La nuova economia della macchina (Accoto 2023, Codice, RAI 1)

[TV] Ieri sera nuovamente ospite su RAI 1 nel programma CODICE di Barbara Carfagna per parlare di economia della macchina, di automazione delle tre m (mani, menti, mercati), di nuove divisioni del lavoro e dell’innovazione culturale necessaria a fronteggiare le provocazioni intellettuali dell’intelligenza artificiale generativa (la scrittura senza l’autore, l’immagine senza il referente, l’agente senza l’umano). Se l’avete persa, potete rivedere la puntata per intero su RAI PLAY. Un grazie di nuovo a Barbara e alla produzione per l’invito e l’ospitalità super professionali in questa nuova puntata … Buona visione!

Il Pianeta Latente | preludio (Accoto 2023)

Intelligenza artificiale come provocazione di senso

L’intelligenza artificiale è un nuovo modo d’essere (abitato) del nostro pianeta. Prefigura (e configura) l’ennesima ultima terraformazione della Terra, l’imminente nuova condizione d’esistenza e d’esperienza del nostro mondo. Come per altri passaggi nella storia della civilizzazione umana, scardinerà ordini del discorso (regimi di verità/falsità) e modi di produzione (regimi di realtà/irrealtà). A questa sfida epocale (non episodica) stiamo oggi faticosamente tentando di rispondere con strategie varie e auspicate come convergenti: istruzione educativa, regolazione giuridica, conformazione etica, direzione politica. Necessarie naturalmente. Ma temo, però anche, non sufficienti. Imprescindibili tutte dunque, ma non bastanti per la missione che ci attende. Perché la dimensione esistenziale in divenire che abbiamo qualificato ideologicamente come <intelligenza artificiale> è, in ultima istanza, una provocazione di senso planetaria. Evoca e sostanzia, cioè, un radicale attacco culturale all’idea (storicamente costruita e diveniente) di umano e di civiltà umana. Un colpo, questo, che ha sorpreso non poco la specie sapiens arrivando a produrre, quasi all’improvviso e sulla sua viva pelle, una nuova ferita narcisistica, profonda e dolorosa. La cura approntata, oggi, per questo trauma da politica, educazione, etica e legge è, in buona misura, di natura narcotica (lo dico con un intento esplorativo e istigativo voluto). È, direi, fondamentalmente una strategia sedativa delle inquietudini speciste e palliativa delle criticità tecniche. Di conseguenza, i discorsi più comuni ripetono un mantra pressoché unico e consolatorio: l’umano deve rimanere nel loop e in controllo, deve essere al centro e all’apice delle decisioni, deve confermarsi come unica soggettività intelligente, cosciente, senziente. Nella gran parte dei casi, si tratta di una forma di narcosi del pensiero talvolta accompagnata da una palese volontà anestetica dell’etica. Oltre che della politica, del diritto, dell’educazione e di molto altro. Antropologicamente condivisibile e confortante certo, ma filosoficamente digiuna e culturalmente ingenua. Perché con il dispiegarsi planetario dell’intelligenza artificiale, noi non affronteremo solo problemi tecnici (con vulnerabilità e rischi reali di discriminazioni, manipolazioni, deprivazioni, alienazioni, contraffazioni e così via). Piuttosto e più radicalmente noi fronteggeremo delle provocazioni intellettuali. A partire da quella primaria sulla natura dell’umano (chi siamo? o meglio, chi diveniamo?) declinata poi in molte altre domande di senso e di scopo. E se ai problemi tecnici lavoreremo nel tempo e a tentativi per trovare una qualche soluzione ingegneristica (informatica, legale, istituzionale), alle provocazioni intellettuali dovremo, invece, rispondere inevitabilmente con l’innovazione culturale. A questo compito più alto siamo oggi chiamati tutti e tutte: alla produzione di nuovo senso e di nuovi significati per questo nostro nuovo abitare terrestre e poi in futuro, chissà, magari anche esoplanetario. Detto poeticamente, dobbiamo allora avere il coraggio di fare pensieri <sovrumani>. Per andare oltre l’umano noto e dato e promuovere nuovi orizzonti. Più inclusivi, più sostenibili, più giusti, più prosperi e more-than-human. Sovrumani per l’appunto e non sovrani. (continua 1/n)

La potenza della latenza: l’immagine sintetica (Accoto 2023)

