L’era dell’AI immanente (Accoto 2026)

“Ai tempi dell’intelligenza artificiale immanente (o fisica o incorporata o autonoma che dir si voglia) e degli stack e assemblaggi cognitivi more-than-human, credo sia utile tornare a rileggere James Ash e il suo saggio <Phase Media>. L’avevo incrociato, esplorato e citato ai tempi del secondo volume della mia quadrilogia (Il mondo ex machina), ma sono convinto che quelle analisi e quelle letture ermeneutiche possano tornare nuovamente e ancor più significative oggi nell’era non solo degli smarts objects, ma degli autonomous agents. Le categorie filosofiche di saturazione, perturbazione, protensione, gradazione, partizione, involuzione e molte altre sanno ben investigare come le dimensioni dello spazio, del tempo e del soggetto vengano rimodulate e in maniera profonda nelle e dalle ingegnerie della cognizione sintetica stratificata e distribuita, saturata e protensiva. Un grande lavoro collettivo, interpretativo e filosofico, ci attende. Un lavoro cominciato a suo tempo indagando sociotecnicamente le nuove temporalità, spazialità e soggettività introdotte dalle reti comunicative globali di internet e oggi continuato vagliando quelle emergenti introdotte dalle reti neurali artificiali e dalle altre ingegnerie istituenti. Immaginare di abitare e prosperare sul pianeta ‘intelligente’ con le categorie di senso del vecchio mondo è un’ingenuità filosofica e politica (e umana) che ci è già costata cara e che ci costerà presto ancor di più” (Accoto 2026)

AI World Model: di che mondi parliamo? (Accoto 2026)

<< Da qualche tempo vengo ragionando sulla filosofia dei modelli del mondo della macchina (AI World Models). Un’esplorazione avviata nel mio saggio sul “mondo in sintesi” e poi continuata nel volume dedicato al “pianeta latente”. Questo passaggio oggi in divenire dal ‘predire la prossima parola di un testo’ al predire il ‘prossimo stato del mondo’ non è solo una disputa ingegneristica (predizione dell’osservazione vs prevenzione del collasso) rilanciata dalla notizia dell’avvio della nuova startup di Yann LeCun (AMI Labs). Piuttosto e più filosoficamente offre l’occasione per pensare, con una qualche radicalità epistemica, gli orizzonti più speculativi evocati dalla questione della cognizione sintetica e degli assemblaggi cognitivi. Dunque, che cos’è filosoficamente, un modello del mondo? La risposta ingegneristica semplificata è: una rappresentazione simulativa, predittiva, adattiva dei futuri stati del mondo. Dunque, percezione, cognizione, predizione, decisione messe in loop. Insieme rappresentazione spaziale, causale, agentiva. Ma, mi domando, esattamente qual è il mondo del modello della macchina? Ho l’impressione che il sottinteso oggi è che il mondo del modello sia la rappresentazione sufficientemente fedele del mondo in cui l’umano abita e prospera da agente cognitivo situato primario (se non esclusivo). Ma è proprio così? O dobbiamo piuttosto anche cominciare a immaginare che il mondo che viene rappresentato nel modello dalla macchina sia in realtà quello emergente e sorprendente che le tecnologie ultra-percettive, multi-agenziali, etero-croniche, altero-somiche, neo-causali sono in grado di simulare e evocare? Quindi non quello dell’umano, ma quello che la macchina (aka = assemblaggio cognitivo più-che-umano) è capace di istanziare e concretizzare. Saturazione, perturbazione, protenzione sono tutte condizioni di un mondo nuovo che introdurrà temporalità e spazialità altre producendo di conseguenza anche idee di causalità altre rispetto a quelle umane conosciute a cui, secondo la vulgata, il modello dovrebbe invece allinearsi. Ci si dimentica così però, ad esempio, che la percezione del tempo presente dell’umano (TWI o finestra temporale di integrazione per la simultaneità) è differente dalla operazionalizzazione del tempo presente della macchina. E così il suo mondo potrebbe differire dal nostro. Chiediamoci forse allora non solo qual è il modello del mondo della macchina, ma anche più radicalmente qual è in realtà il mondo del modello della macchina … >> (Accoto 2026)

