Nel preparare le lezioni universitarie per il nuovo insegnamento di ‘etica, responsabilità e contesti digitali’ che mi è stato assegnato a Unimore (II° semestre) così come nel predisporre i seminari e i tavoli executive di lavoro sulle forme istituenti delle nuove ingegnerie con i miei philtech lab, cerco sempre di tenere un punto di equilibrio tra le speculazioni più concettuali sul futuro e le sperimentazioni più operative nel presente. Le prime arrivano dai miei percorsi filosofici disturbanti e dall’aver cura del pensiero critico che un tempo si sarebbe detto continentale, l’altra dalla frequentazione e dall’innesto con i laboratori e i progetti soprattutto d’oltreoceano che sono all’opera per costruire in positivo quell’orizzonte. E’ un equilibrio faticoso, precario e mobile, indubbiamente, ma è anche, credo, l’unico modo di orientare (se non proprio governare) e valorizzare pensieri e azioni costruttive lontano da nichilismo e pessimismo tanto quanto da ottimismi e determinismi troppo ingenui o interessati. Un approccio, ad esempio, che ho ritrovato ben calibrato nel nuovo saggio di Derek Leben sulla fairness algoritmica. Perchè certamente non veniamo dal migliore dei mondi, ma forse non andiamo di necessità verso il peggiore. Sta anche a noi … (Accoto 2025)

