“… Nell’era degli ecosistemi multi-agentici, la cocreazione di valore sarà un processo “catallattico” (di scambio o transazionale), “simpoietico” (di coevoluzione o coopetitivo) e “prolettico” (di anticipazione o feedforward) con cui attori economici eterogenei -antropici (umani) e non antropici (agenti)- autonomamente e contestualmente scambieranno servizi-per-servizi integrando risorse di varia natura (operanti e operande, tangibili quanto intangibili, naturali e non, proprietarie e non proprietarie, automate ed eteromate, algoritmiche e protocologiche). Con catallassi, simpoiesi e prolessi, questi ecosistemi cercheranno così di valorizzare non solo gli ‘effetti di rete’ (network effects), ma anche gli ‘effetti di scala’ (scale effects) e gli ‘effetti di flusso’ (flow effects). Con planetary stack, platform protocol e proprietary market, si punterà a creare posizioni dominanti e vantaggi competitivi accumulanti e premianti. La questione della creazione del valore e della sua distribuzione dentro questi stack planetari (in forma di istituzioni emergenti e anche arrischiate, più centralizzate o decentralizzate si vedrà) verrà dunque ridisegnata nuovamente secondo logiche di dominanza e sudditanza in parte antiche, ma in parte anche nuove. Per questo abbiamo necessità, anche sul fronte del pensiero economico, di fare innovazione culturale. Le nuove ingegnerie (come ad esempio i modelli linguistici su larga scala o i registri distribuiti a consenso crittografico) andranno viste allora nella loro capacità “istituente”, come nuovi meccanismi e dispositivi di coordinamento di interazioni socioeconomiche anche e più-che-umane. Non solo come innovazione, ma come istituzione. Abbiamo bisogno di pensare con nuovi concetti, modelli e orizzonti. A noi rimane poi, infine, una questione esistenziale (oltre che istituzionale): perché e per chi? …” (Accoto 2025, forthcoming)