La notizia di cronaca è che Shutterstock ha esteso per altri sei anni l’accordo con OpenAI affinché l’azienda di intelligenza artificiale possa continuare ad addestrare le sue reti neurali artificiali (DALL.E) con l’archivio delle foto che ha in dotazione l’altra. È una scelta di platform strategy che capiremo col tempo se sarà competitivamente vincente laddove altre società (tra queste Getty Images) hanno intrapreso la strada opposta, quella, cioè, di chiudere le proprie banche d’immagini alla voracità dell’intelligenza artificiale generativa. Al di là dell’episodio di cronaca, spetta alla filosofia, credo, il compito di guardare all’orizzonte dell’immagine sintetica con la profondità necessaria a cogliere piuttosto e soprattutto la mutazione radicale di statuto che l’immagine (a partire da quella fotografica, ma più in generale anche proprio della visualità) sta conoscendo in ragione dell’arrivo dell’AI generativa. Nelle mie esplorazioni filosofiche, il punto chiave è la messa in questione della natura rappresentazionale del visuale. La visualità sta dismettendo la sua storica caratteristica di essere solo rappresentazione isomorfica del reale (riproduzione realistica di un referente) per assumere anche quella della non-rappresentazionalità (immagine che non fa perno su una qualche referenza alla realtà). Intorno a questa nuova natura ontologica del visuale si articolano, poi, una serie di altre e ulteriori qualificazioni che sono anche delle vere e proprie crisi antropologiche ed epistemiche. Ne cito tre: i) immagini che, prodotte da macchine per sole macchine, hanno l’umano al margine o proprio escluso dal loop; ii) immagini che perdono la loro natura archivistica documentale/monumentale per assumere quella oracolare saturativo/simulativa; iii) immagini che hanno nella loro dimensione operazionale e logistica il loro valore e non più solo nella loro dimensione simbolico-semantica. Quattro saggi appena usciti/in uscita ci aiutano proprio a scavare e valorizzare culturalmente questi passaggi. Che, come ho scritto, non sono solo culturali, ma strategici per le imprese. Perché dico strategici? Perchè con l’AI non abbiamo solo a che fare con problemi tecnici (discriminazioni, manipolazioni, limitazioni, privazioni…), ma anche e piuttosto con provocazioni culturali. In questo caso, con la provocazione culturale alla nostra consolidata -ma oramai datata- idea della visualità e del visuale. Ai problemi, si risponde con soluzioni ingegneristiche. Alle provocazioni intellettuali con l’innovazione culturale. Vale a dire, con la produzione di nuovo senso e nuovi significati. Per questo, non saranno sufficienti educazione digitale, regolazione giuridica e moralizzazione etica. Avremo bisogno di produrre nuovo senso oltre le ingenuità filosofiche correnti e consolanti” (Accoto 2023, Il Pianeta Latente, forthcoming)

Webinar HBR – AI Generativa (Accoto 2023)

[webinar] Sarò speaker al prossimo webinar di Harvard Business Review Italia (18 luglio, 11.30-13.00) dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale generativa su economia e società in occasione del lancio del volume allegato al numero della rivista appena uscito (“La rivoluzione dell’intelligenza artificiale”, HBR luglio/agosto 2023). Al volume ho contribuito con un articolo sulla nuova era inflattiva dell’AI generativa tra linguaggi, immagini e agenti (per iscriversi al webinar trovate il riferimento al primo commento). E’ un nuovo ‘moonshot moment’ -come l’hanno definito i ricercatori di Stanford (HAI) e altri esperti a colloquio con il Presidente Biden questo 20 giugno in California- per il quale hanno richiesto un impegno storico d’investimento finanziario e culturale paragonabile ad altri momenti di svolta dell’umanità. Oltre l’hype, guarderemo alla portata epocale di questo passaggio tra potenzialità e vulnerabilità. Un grazie al direttore di HBR Italia Enrico Sassoon per l’invito a contribuire al volume e al webinar e per l’apprezzamento verso le mie esplorazioni tecno-filosofiche strategiche sulla generative AI.

AI generativa: linguaggi, immagini, agenti (Accoto, HBR, 2023)

[magazine] E’ ora disponibile online e da inizio settimana prossima anche in edicola l’ultimo numero di Harvard Business Review Italia (Luglio/Agosto 2023) che si propone con un allegato speciale sull’AI (qui sotto la copertina e l’indice degli articoli). Un volume collettaneo fondativo e imperdibile per la ricchezza e la solidità delle prospettive e degli interventi strategici e manageriali. Con l’occasione, ringrazio il direttore di HBR Italia Enrico Sassoon per l’inclusione nel volume di un mio contributo sull’AI generativa tra linguaggi, immagini e agenti. Da non perdere!

AI come provocazione planetaria di senso (Accoto 2023)

