Forge is my philosophical tech lab. The philtech lab supports organisations and institutions in technically, critically and strategically thinking about code economy, data science, artificial intelligence, platform design and blockchain business.
Author: Cosimo Accoto
Research Affiliate at MIT | Author "Il Mondo Ex Machina" (Egea) | Philosopher-in-Residence | Business Innovation Advisor | www.cosimoaccoto.com
[magazine] E’ ora disponibile online e da inizio settimana prossima anche in edicola l’ultimo numero di Harvard Business Review Italia (Luglio/Agosto 2023) che si propone con un allegato speciale sull’AI (qui sotto la copertina e l’indice degli articoli). Un volume collettaneo fondativo e imperdibile per la ricchezza e la solidità delle prospettive e degli interventi strategici e manageriali. Con l’occasione, ringrazio il direttore di HBR Italia Enrico Sassoon per l’inclusione nel volume di un mio contributo sull’AI generativa tra linguaggi, immagini e agenti. Da non perdere!
“Ci sono modi filosoficamente digiuni e politicamente ingenui di guardare a quanto, oggi, si etichetta come ‘intelligenza artificiale’. Sono quelli che, di volta in volta, reificano (sono solo strumenti) oppure personificano (hanno senzienza) le tecnicalità, le architetture, le automazioni ingegneristiche. Sono quelli evocati, a seconda dei casi, da un umanesimo visceralmente impaurito o, viceversa, ingenuamente eccitato dalla tecnica. Tuttavia, la cd. intelligenza artificiale non è mai tale ‘in sé’ e ‘per sé’ (puro artefatto strumentale), ma sempre ‘con altri’ (assemblaggio sociotecnico) e ‘per altri’ (costruzione sociomorfica). Ed è insieme λόγος e ἔργον: incarna e instrumenta nuove cognizioni del reale e nuove divisioni del lavoro. Da ultimo, è un nuovo modo di essere (abitato) del nostro pianeta, una nuova terraformazione (anche avventata perchè di fatto siamo una specie che sempre rischia l’essere dei suoi mondi). Per questo altro percorso filosoficamente più accorto ma anche aperto, con l’AI non siamo di fronte solo a nuovi <problemi tecnologici>(con discriminazioni, manipolazioni, alienazioni, deprivazioni, etc.), ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate <provocazioni intellettuali> all’umano e ai suoi modi di esistenza e di esperienza del mondo. E se i problemi tecnici richiedono aggiornate e adeguate soluzioni ingegneristiche (informatiche, legali, istituzionali, etc.), le provocazioni intellettuali ci sollecitano piuttosto all’innovazione culturale. Non saranno sufficienti educazione digitale, consapevolezza razionale, guida etico-morale e regolazione giuridico-politica della tecnologia. Avremo bisogno anche e soprattutto di innovazione culturale (che dovrà dare nuovo fondamento a quelle dimensioni), cioè di produrre nuovo senso e nuovi significati: è possibile una scrittura senza l’autore e a quali condizioni? chi ha oggi il diritto di parola e di discorso? ci serve ancora il concetto di autore? cos’è una fotografia realistica senza referenza? qual è la natura di un’immagine operativa? come si gestire questa ennesima era inflattiva mediale? E come si lavorerà con un agente autonomo? dove e quando si produrrà il senso e la decisione dell’agire? Quali saranno le nuove divisioni del lavoro nell’emergente assemblaggio utente-agente? Per rispondere a queste e a molte altre domande, occorrerà incoraggiare l’innovazione culturale. Di questa abbiamo un urgente bisogno. Per poter abitare, significare e prosperare in queste arrischiate, nuove uncanny valley” (Accoto 2023)
Per approfondire il tema potete anche leggere il mio saggio breve “La Potenza della Latenza” (Accoto, 2023)
La Potenza della Latenza – Tre Studi sulla Generative AI (versione 6)
Stiamo entrando in una nuova era mediale inflazionaria, quella dell’intelligenza artificiale generativa. A partire dall’esplosione della parola sintetica. La capacità di simulare la lingua non rappresenta, infatti, solo un avanzamento tecnico nel processamento macchinico del linguaggio naturale. È piuttosto un passaggio di civiltà che scardinerà le economie, le imprese e i mercati. Così come le politiche e le etiche del dire e del potere. Ma non solo l’ordine del discorso. Dalla produzione artistica alla diagnostica medica, dal marketing digitale al design industriale, l’era inflattiva dell’AI generativa farà leva anche sulle opportunità (e i rischi) dell’immagine sintetica. Con ridisegno dei significati culturali profondi e degli impatti strategici trasformativi derivanti dall’impiego massivo delle reti neurali artificiali e della potenza della latenza. Infine, dopo le parole macchiniche e le immagini sintetiche, esploriamo la questione emergente dell’adozione pervasiva di agenti autonomi. All’orizzonte si profila, dunque, un esercito computazionale fatto di intelligenze artificiali operative che, nei molti progetti in divenire, assolveranno ai compiti più svariati automatizzando ecosistemi di business, processi industriali e servizi erogati. Al di là dell’hype, ne valutiamo culturalmente e strategicamente potenzialità e vulnerabilità. È in costruzione un nuovo mondo in sintesi fatto di scritture, figure e fatture sovrumane (o more-than-human). Da discriminativo-classificatoria (es. riconoscere un volto), l’AI si è fatta inflattivo-generativa (es. ricreare un volto). Siamo solo agli inizi dell’era inflattiva dell’AI generativa.
