From LT to RT: LLM dal linguaggio al mondo? (Accoto 2024)


< From Language Transformers To Robot Transformers. È interessante attenzionare filosoficamente la traiettoria che sta portando, in questi mesi, l’AI ad espandere le potenzialità dei modelli linguistici su larga scala incrociando ulteriori dimensioni: dalla parola alla visione e all’azione (VLA vision-language-action*). Quindi con un’evoluzione che consente ai LLM di uscire fuori dai puri modelli statistici del linguaggio (che non hanno relazione col mondo, come si dice) per integrare percezione del mondo (multimodalità) e azione nel mondo (automaticità). Dunque, dai language transformer (LT) ai robot transformer (RT), l’arrivo dei LLM ha dato una rinnovata spinta all’automazione che sta così esplorando l’integrazione di language model, machine vision e robotics. Sarà interessante seguire questi sviluppi per capire meglio e filosoficamente questa nuova, paradossale e arrischiata relazione col mondo di macchine che processano il linguaggio umano (originariamente, in quanto puri modelli linguistici, senza referenza col mondo) incrociata con computer vision e robotic control (quindi, con azione incorporata nel mondo e che agisce nel mondo). Quali le implicazioni culturali e strategiche per business e imprese di questo tentato passaggio dai modelli del linguaggio ai modelli del mondo? > (Accoto 2024)
 
(*) DeepMind – Shaping the future of advanced robotics (blog, 4 gennaio 2024; image credits)

https://deepmind.google/discover/blog/shaping-the-future-of-advanced-robotics/

La parola (e la scrittura) alla macchina (Accoto 2024)

< Affrontare la questione dei linguaggi sintetici, automatici, simulativi e inflattivi equivale a fronteggiare un passaggio di civiltà epocale e non episodico. Un passaggio molto commentato al momento, ma poco esplorato e compreso nella sua portata culturale trasformativa di lunga durata. Di volta in volta, l’umano fronteggia questa presa di parola e di scrittura della macchina o con palese sufficienza (non c’è comprensione del senso) o con facile entusiasmo (una svolta nella generazione del linguaggio). Sono tuttavia visioni filosofiche deboli del momento e del passaggio strategico che viviamo perché cercano di depotenziare o banalizzare l’impatto culturale spaesante dell’arrivo dei linguaggi sintetici. Che non riguarda la questione di assegnare e riconoscere o meno intelligenza, coscienza, senzienza alle macchine. Piuttosto e in prospettiva, l’arrivo dei modelli linguistici su larga scala (LLM e varianti LVM, LMM) scardina gli apparati, i domini e i dispositivi istituzionali del discorso, della parola e del parlante, del lettore e dell’autore così come, più radicalmente, del senso e della natura della scrittura (per come li abbiamo storicamente disegnati e normati finora). In questo senso l’AI generativa è, come ho scritto, una provocazione di senso (che cos’è la scrittura? ci importa chi è l’autore?). Passaggio che la teoria letteraria e la filosofia continentale hanno filosoficamente anticipato (come ci dice Gunkel). Ad esempio, tutta la riflessione sulla “morte dell’autore” con Barthes (La mort de l’auteur) e Foucault (Qu’est-ce qu’un auteur?). ‘Cosa importa chi parla?’ scriveva Foucault in chiusura del suo testo. Intendendo così porre l’attenzione sulle dimensioni politiche della storicità della funzione-autore e della funzione-soggetto. E quindi, direi, sul perché ci importa chi parla e sul come ci importa chi parla (o scrive). Ora queste questioni entrano direttamente nel dibattito politico e sociale (e economico) intorno alle “macchine” che scrivono e parlano (verità, responsabilità, creatività, produttività). Non una questione tecnica, allora, come si comprende, ma politica e antropologica (Baron, 2023). Come (a che condizioni), perché (a quali scopi) e chi o cosa (quale soggettività/soggettivazione) potrà parlare e scrivere in futuro? La parola (e la scrittura) alla macchina è, dunque, anche e soprattutto una provocazione di senso alla nostra idea di umano … > (Accoto 2024, nota a “La Potenza della Latenza”, 2023)

