Author: Cosimo Accoto
Terremotare/Terraformare il Mondo (Accoto 2023)
terremotare/terraformare il mondo è un testo sintetico e prefigurativo sull’orizzonte in divenire. Per la sua forma abbreviata, assertiva e irriverente potrebbe assomigliare ad un manifesto. Anticipo già qui che non lo è. Direi, piuttosto, che è uno strumento speculativo pensato primariamente per iniziare a fare esercizio intorno alle frontiere emergenti del pensiero strategico, organizzativo e di business. Per questo, ciascuna anti/tesi è composta da due proposizioni immaginate come estremità opposte di un percorso di senso in aperta tensione. La prima proposizione richiama teorie, paradigmi e pratiche dominanti e consolidate. La seconda, all’opposto, propone visioni e esperienze insolite ed eretiche. Ogni composizione dialettica è, così, evocata per produrre un positivo spaesamento concettuale e una discussione (anche fortemente critica) allargata. Obiettivo dell’operazione non è, tuttavia, quello di sciogliere la tensione del pensare a favore dell’uno o dell’altro degli estremi. Il valore di questo esercizio imperfetto sta propriamente nello sforzo di tollerare e attraversare queste dieci tensioni polarizzanti per il tempo necessario e sufficiente a generare, visionariamente, pensieri e sguardi nuovi e molteplici su economia e strategia, organizzazione e business, tecnica e mondo.
Accoto – dicembre 2023 (1/12 in progress, pdf allegato)
Feedforward ovvero dell’economia dell’oracolo (Accoto 2023)
<< Come ho scritto altrove e da tempo, stiamo entrando nella feedforward economy (oltre l’economia del feedback). Se finora abbiamo vissuto al tempo dell’archivio, ora cominciamo a fare esperienza del tempo dell’oracolo. L’orizzonte non è più semplicemente il ‘real-time’, ma il ‘near-time’: non il tempo presente, ma quello prossimo. Vivremo in un tempo costantemente anticipato anche inavvertitamente. Le architetture planetarie sensitive, connettive, cognitive, simulative e attuative (tra codice, sensori, dati, algoritmi, protocolli) creano un mondo in cui l’informazione non fluisce più dal passato al presente, ma dal futuro al presente. Il dispositivo tecnico oracolare (arrischiato) ha l’obiettivo di ridurre la latenza informazionale tra il tempo dell’accadimento futuro degli eventi e il tempo presente del processamento macchinico dei dati. In questo, si evoca e si valorizza lo scarto temporale (che è sempre politico) tra il tempo dell’umano, il tempo del mondo e quello della macchina. E i rischi connessi all’incertezza. Stiamo così passando dal ridurre lo scarto tra passato e presente (skew time) al ridurre lo scarto tra futuro e presente (forward time). Con un provocazione paradossale, potremmo osare e dire che la tecnica inverte l’ordine del tempo: il futuro accade prima del presente. Perché crea valore di business questo passaggio anche filosofico? Perché come umani non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo sul presente, ma anche e sempre più quella di gestire l’incertezza informativa sul futuro. Non vogliamo ammalarci (medicina preventiva), non vogliamo trovare traffico in strada (mobilità allertativa), non vogliamo che si rompa il macchinario in fabbrica (manutenzione predittiva), non vogliamo perder tempo a scegliere il prossimo film da vedere dal catalogo (medialità raccomandativa), non vogliamo essere sorpresi da attacchi informatici (cybersicurezza adescativa). Non senza vulnerabilità e nuovi rischi. Dopo l’uscita di ‘Power and Prediction’ (Harvard Business Review Press, 2022) per il quale molti dei nostri problemi, bisogni, necessità e desiderata verranno trasformati e ridisegnati come questioni di predizione, esce “The Age of Prediction” (MIT Press, 2023) sulla natura cangiante del rischio e della predizione correlata (e simulazione inflattiva di mondi insieme a questa). Estremizzando, direi, in sintesi che la “produzione della predizione” si palesa sempre più essere il business del futuro per qualsiasi impresa >>(Accoto 2023
The Age of Prediction è anche in open access

Il Pianeta Latente | preludio (Accoto 2023, v3)