Oggi su StartupItalia una mia nuova intervista in preparazione di SIOS 2023 – Summer Edition a Roma la prossima settimana con main partner SACE e in collaborazione con l’Università LUISS. Ecco un estratto e al link sotto intera
[…] Siamo attrezzati per gestire questa transizione? Se intende dire essere pronti culturalmente direi di no. Ma è una condizione comune in tutti i momenti di trasformazione tecnologica profonda. Siamo impegnati fortemente nello sviluppare e implementare soluzioni, ma senza la consapevolezza e la maturazione intellettuale e sociale che sarebbero opportune. Di fatto, nuova educazione e conoscenza si costruirà nel tempo, ma avremo bisogno anche di fare innovazione culturale. Quando è arrivata la parola scritta e stampata abbiamo dovuto inventare un sapere nuovo, la filologia, per distinguere un documento vero da uno falso. Lo stesso compito spetta a noi che dovremo affrontare ora deep fake, immagini sintetiche e scritture automatizzate. Non ci basteranno regole e regolamenti, dovremo impegnarci a produrre nuovi sensi e significati… […]
[evento] La prossima settimana sarò ospite e speaker in presenza alla prima MIT Sloan Management Review Conference italiana organizzata da ESTE (21 giugno, Palazzo delle Stelline, Milano). Il tema generale della conferenza è: “La scintilla della coscienza nell’era digitale”. Ringrazio nuovamente Chiara Lupi e Francesco Varanini per l’invito caloroso e l’ospitalità. Il mio contributo alla giornata è intitolato: “AI tra λόγος e ἔργον: una provocazione di senso planetaria”. Qui sotto il mio abstract:
“Ci sono modi filosoficamente digiuni e politicamente ingenui di guardare a quanto, oggi, si etichetta come ‘intelligenza artificiale’. Sono quelli che, di volta in volta, reificano (sono solo strumenti) oppure personificano (hanno senzienza) le tecnicalità, le architetture, le automazioni ingegneristiche. Sono quelli evocati, a seconda dei casi, da un umanesimo visceralmente impaurito o, viceversa, ingenuamente eccitato dalla tecnica. Tuttavia, la cd. intelligenza artificiale non è mai tale ‘in sé’ e ‘per sé’ (puro artefatto strumentale), ma sempre ‘con altri’ (assemblaggio sociotecnico) e ‘per altri’ (costruzione sociomorfica). Ed è insieme λόγος e ἔργον: incarna e instrumenta nuove cognizioni del reale e nuove divisioni del lavoro. Da ultimo, è un nuovo modo di essere (abitato) del nostro pianeta, una nuova terraformazione (anche avventata e di fatto siamo una specie che sempre rischia l’essere dei suoi mondi). Per questo altro percorso filosoficamente più accorto ma anche aperto, con l’AI non siamo di fronte solo a nuovi problemi tecnologici (discriminazioni, manipolazioni, alienazioni, deprivazioni, etc.), ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate provocazioni intellettuali all’umano e alla sua idea di planetarietà. E se i problemi tecnici richiedono aggiornate e adeguate soluzioni ingegneristiche (informatiche, legali, istituzionali, etc.), le provocazioni intellettuali ci sollecitano piuttosto all’innovazione culturale. Per questo avremo bisogno di un umanesimo insieme circospetto e coraggioso. Non saranno sufficienti educazione digitale, consapevolezza razionale, guida etica e regolazione giuridica della tecnologia. Avremo bisogno anche e soprattutto di innovazione culturale: chi conosce il mondo? cos’è un’immagine? a chi il diritto di parola e di scrittura? cos’è un autore? come lavora un agente? che fiducia e legge istanzieremo? dove si produce il senso? perché e per chi questa nuova terraformazione del nostro pianeta? Per rispondere a queste e a molte altre domande, occorrerà incoraggiare fortemente l’innovazione culturale. Di questa abbiamo un urgente bisogno. Per poter abitare, significare e prosperare in queste arrischiate, nuove uncanny valley” (Accoto 2023)
“Stiamo entrando in una nuova era mediale inflattiva, quella della cosiddetta AI generativa. Un passaggio epocale che è necessario saper leggere con mappe di senso e d’azione nuove. Tra queste, utile quella di Navas e del suo ultimo saggio: ‘The Rise of Metacreativity’. A partire dalla remix theory e dai remix studies per arrivare alla generative AI, Edoardo Navas propone un’analisi della metacreatività dell’intelligenza artificiale letta come ‘rimediazione via simulazione’. È ormai evidente, credo, che attraverseremo e abiteremo nuove uncanny valley. È l’ennesima, nuova spinta mediale inflattiva che arriva a turbare e scardinare radicalmente logiche e dinamiche consolidate da qualche tempo per l’umano su questo pianeta. Ma un’era mediale inflazionaria non è tale solo per l’espansione di tecniche riproduttive, di contenuti mediali, di veicoli distributivi o di velocità di circolazione. “A media age does not become inflationary merely because of the multiplications of kinds, speed, and power of media, however. Media become inflationary when the scope of their representation of the world threatens the confines of their culture’s prior notions of reality” (“Medialogies”, Castillo & Egginton). È un attacco alla nozione culturale di realtà e alla rappresentazione (storicamente determinata) che l’umano ne ha prodotto e di cui istanzia il collasso. Scardina antiche catene produttive e distributive del valore ridisegnando nuovi ecosistemi di business: catallattici, simpoietici, prolettici” (Accoto 2023)
