“Ai tempi dell’intelligenza artificiale immanente (o fisica o incorporata o autonoma che dir si voglia) e degli stack e assemblaggi cognitivi more-than-human, credo sia utile tornare a rileggere James Ash e il suo saggio <Phase Media>. L’avevo incrociato, esplorato e citato ai tempi del secondo volume della mia quadrilogia (Il mondo ex machina), ma sono convinto che quelle analisi e quelle letture ermeneutiche possano tornare nuovamente e ancor più significative oggi nell’era non solo degli smarts objects, ma degli autonomous agents. Le categorie filosofiche di saturazione, perturbazione, protensione, gradazione, partizione, involuzione e molte altre sanno ben investigare come le dimensioni dello spazio, del tempo e del soggetto vengano rimodulate e in maniera profonda nelle e dalle ingegnerie della cognizione sintetica stratificata e distribuita, saturata e protensiva. Un grande lavoro collettivo, interpretativo e filosofico, ci attende. Un lavoro cominciato a suo tempo indagando sociotecnicamente le nuove temporalità, spazialità e soggettività introdotte dalle reti comunicative globali di internet e oggi continuato vagliando quelle emergenti introdotte dalle reti neurali artificiali e dalle altre ingegnerie istituenti. Immaginare di abitare e prosperare sul pianeta ‘intelligente’ con le categorie di senso del vecchio mondo è un’ingenuità filosofica e politica (e umana) che ci è già costata cara e che ci costerà presto ancor di più” (Accoto 2026)