Il mondo della macchina (autonoma) – Accoto 2026

“La direzione spaziale, fisica, mondana (immondata nel senso di ‘sporca di mondo’ potrei anche dire poeticamente) dell’AI testimoniata da alcuni eventi fieristici (Ces), da annunci professionali (Yann LeCun) e da fenomeni in progressiva emergenza (physical AI, autonomous driving) viene stimolando in questi giorni la mia speculazione filosofica quanto quella finanziaria e ingegneristica più complessiva con i suoi noti clamori mediatici. Tenendo discosto l’hype, sono tornato in questi giorni a rileggere “Calculated Surprises” (un saggio già ampiamente citato nel mio terzo volume “Il mondo in sintesi”) per esplorare e approfondire la complessità epistemica che la simulazione computazionale introduce dentro le industrie e dentro le società. Mi incuriosisce oggi incrociare la lettura filosofica di Lenhard con il paper di Stanford e Nvidia appena uscito sulla guida autonoma e sul modo migliore di operazionalizzarla. Nell’idea degli autori del paper oltrepassando i limiti della simulazione del linguaggio nell’autonomous driving. Dunque, se la parola sintetica non ha la referenza al reale che ha la parola umana incarnata e significante, quali sono le modalità allora con cui una macchina (ad esempio a guida autonoma) costruisce l’interazione (e la sua rappresentazione) col mondo che occupa e percorre? E ancora: si può (ma come?) sciogliere e superare in qualche modo la questione dell’ancoraggio simbolico (symbolic grounding problem)? Da ultimo se e come si può colmare il reality gap tra simulazioni computazionali e realtà fisiche? Dunque, cosa cambia nell’autonomous driving se non simuliamo più le parole e le catene inferenziali textuali (textual cot), ma piuttosto simuliamo le azioni e le loro ramificazioni potenziali nel futuro (latent cot)? Ho iniziato così in queste ore la lettura del paper ripromettendomi di confrontarla con la riflessione epistemologica più ampia di Lenhard” (Accoto 2026, postilla a “Il mondo in sintesi”)

Ne parleremo più diffusamente anche nel prossimo incontro in presenza negli spazi milanesi di STEP (piazza Olivetti 1, Milano, 13 gennaio, ore 18.30-20.00). Occorre iscriversi sul sito steptothefuture …

[image: Tan et alii (2025), Latent Chain-of-Thought World Modeling for End-to-End Autonomous Driving: UT Austin, Nvidia, Stanford]

Il decennio della tetralogia (Accoto 2016-2026)

[My way] Il 2026 sarà l’anno del decennale della mia tetralogia. Con l’arrivo al MIT nel 2016 iniziava questa mia incursione filosofica azzardata dentro le ingegnerie che stanno terremotando e terraformando il nostro Pianeta. Un percorso senza vincoli o indirizzi che in libertà si è fatto col suo farsi: inquieto nei modi e nei sensi, errante tra pensieri e scelte, fecondo negli esiti e nei rimandi. Con l’occasione anche un grazie a Egea, casa editrice coraggiosa e lungimirante, per aver accompagnato al meglio questa avventura e di cuore al prof. Alex Sandy Pentland (MIT/Stanford) per l’incoraggiamento incessante. Come cantava il popolare crooner: I did it my way … e i miei auguri a tutti e tutte voi per l’anno che viene

Sulla fairness algoritmica (Accoto 2025)

Nel preparare le lezioni universitarie per il nuovo insegnamento di ‘etica, responsabilità e contesti digitali’ che mi è stato assegnato a Unimore (II° semestre) così come nel predisporre i seminari e i tavoli executive di lavoro sulle forme istituenti delle nuove ingegnerie con i miei philtech lab, cerco sempre di tenere un punto di equilibrio tra le speculazioni più concettuali sul futuro e le sperimentazioni più operative nel presente. Le prime arrivano dai miei percorsi filosofici disturbanti e dall’aver cura del pensiero critico che un tempo si sarebbe detto continentale, l’altra dalla frequentazione e dall’innesto con i laboratori e i progetti soprattutto d’oltreoceano che sono all’opera per costruire in positivo quell’orizzonte. E’ un equilibrio faticoso, precario e mobile, indubbiamente, ma è anche, credo, l’unico modo di orientare (se non proprio governare) e valorizzare pensieri e azioni costruttive lontano da nichilismo e pessimismo tanto quanto da ottimismi e determinismi troppo ingenui o interessati. Un approccio, ad esempio, che ho ritrovato ben calibrato nel nuovo saggio di Derek Leben sulla fairness algoritmica. Perchè certamente non veniamo dal migliore dei mondi, ma forse non andiamo di necessità verso il peggiore. Sta anche a noi … (Accoto 2025)

Se code is law, protocol is politics (Accoto, AI Pills, Pollicino AIDVISORY)

La rubrica AI Pills di Pollicino AIdvisory continua come ogni settimana con il Prof. Cosimo Accoto, AI Strategic Senior Advisor.

Nel video, si evidenzia il passaggio epocale non solo dell’AI, ma, in special modo, dell’automazione e della nascita di nuove forme di coordinamento umano. Questo avviene tanto nel caso delle blockchain, quanto nel caso degli LLMs: letti istituzionalmente, sono nuovi modi per coordinare i rapporti umani.

Occorre, dunque, pensare meglio le risorse, pur, come si evidenzia, a fronte di vulnerabilità istituzionali: “se un tempo abbiamo detto code is law, oggi dobbiamo dire protocol is politics”.

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Dalle Macchine alle Istituzioni di Turing (Accoto 2025)

Uno scatto a margine dell’incontro promosso da Nemetria in Fondazione Perugia con una sintesi della prospettiva filosofica e strategica che ho proposto alle imprese e alle organizzazioni impegnate nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Ci rivedremo presto a valle dell’intervento per approfondire meglio insieme dimensioni progettuali e applicative dentro l’economia dei territori e dentro la cultura delle comunità. L’orizzonte strategico di cui abbiamo discusso è come passare dagli attuali approcci strumentali a quelli più strutturali e finanche istituzionali. Grazie degli apprezzamenti e dei riscontri e a presto!