Il Paradosso di Polanyi

< Il paradosso di Polanyi > Un mio nuovo articolo su intelligenza artificiale e lavoro umano nel numero appena uscito di “Civiltà delle Macchine” (4/2023) – Fondazione Leonardo. Un grazie al direttore della rivista Marco Ferrante e al Presidente di Fondazione Leonardo, Luciano Violante, per l’interesse e l’ospitalità. Il numero ricco di interventi di calibro (con anche un’intervista di apertura a Daron Acemoglu) è liberamente scaricabile dal sito di Civiltà delle Macchine al primo commento 👇

“… È dentro questa nuova dialettica intricata e aperta tra automation (sostituzione), heteromation (subordinazione) e augmentation (aumentazione) che il lavoro umano dovrà riuscire a immaginare e costruire un suo nuovo e migliore futuro …” (Accoto 2023) Un mio nuovo articolo su intelligenza artificiale e lavoro umano nel numero appena uscito di “Civiltà delle Macchine” (4/2023) – Fondazione Leonardo. Un grazie al direttore della rivista Marco Ferrante e al Presidente di Fondazione Leonardo, Luciano Violante, per l’interesse e l’ospitalità. Il numero ricco di interventi di calibro (con anche un’intervista di apertura a Daron Acemoglu) è liberamente scaricabile dal sito di Civiltà delle Macchine al primo commento 👇

“… È dentro questa nuova dialettica intricata e aperta tra automation (sostituzione), heteromation (subordinazione) e augmentation (aumentazione) che il lavoro umano dovrà riuscire a immaginare e costruire un suo nuovo e migliore futuro …” (Accoto 2023)

https://www.civiltadellemacchine.it/it/rivista-trimestrale/archivio-pubblicazioni/cdm-dicembre-2023

GPT Store: catallassi, simpoiesi, prolessi (Accoto 2024)

<< La notizia del lancio di GPT Store da parte di OpenAI riporta alla ribalta della cronaca la questione della platform economy. Con un percorso strategico che classicamente -dovremmo oramai saperlo- muove da ‘product’ a ‘platform’ (dai modelli linguistici ai modelli di business, diremmo in questo caso con un facile gioco di parole), la sfida competitiva delle imprese che sviluppano soluzioni di intelligenza artificiale (estrattiva, discriminativa, predittiva, generativa e agentiva) entra intenzionalmente in una nuova fase. OpenAI disvela, così, il suo divenire ‘platfirm’ (un’azienda-piattaforma) – per usare un neologismo che ho introdotto nel 2015 – e, con questo, anche l’intenzione di avviare nuove forme e dinamiche di creazione del valore. Di, fatto, nell’era degli ecosistemi di servizio e dei marketplace a piattaforma, la cocreazione di valore diviene filosoficamente un dispositivo catallattico (di transazioni), simpoietico (di coevoluzioni), prolettico (di anticipazioni) attraverso cui attori economici eterogenei -antropici e negantropici- automaticamente e contestualmente scambiano servizi e integrano risorse di varia natura (operanti e operande, tangibili e intangibili, proprietarie e non proprietarie, automate ed eteromate, orizzontali e verticali). Un assemblaggio-ecosistema-stack di umani e non-umani che si popola di token e prompt, di creator e user, di developer e library, di builder e agent, di tag e rag e che cerca di istanziare un vantaggio competitivo centrato su reti, scale e flussi. Di fatto, questi emergenti modelli di business (e di leadership di mercato) cercano di valorizzare proprio gli ‘effetti di rete’ (network effects), gli ‘effetti di scala’ (scale effects) e gli ‘effetti di flusso’ (flow effects). Effetti che scardinano radicalmente le liminalità classiche dell’impresa tra architetture dell’evento, data flow e flow interaction, ontologie della scala e che richiedono nuovi sguardi interpretativi (es. 3E map: exchanges, edges, ecologies, Accoto 2024). Quali sono, dunque, gli obiettivi di questo sconfinamento? Leadership, interoperabilità, produttività, monetizzabilità, certamente. Ma anche il valore prodotto da ecosystem learning, business experimentation e strategic integration necessari a fronteggiare incertezza e turbolenza dei mercati competitivi. Più astrattamente, allora, possiamo dire che le piattaforme non competono sic et simpliciter nella produzione di nuovi prodotti e merci rivali o nell’erogazione di nuove esperienze e servizi mirati. Piuttosto e più radicalmente, in qualità di novelli demiurghi, competono nella costruzione inflattiva di nuovi mondi. La loro è una competizione all’inesistente più che una competizione all’esistente. Fondamentalmente, è una strategia competitiva più per horror vacui del futuro che per horror pleni del presente >> (Accoto 2024)