“L’intelligenza artificiale è un nuovo modo d’essere (abitato) del nostro pianeta. Prefigura (e configura) l’ennesima ultima terraformazione del nostro mondo, la sua imminente e altra condizione di esistenza, di esperienza e di intelligenza. Non è configurabile, tuttavia, come un’intelligenza in sé e per sé (artefatto strumentale), ma sempre e soprattutto come un’intelligenza con altri (assemblaggio sociotecnico) e per altri (costruzione sociomorfica). Non va, dunque, né reificata depotenziandola a mero insieme di tecniche inette e neutre né personificata sovradimensionandola come intelligente, cosciente, senziente alla maniera dell’umano. O, meglio, di come pensiamo che l’umano sia. Di fatto, è insieme λόγος e ἔργον: istanzia cioè catallatticamente, simpoieticamente e proletticamente nuove cognizioni del mondo e nuove divisioni del lavoro. Come per altri passaggi nella storia della civilizzazione umana, scardinerà ordini del discorso (regimi di verità/falsità) e modi di produzione (regimi di realtà/irrealtà). A questa sfida epocale (non episodica) stiamo oggi faticosamente tentando di rispondere con strategie varie, auspicate come convergenti: istruzione educativa, regolazione giuridica, conformazione etica, direzione politica. Sono tutte necessarie naturalmente. Ma temo, però anche, non sufficienti. Imprescindibili, dunque, ma non bastanti per la missione ardua che ci attende sin da subito. Perché la dimensione esistenziale in divenire che abbiamo qualificato ideologicamente come < intelligenza artificiale > è, in ultima istanza, una provocazione di senso planetaria. Evoca e sostanzia, cioè, un radicale attacco culturale all’idea (storicamente costruita e diveniente) di umano e di civiltà umana. Un colpo, questo, che ha sorpreso … (continua nel pdf allegato)
AI tra λόγος e ἔργον: una provocazione di senso planetaria (Accoto, MIT SMR Conferenze, 2023)
La nuova economia della macchina (Accoto 2023, Codice, RAI 1)
[TV] Ieri sera nuovamente ospite su RAI 1 nel programma CODICE di Barbara Carfagna per parlare di economia della macchina, di automazione delle tre m (mani, menti, mercati), di nuove divisioni del lavoro e dell’innovazione culturale necessaria a fronteggiare le provocazioni intellettuali dell’intelligenza artificiale generativa (la scrittura senza l’autore, l’immagine senza il referente, l’agente senza l’umano). Se l’avete persa, potete rivedere la puntata per intero su RAI PLAY. Un grazie di nuovo a Barbara e alla produzione per l’invito e l’ospitalità super professionali in questa nuova puntata … Buona visione!

Il Pianeta Latente | preludio (Accoto 2023)
Intelligenza artificiale come provocazione di senso
L’intelligenza artificiale è un nuovo modo d’essere (abitato) del nostro pianeta. Prefigura (e configura) l’ennesima ultima terraformazione della Terra, l’imminente nuova condizione d’esistenza e d’esperienza del nostro mondo. Come per altri passaggi nella storia della civilizzazione umana, scardinerà ordini del discorso (regimi di verità/falsità) e modi di produzione (regimi di realtà/irrealtà). A questa sfida epocale (non episodica) stiamo oggi faticosamente tentando di rispondere con strategie varie e auspicate come convergenti: istruzione educativa, regolazione giuridica, conformazione etica, direzione politica. Necessarie naturalmente. Ma temo, però anche, non sufficienti. Imprescindibili tutte dunque, ma non bastanti per la missione che ci attende. Perché la dimensione esistenziale in divenire che abbiamo qualificato ideologicamente come <intelligenza artificiale> è, in ultima istanza, una provocazione di senso planetaria. Evoca e sostanzia, cioè, un radicale attacco culturale all’idea (storicamente costruita e diveniente) di umano e di civiltà umana. Un colpo, questo, che ha sorpreso non poco la specie sapiens arrivando a produrre, quasi all’improvviso e sulla sua viva pelle, una nuova ferita narcisistica, profonda e dolorosa. La cura approntata, oggi, per questo trauma da politica, educazione, etica e legge è, in buona misura, di natura narcotica (lo dico con un intento esplorativo e istigativo voluto). È, direi, fondamentalmente una strategia sedativa delle inquietudini speciste e palliativa delle criticità tecniche. Di conseguenza, i discorsi più comuni ripetono un mantra pressoché unico e consolatorio: l’umano deve rimanere nel loop e in controllo, deve essere al centro e all’apice delle decisioni, deve confermarsi come unica soggettività intelligente, cosciente, senziente. Nella gran parte dei casi, si tratta di una forma di narcosi del pensiero talvolta accompagnata da una palese volontà anestetica dell’etica. Oltre che della politica, del diritto, dell’educazione e di molto altro. Antropologicamente condivisibile e confortante certo, ma filosoficamente digiuna e culturalmente ingenua. Perché con il dispiegarsi planetario dell’intelligenza artificiale, noi non affronteremo solo problemi tecnici (con vulnerabilità e rischi reali di discriminazioni, manipolazioni, deprivazioni, alienazioni, contraffazioni e così via). Piuttosto e più radicalmente noi fronteggeremo delle provocazioni intellettuali. A partire da quella primaria sulla natura dell’umano (chi siamo? o meglio, chi diveniamo?) declinata poi in molte altre domande di senso e di scopo. E se ai problemi tecnici lavoreremo nel tempo e a tentativi per trovare una qualche soluzione ingegneristica (informatica, legale, istituzionale), alle provocazioni intellettuali dovremo, invece, rispondere inevitabilmente con l’innovazione culturale. A questo compito più alto siamo oggi chiamati tutti e tutte: alla produzione di nuovo senso e di nuovi significati per questo nostro nuovo abitare terrestre e poi in futuro, chissà, magari anche esoplanetario. Detto poeticamente, dobbiamo allora avere il coraggio di fare pensieri <sovrumani>. Per andare oltre l’umano noto e dato e promuovere nuovi orizzonti. Più inclusivi, più sostenibili, più giusti, più prosperi e more-than-human. Sovrumani per l’appunto e non sovrani. (continua 1/n)