“…Based on these two definitions, we can define metacreativity as a cultural variable that emerges when the creative process moves beyond human production to include non-human systems…Based on these two definitions, we can define metacreativity as a cultural be delegated to non-human agents or actors or collective flow of intensities. This definition includes artificial intelligence and machine learning, but the term can expand beyond AI as is currently understood. For emerging intelligent technology, specifically, this means that non-human entities, agents, and/ or actors are able “to learn” in order to produce something through what is commonly considered a creative process (…) it is a process of remediation through simulation (…) We will be entering a state of metasimulacra, which in this case is in the realm of metacreativity: AI intervening in mediation and simulacrum as defined above; one in which allegory is not used for authoritative support, but for fully pushing beyond that foundational element upon which the emergent form is built. Authority in the metasimulacrum is no longer contingent upon recognizing the material upon which the emergent form is built, but rather on how such form is considered an improvement and most importantly different from the form it was modeled (or remediated). Allegorical authority diminishes in the metasimulacrum: the metacreative…” (Navas, 2023)
[articolo] Oggi un mio intervento su HBR Italia. Un grazie al direttore Enrico Sassoon per l’interesse e l’ospitalità. Buona lettura. Qui l’incipit >
“Benvenuti nell’era dell’iperautomazione. L’automazione è oggi al centro di un’evoluzione profonda e pervasiva delle interazioni sociali e delle dinamiche economiche planetarie. Mira a conquistare e consolidare questa dominanza incarnandosi in forme sempre più fondative e sorprendenti dentro la storia della civilizzazione umana e dei suoi modi di produzione. Questa fase contemporanea di competizione strategica e di business experimentation abilitata dall’automazione ha caratteristiche nuove e distintive al punto che è stata anche riqualificata come “iperautomazione” (Wilson e Tyson, 2023). Per questo si vengono anche moltiplicando e diffondendo – sia pur con declinazioni varie, ma prossime di senso – espressioni come machine economy, agent economy, autonomous economy, artificial economy, solo per citare quelle più note. Dentro a questo passaggio dell’economia all’iperautomazione, oltre alla …” (Accoto 2023)
Per stemperare le tensioni sui paventati rischi esistenziali dell’AI per l’umanità, è utile concedersi in alternativa uno sguardo esoplanetario. Tre testi illuminanti che raccontano delle nostre estroflessioni fisiche e filosofiche nello spazio cosmico … che da ultimo si rivelano essere, anche e soprattutto, delle introspezioni nella natura umana. Che è, dovremmo saperlo, nativamente e ininterrottamente sempre avventata nel produrre le condizioni della sua abitabilità, nel suo terraformare i pianeti, Terra compresa. Siamo una specie che rischia senza fine l’essere dei (suoi) mondi (Accoto 2023). Buona lettura 😉
< … Now that we know there are at least as many exoplanets as stars, we can put our planet in a larger context. The conclusion: Earth is not the best of all possible worlds. Life did not start in naturalist Charles Darwin’s “warm little pond.” It probably began in the darkness and crushing pressure of a hydrothermal vent. Early humans did not aggregate in the balmy tropics. They roamed the arid expanses of Africa’s deserts, and hunted near the glaciers and on the tundra of the last Ice Age. Life is tenacious and has gripped this planet like a fever for four billion years. Life is adaptable and has radiated into almost every conceivable environmental niche. The universe contains an immense number of exoplanets. These worlds without end are of interest to planetary scientists and geologists, but that is not our main concern. We are fixed on their potential to host biology. We are curious whether the experiment that began on Earth soon after its formation has been replicated anywhere else. For if we live in a biological universe, it’s a universe much more fascinating than one completely described by the laws of physics. The universe becomes a place of almost infinite possibilities—a place where we might one day make another home or find companionship on him …> (Worlds Without End, 2023)