< The Latent Planet. The Inflative Age of Generative AI > (Accoto 2024)

< The Latent Planet. The Inflative Age of Generative AI > (Accoto 2024)
Revisione ultimata, si va in stampa. E’ ora in via di pubblicazione il mio nuovo saggio “The Latent Planet” (2024). Andrà in apertura di un corposo e ricco volume collettaneo che discute di intelligenza artificiale muovendosi tra AI tech e EU act. Un grazie agli editor per l’interesse verso le mie esplorazioni tecnofilosofiche e per l’invito a contribuire alla realizzazione dell’opera — preview (estratto) del mio preludio a < Il Pianeta Latente >

e … buon nuovo anno

un’altra versione (in italiano) del preludio è liberamente scaricabile da qui

Terremotare/Terraformare il Mondo (Accoto 2023)

terremotare/terraformare il mondo è un testo sintetico e prefigurativo sull’orizzonte in divenire. Per la sua forma abbreviata, assertiva e irriverente potrebbe assomigliare ad un manifesto. Anticipo già qui che non lo è. Direi, piuttosto, che è uno strumento speculativo pensato primariamente per iniziare a fare esercizio intorno alle frontiere emergenti del pensiero strategico, organizzativo e di business. Per questo, ciascuna anti/tesi è composta da due proposizioni immaginate come estremità opposte di un percorso di senso in aperta tensione. La prima proposizione richiama teorie, paradigmi e pratiche dominanti e consolidate. La seconda, all’opposto, propone visioni e esperienze insolite ed eretiche. Ogni composizione dialettica è, così, evocata per produrre un positivo spaesamento concettuale e una discussione (anche fortemente critica) allargata. Obiettivo dell’operazione non è, tuttavia, quello di sciogliere la tensione del pensare a favore dell’uno o dell’altro degli estremi. Il valore di questo esercizio imperfetto sta propriamente nello sforzo di tollerare e attraversare queste dieci tensioni polarizzanti per il tempo necessario e sufficiente a generare, visionariamente, pensieri e sguardi nuovi e molteplici su economia e strategia, organizzazione e business, tecnica e mondo.

Accoto – dicembre 2023 (1/12 in progress, pdf allegato)

Feedforward ovvero dell’economia dell’oracolo (Accoto 2023)