La potenza della latenza: l’immagine sintetica (Accoto 2023)
La notizia di cronaca è che Shutterstock ha esteso per altri sei anni l’accordo con OpenAI affinché l’azienda di intelligenza artificiale possa continuare ad addestrare le sue reti neurali artificiali (DALL.E) con l’archivio delle foto che ha in dotazione l’altra. È una scelta di platform strategy che capiremo col tempo se sarà competitivamente vincente laddove altre società (tra queste Getty Images) hanno intrapreso la strada opposta, quella, cioè, di chiudere le proprie banche d’immagini alla voracità dell’intelligenza artificiale generativa. Al di là dell’episodio di cronaca, spetta alla filosofia, credo, il compito di guardare all’orizzonte dell’immagine sintetica con la profondità necessaria a cogliere piuttosto e soprattutto la mutazione radicale di statuto che l’immagine (a partire da quella fotografica, ma più in generale anche proprio della visualità) sta conoscendo in ragione dell’arrivo dell’AI generativa. Nelle mie esplorazioni filosofiche, il punto chiave è la messa in questione della natura rappresentazionale del visuale. La visualità sta dismettendo la sua storica caratteristica di essere solo rappresentazione isomorfica del reale (riproduzione realistica di un referente) per assumere anche quella della non-rappresentazionalità (immagine che non fa perno su una qualche referenza alla realtà). Intorno a questa nuova natura ontologica del visuale si articolano, poi, una serie di altre e ulteriori qualificazioni che sono anche delle vere e proprie crisi antropologiche ed epistemiche. Ne cito tre: i) immagini che, prodotte da macchine per sole macchine, hanno l’umano al margine o proprio escluso dal loop; ii) immagini che perdono la loro natura archivistica documentale/monumentale per assumere quella oracolare saturativo/simulativa; iii) immagini che hanno nella loro dimensione operazionale e logistica il loro valore e non più solo nella loro dimensione simbolico-semantica. Quattro saggi appena usciti/in uscita ci aiutano proprio a scavare e valorizzare culturalmente questi passaggi. Che, come ho scritto, non sono solo culturali, ma strategici per le imprese. Perché dico strategici? Perchè con l’AI non abbiamo solo a che fare con problemi tecnici (discriminazioni, manipolazioni, limitazioni, privazioni…), ma anche e piuttosto con provocazioni culturali. In questo caso, con la provocazione culturale alla nostra consolidata -ma oramai datata- idea della visualità e del visuale. Ai problemi, si risponde con soluzioni ingegneristiche. Alle provocazioni intellettuali con l’innovazione culturale. Vale a dire, con la produzione di nuovo senso e nuovi significati. Per questo, non saranno sufficienti educazione digitale, regolazione giuridica e moralizzazione etica. Avremo bisogno di produrre nuovo senso oltre le ingenuità filosofiche correnti e consolanti” (Accoto 2023, Il Pianeta Latente, forthcoming)

Webinar HBR – AI Generativa (Accoto 2023)
[webinar] Sarò speaker al prossimo webinar di Harvard Business Review Italia (18 luglio, 11.30-13.00) dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale generativa su economia e società in occasione del lancio del volume allegato al numero della rivista appena uscito (“La rivoluzione dell’intelligenza artificiale”, HBR luglio/agosto 2023). Al volume ho contribuito con un articolo sulla nuova era inflattiva dell’AI generativa tra linguaggi, immagini e agenti (per iscriversi al webinar trovate il riferimento al primo commento). E’ un nuovo ‘moonshot moment’ -come l’hanno definito i ricercatori di Stanford (HAI) e altri esperti a colloquio con il Presidente Biden questo 20 giugno in California- per il quale hanno richiesto un impegno storico d’investimento finanziario e culturale paragonabile ad altri momenti di svolta dell’umanità. Oltre l’hype, guarderemo alla portata epocale di questo passaggio tra potenzialità e vulnerabilità. Un grazie al direttore di HBR Italia Enrico Sassoon per l’invito a contribuire al volume e al webinar e per l’apprezzamento verso le mie esplorazioni tecno-filosofiche strategiche sulla generative AI.