” … Siamo abituati a pensare alle tecnologie e alle ingegnerie come innovazioni strumentali o strutturali. Accade però talvolta, anche se più raramente, che alcune sociotecnicalità siano invece più radicalmente istituenti vale a che dire che cambiano in profondità le forme e i modi con cui gli umani si coordinano per svolgere compiti e funzioni produttive, economiche e sociali e politiche. Pensiamo, per fare un esempio storico, alla divisione del lavoro che ha portato al sistema di fabbrica. La divisione del lavoro non è un’innovazione tecnologica, è un’innovazione istituzionale. Cambia il modo con cui la società e l’economia (e i rispettivi attori) si coordinano per produrre e far circolare le merci. Ecco, oggi stiamo assistendo alla nascita in potenza di nuove forme di coordinamento e quindi nuove istituzionalità umane.

Un altro esempio contemporaneo di nuova ingegneria istituente è la blockchain con i suoi registri distribuiti a consenso crittografico. Possiamo vedere nella catena dei blocchi semplicemente tecnicalità: programmi software, protocolli informatici, primitive crittografiche. Ma in realtà letta istituzionalmente è un modo nuovo di coordinare le interazioni di attori socioeconomici. Un altro esempio sono i modelli linguistici su larga scala dell’intelligenza artificiale. Siamo partiti considerandoli strumenti probabilistici di calcolo delle parole. E tecnicamente lo sono chiaramente. Ma nell’interazione iterata tra utenti che chiedono e macchine che rispondono si inizia a produrre quel coordinamento e allineamento cognitivo che porta alla costruzione di nuovi mercati. Un altro ancora sono i protocolli di comunicazione della computazione quantistica che non solo processa l’informazione in modi nuovi, ma che la fa circolare con nuove dinamiche di networking dell’informazione (entanglement) e quindi di coordinamento umano rinnovato nelle sue forme.

Abbiamo iniziato costruendo le macchine di Turing e queste stanno costruendo le nuove istituzioni di Turing …” (Accoto 2025)

Systems o Markets? Dal disegnare “sistemi” multi-agenziali al disegnare “mercati” multi-agenziali (Accoto 2025)


Mentre le frontiere dell’ingegneria agenziale sono impegnate nella costruzione ed evoluzione tecnologica di “sistemi” multi-agenti (si veda il recente, ottimo, libro tecnico di Rothman 2025), in prospettiva e più strategicamente le economie e le imprese saranno presto chiamate a disegnare e istituire “mercati” multi-agenti. Il passaggio dall’idea di “sistema” multiagenziale all’idea di “mercato” multiagenziale è e sarà uno shift culturale significativo per organizzazioni e istituzioni. Se finora logiche e dinamiche di mercato (e della sua progettazione e manutenzione) sono state infatti eminentemente umane, ora di tratterà di immaginare come disegnare i meccanismi e le strategie per mercati (non solo sistemi) more-than-human: dal signaling delle preferenze al processing delle informazioni al nudging degli incentivi al making delle decisioni e così via. Questo passaggio dall’ingegneria all’economia sarà la vera sfida che attende nei prossimi mesi e anni imprese e leader: dall’essere agent orchestrator al divenire market designer (Accoto 2025)

La Bolla che diviene Pianeta (Accoto 2025)

Prestiamo attenzione perché, con i suoi cicli di vita e morte (e rinascita), la “Bolla” ad un certo punto poi diviene il “Pianeta”. E senza che ce ne accorgiamo. Divenire Pianeta: questo sembra essere il mandato avventato (e il destino incerto) della Bolla (delle bolle). Scrive nei blurb al libro Peter Thiel: “perchè non si può procrastinare indefinitamente il futuro”. Mi concentrerei, allora, piuttosto su quest’ultimo (il Pianeta e la sua immanenza al di là dell’imminenza) senza dare peso alla cronaca, ora avvilita ora eccitata, con i suoi noti ritmi/riti di insufflazione ed espirazione tecno-finanziaria. Cercando però di non cadere vittime di un ingenuo o interessato determinismo e/o accelerazionismo. Piuttosto, un focus strategico sulla natura e sulla forma di questa nuova terraformazione in corso e delle sue ingegnerie ed economie a partire da quelle simulative dell’artificializzazione dell’intelligenza e dei processi della nuova accumulazione originaria. Dunque, perché (accade) e per chi (accade) e come (accade) la bolla? Nella mia personale collezione di saggi che ruotano intorno al pensiero e all’azione palantiriani, tra filosofia, ingegneria ed economia, oggi aggiungo questo volume (Boom. Bubbles and the End of Stagnation). In una collana (non a caso forse) edita da Stripe, il senso della bolla tra speculazione finanziaria e speculazione filosofica …” (Accoto, 2025)