<< Come ho scritto altrove e da tempo, stiamo entrando nella feedforward economy (oltre l’economia del feedback). Se finora abbiamo vissuto al tempo dell’archivio, ora cominciamo a fare esperienza del tempo dell’oracolo. L’orizzonte non è più semplicemente il ‘real-time’, ma il ‘near-time’: non il tempo presente, ma quello prossimo. Vivremo in un tempo costantemente anticipato anche inavvertitamente. Le architetture planetarie sensitive, connettive, cognitive, simulative e attuative (tra codice, sensori, dati, algoritmi, protocolli) creano un mondo in cui l’informazione non fluisce più dal passato al presente, ma dal futuro al presente. Il dispositivo tecnico oracolare (arrischiato) ha l’obiettivo di ridurre la latenza informazionale tra il tempo dell’accadimento futuro degli eventi e il tempo presente del processamento macchinico dei dati. In questo, si evoca e si valorizza lo scarto temporale (che è sempre politico) tra il tempo dell’umano, il tempo del mondo e quello della macchina. E i rischi connessi all’incertezza. Stiamo così passando dal ridurre lo scarto tra passato e presente (skew time) al ridurre lo scarto tra futuro e presente (forward time). Con un provocazione paradossale, potremmo osare e dire che la tecnica inverte l’ordine del tempo: il futuro accade prima del presente. Perché crea valore di business questo passaggio anche filosofico? Perché come umani non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo sul presente, ma anche e sempre più quella di gestire l’incertezza informativa sul futuro. Non vogliamo ammalarci (medicina preventiva), non vogliamo trovare traffico in strada (mobilità allertativa), non vogliamo che si rompa il macchinario in fabbrica (manutenzione predittiva), non vogliamo perder tempo a scegliere il prossimo film da vedere dal catalogo (medialità raccomandativa), non vogliamo essere sorpresi da attacchi informatici (cybersicurezza adescativa). Non senza vulnerabilità e nuovi rischi. Dopo l’uscita di ‘Power and Prediction’ (Harvard Business Review Press, 2022) per il quale molti dei nostri problemi, bisogni, necessità e desiderata verranno trasformati e ridisegnati come questioni di predizione, esce “The Age of Prediction” (MIT Press, 2023) sulla natura cangiante del rischio e della predizione correlata (e simulazione inflattiva di mondi insieme a questa). Estremizzando, direi, in sintesi che la “produzione della predizione” si palesa sempre più essere il business del futuro per qualsiasi impresa >>(Accoto 2023

The Age of Prediction è anche in open access

Il Pianeta Latente | preludio (Accoto 2023, v3)

“L’intelligenza artificiale è un nuovo modo d’essere (abitato) del nostro pianeta. Prefigura (e configura) l’ennesima ultima terraformazione del nostro mondo, la sua imminente e altra condizione di esistenza, di esperienza e di intelligenza. Non è configurabile, tuttavia, come un’intelligenza in sé e per sé (artefatto strumentale), ma sempre e soprattutto come un’intelligenza con altri (assemblaggio sociotecnico) e per altri (costruzione sociomorfica). Non va, dunque, né reificata depotenziandola a mero insieme di tecniche inette e neutre né personificata sovradimensionandola come intelligente, cosciente, senziente alla maniera dell’umano. O, meglio, di come pensiamo che l’umano sia. Di fatto, è insieme λόγος e ἔργον: istanzia cioè catallatticamente, simpoieticamente e proletticamente nuove cognizioni del mondo e nuove divisioni del lavoro. Come per altri passaggi nella storia della civilizzazione umana, scardinerà ordini del discorso (regimi di verità/falsità) e modi di produzione (regimi di realtà/irrealtà). A questa sfida epocale (non episodica) stiamo oggi faticosamente tentando di rispondere con strategie varie, auspicate come convergenti: istruzione educativa, regolazione giuridica, conformazione etica, direzione politica. Sono tutte necessarie naturalmente. Ma temo, però anche, non sufficienti. Imprescindibili, dunque, ma non bastanti per la missione ardua che ci attende sin da subito. Perché la dimensione esistenziale in divenire che abbiamo qualificato ideologicamente come < intelligenza artificiale > è, in ultima istanza, una provocazione di senso planetaria. Evoca e sostanzia, cioè, un radicale attacco culturale all’idea (storicamente costruita e diveniente) di umano e di civiltà umana. Un colpo, questo, che ha sorpreso … (continua nel pdf allegato)