“… non odo parole che dici umane” – Gabriele D’Annunzio
<< … C’è una domanda esistenziale che arrischia il presente e assilla il mondo. È la questione di chi avrà l’ultima parola tra l’umano e la macchina. Questo interrogativo agonistico è letterale tanto quanto figurato. Ideologico, direi, in ultima istanza. Racconta dei modelli linguistici su larga scala che hanno conquistato le cronache del nostro quotidiano con macchine che, in simulazione computazionale, scrivono e prendono la parola. Ma dice anche dei destini immaginati per l’umano prossimo che utopie e distopie, di volta in volta, evocano tra nuove vulnerabilità e nuove immunità. Tuttavia vorrei avanzare intorno alla domanda sul primato dell’ultima parola una prima radicale provocazione. Vale a dire che, mentre ci si affanna a sancire chi, come e perché dovrà avere l’ultima parola, un’ultima parola in realtà è stata già detta. Semplicemente non ce ne siamo accorti (…) l’ultima parola è stata in realtà già detta perché la parola umana è ora divenuta altro (…) queste parole (inumane), addestrate nello spazio matematico nascoso dei dati linguistici, calcolate e assemblate con intelligenza probabilistica, fatte circolare inflattivamente dalle macchine, terremotano la nostra civiltà. Nei fatti questa presa di parola della macchina sta facendo collassare, d’un colpo, il senso del linguaggio naturale – orale, scritto e poi stampato – e della scrittura umana per come si sono sin qui storicamente evoluti. Con questo cedimento si incrinano anche altri domini di senso implicati: l’autorialità, la normatività, la responsabilità, l’autenticità. Insieme ad essi, più radicalmente, è anche il crollo della civiltà dello scrivente e del parlante, dell’autore e del lettore, dell’ordine del discorso e dei regimi di verità creati su questo nel corso del tempo (…) Se si riduce il tutto solo a macchine retoriche che parlano e scrivono (al pari di pappagalli stocastici) non si coglie la portata di questo esperimento «istituzionale» e non meramente «tecnologico» del linguaggio più-che-umano. Che non è semplicemente un capitolo nell’evoluzione ingegneristica della scrittura e della parola, pur trattandosi naturalmente di un avanzamento nella produzione macchinica del linguaggio naturale umano. Non è solo, dunque, una questione di generazione di linguaggi sintetici. Piuttosto e insieme è l’avvio della costruzione di nuove istituzioni umane al pari di mercati, burocrazie, imprese. Dobbiamo dunque imparare a leggere con più densità cultura le e filosofica (e politica) le trasformazioni in atto (…) Ci saranno parole senza autori, lettori senza testi, retoriche senza intenzioni, significati senza referenti, linguaggi senza mondi? (…) Dobbiamo prenderci il rischio di fronteggiare il paradosso, insieme, dell’estensione e dell’estinzione della parola umana …>> (Il Pianeta Latente, Accoto, 2024)
Per approfondire, potete leggere i saggi qui sotto segnalati

