental and volumetrical metaphors of computation are expanding. Cloud computing, fog computing, edge computing figuratively and technically map today the places of computation, its locations: on the cloud, in the fog or at the edge of the world. However, spatial localizations of computation are also and above all modal configurations of computation. Between sensing, mining, and learning, we must recognize that cloud, fog, and edge are not so much a locus of computation as they are a modus of computation. More radically, they precisely embody a new way of being of the world. From the cloud-nativity of applications through the layers of fog gateways to the edges/nodes scattered and implanted on the ground, computation is and becomes a neo-geological layering. Ultimately and philosophically, this computation that becomes inwordled becomes the world” (Accoto 2021)