“Ci sono modi filosoficamente digiuni e politicamente ingenui di guardare a quanto, oggi, si etichetta come ‘intelligenza artificiale’. Sono quelli che, di volta in volta, reificano (sono solo strumenti) oppure personificano (hanno senzienza) le tecnicalità, le architetture, le automazioni ingegneristiche. Sono quelli evocati, a seconda dei casi, da un umanesimo visceralmente impaurito o, viceversa, ingenuamente eccitato dalla tecnica. Tuttavia, la cd. intelligenza artificiale non è mai tale ‘in sé’ e ‘per sé’ (puro artefatto strumentale), ma sempre ‘con altri’ (assemblaggio sociotecnico) e ‘per altri’ (costruzione sociomorfica). Ed è insieme λόγος e ἔργον: incarna e instrumenta nuove cognizioni del reale e nuove divisioni del lavoro. Da ultimo, è un nuovo modo di essere (abitato) del nostro pianeta, una nuova terraformazione (anche avventata perchè di fatto siamo una specie che sempre rischia l’essere dei suoi mondi). Per questo altro percorso filosoficamente più accorto ma anche aperto, con l’AI non siamo di fronte solo a nuovi <problemi tecnologici>(con discriminazioni, manipolazioni, alienazioni, deprivazioni, etc.), ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate <provocazioni intellettuali> all’umano e ai suoi modi di esistenza e di esperienza del mondo. E se i problemi tecnici richiedono aggiornate e adeguate soluzioni ingegneristiche (informatiche, legali, istituzionali, etc.), le provocazioni intellettuali ci sollecitano piuttosto all’innovazione culturale. Non saranno sufficienti educazione digitale, consapevolezza razionale, guida etico-morale e regolazione giuridico-politica della tecnologia. Avremo bisogno anche e soprattutto di innovazione culturale (che dovrà dare nuovo fondamento a quelle dimensioni), cioè di produrre nuovo senso e nuovi significati: è possibile una scrittura senza l’autore e a quali condizioni? chi ha oggi il diritto di parola e di discorso? ci serve ancora il concetto di autore? cos’è una fotografia realistica senza referenza? qual è la natura di un’immagine operativa? come si gestire questa ennesima era inflattiva mediale? E come si lavorerà con un agente autonomo? dove e quando si produrrà il senso e la decisione dell’agire? Quali saranno le nuove divisioni del lavoro nell’emergente assemblaggio utente-agente? Per rispondere a queste e a molte altre domande, occorrerà incoraggiare l’innovazione culturale. Di questa abbiamo un urgente bisogno. Per poter abitare, significare e prosperare in queste arrischiate, nuove uncanny valley” (Accoto 2023)

Per approfondire il tema potete anche leggere il mio saggio breve “La Potenza della Latenza” (Accoto, 2023)

“La Potenza della Latenza. Tre studi sull’AI Generativa: testi, immagini, agenti” (Accoto 2023)

La Potenza della Latenza – Tre Studi sulla Generative AI (versione 6)

Stiamo entrando in una nuova era mediale inflazionaria, quella dell’intelligenza artificiale generativa. A partire dall’esplosione della parola sintetica. La capacità di simulare la lingua non rappresenta, infatti, solo un avanzamento tecnico nel processamento macchinico del linguaggio naturale. È piuttosto un passaggio di civiltà che scardinerà le economie, le imprese e i mercati. Così come le politiche e le etiche del dire e del potere. Ma non solo l’ordine del discorso. Dalla produzione artistica alla diagnostica medica, dal marketing digitale al design industriale, l’era inflattiva dell’AI generativa farà leva anche sulle opportunità (e i rischi) dell’immagine sintetica. Con ridisegno dei significati culturali profondi e degli impatti strategici trasformativi derivanti dall’impiego massivo delle reti neurali artificiali e della potenza della latenza. Infine, dopo le parole macchiniche e le immagini sintetiche, esploriamo la questione emergente dell’adozione pervasiva di agenti autonomi. All’orizzonte si profila, dunque, un esercito computazionale fatto di intelligenze artificiali operative che, nei molti progetti in divenire, assolveranno ai compiti più svariati automatizzando ecosistemi di business, processi industriali e servizi erogati. Al di là dell’hype, ne valutiamo culturalmente e strategicamente potenzialità e vulnerabilità. È in costruzione un nuovo mondo in sintesi fatto di scritture, figure e fatture sovrumane (o more-than-human). Da discriminativo-classificatoria (es. riconoscere un volto), l’AI si è fatta inflattivo-generativa (es. ricreare un volto). Siamo solo agli inizi dell’era inflattiva dell’AI generativa.

Intervista su StartupItalia (Accoto 2023)

Oggi su StartupItalia una mia nuova intervista in preparazione di SIOS 2023 – Summer Edition a Roma la prossima settimana con main partner SACE e in collaborazione con l’Università LUISS. Ecco un estratto e al link sotto intera

[…] Siamo attrezzati per gestire questa transizione?
Se intende dire essere pronti culturalmente direi di no. Ma è una condizione comune in tutti i momenti di trasformazione tecnologica profonda. Siamo impegnati fortemente nello sviluppare e implementare soluzioni, ma senza la consapevolezza e la maturazione intellettuale e sociale che sarebbero opportune. Di fatto, nuova educazione e conoscenza si costruirà nel tempo, ma avremo bisogno anche di fare innovazione culturale. Quando è arrivata la parola scritta e stampata abbiamo dovuto inventare un sapere nuovo, la filologia, per distinguere un documento vero da uno falso. Lo stesso compito spetta a noi che dovremo affrontare ora deep fake, immagini sintetiche e scritture automatizzate. Non ci basteranno regole e regolamenti, dovremo impegnarci a produrre nuovi sensi e significati… […]

Qui la trovate completa >>  https://startupitalia.eu/202949-20230620-sios23-cosimo-accoto