Forge is my philosophical tech lab. The philtech lab supports organisations and institutions in technically, critically and strategically thinking about code economy, data science, artificial intelligence, platform design and blockchain business.
Uno scatto dal mio intervento di apertura plenaria a SPS Italia 2025, i tre giorni di fiera dell’automazione industriale alle Fiere di Parma. Ho raccontato degli orizzonti ingegneristici in divenire tra macchine parlanti e macchine transanti. Dall’arrivo del sensorium artificiale e quantistico alla rivoluzione epistemica del digital twinning per giungere alle frontiere della machine economy e dei robopreneurs tra agenti autonomi (ai agents) e portafogli crittografici (crypto wallets)
Oggi sul Sole 24 Ore con Oreste Pollicino ragioniamo sulle prospettive istituenti delle nuove ingegnerie a partire dall’intelligenza artificiale. Dall’innovazione all’istituzione, un cambio di sguardo filosofico e strategico intorno ai modelli linguistici su larga scala visti alternativamente come soluzione, come sistema e come istituzione in divenire. Buona lettura!
[… ] Dunque, più la forza della computazione scala planetariamente ed entra dentro l’economia (dalla code economy alla machine economy all’agentic economy), più il nostro sguardo strategico da “strumentale” (e industriale) deve farsi più radicalmente “istituzionale”. Dalle imprese ai mercati, non si governa e non si prospera dentro questa “supertransizione” senza un passaggio speculativo e filosofico al pensare istituente promosso dalle nuove ingegnerie […]
[evento] In occasione della prossima prossima SPS Italia Smart Production Solutions 2025, la fiera per l’industria intelligente, digitale e sostenibile, riconosciuta come punto di riferimento per il comparto manifatturiero italiano, sarò presente con il mio keynote dal titolo: < Dalle macchine parlanti alle macchine transanti: una nuova civiltà delle macchine tra filosofia e ingegneria >
[abstract] Dalla computazione alla simulazione, l’automazione sta entrando oggi in una sua nuova fase di evoluzione ingegneristica accelerata e di espansione produttiva planetaria. Intelligenza artificiale e robotica industriale spinte da dati, sensori, programmi, algoritmi, primitive e protocolli stanno scardinando l’orizzonte macchinico dei modelli classici dell’automazione strumentale aprendo ai nuovi paradigmi di frontiera dell’autonomia agentica. Da strumenti ad agenti, siamo all’alba di una nuova civiltà (ed economia) delle macchine: simulate, gemellate, distribuite, coordinate, virtualizzate e in grado di agire in progressiva autonomia e in futuro anche di transare direttamente divenendo sorprendenti attori economici dentro nuovi mercati artificiali. Esploreremo insieme, tra filosofia e ingegneria, opportunità, vulnerabilità, immunità potenziali di questa nuova era dell’iperautomazione >> (Accoto 2025)
Visto l’interesse e il dibattito che ha suscitato in rete, ripropongo l’ultimo mio articolo uscito su Harvard Business Review Italia (aprile 2025) che discute della scrittura generativo-simulativa delle macchine come nuova “istituzione” socioeconomica (e non solo “innovazione” sociotecnica). In effetti, quello che occorre esplorare strategicamente non è tanto e solo la macchina “scrivente”, quanto anche e piuttosto quella “istituente”. Non tanto e solo la sua capacità (neo)scritturale inflattiva quanto quella (neo)istituzionale transattiva. A questa imprese e organizzazioni dovrebbero cominciare a guardare se si vogliono evocare gli orizzonti di un’economia digitale e artificiale in costruzione tra ai agent e crypto wallet. Ne parlerò più distesamente nella prossima conference di MIT Sloan Management Review Italia (maggio 2025)
Sarò ospite e speaker alla prossima Conference di MIT Sloan Management Review Italia 2025. Il titolo che ho scelto per il mio intervento di apertura pomeridiana è: < Nuova vitam instituere: il dominio (neo)istituente della tecnica>. Un passaggio strategico dall’innovazione all’istituzione, dunque. Un grazie alla rivista MIT SMR Italia e agli organizzatori della conferenza (Este Edizioni) per l’interesse verso le mie esplorazioni philtech arrischiate e per l’invito a contribuire alla giornata dedicata al “riavvio del management nell’era dell’AI”. Ci vediamo in presenza a Milano a fine maggio!
< Sarà necessario che il nostro pensare intorno alle nuove ingegnerie (dalle intelligenze artificiali alle reti decentralizzate) evolva oltre la dimensione “(in)strumentale” -con cui ingenuamente molti le analizzano ancora- per andare verso una loro interpretazione più “(infra)strutturale e finanche “(neo) istituzionale”. È strategico cominciare a pensare, ad esempio, ai modelli linguistici su larga scala o ai registri decentralizzati a consenso crittografico non come mere strumentalità tecnologiche (dagli algoritmi di back-propagation ai protocolli di zero-knowledge proof ai dispositivi sim-to-real/real-to-sim e altro ancora) alla base di “soluzioni” e “sistemi”, ma come emergenti forme di “istituzioni” socio-economiche. E cioè potenziali (certamente anche arrischiate) istituzionalità più-che-umane che si affiancheranno e si incroceranno (e col tempo anche in competizione direi) con altre, diverse e più antiche istituzioni come le imprese, i mercati, le burocrazie, gli stati. Esploreremo insieme l’orizzonte tecnologico per cogliere speculativamente questa sorprendente capacità “istituente” della tecnica > (Accoto 2025 forthcoming)
“… Nell’era degli ecosistemi multi-agentici, la cocreazione di valore sarà un processo “catallattico” (di scambio o transazionale), “simpoietico” (di coevoluzione o coopetitivo) e “prolettico” (di anticipazione o feedforward) con cui attori economici eterogenei -antropici (umani) e non antropici (agenti)- autonomamente e contestualmente scambieranno servizi-per-servizi integrando risorse di varia natura (operanti e operande, tangibili quanto intangibili, naturali e non, proprietarie e non proprietarie, automate ed eteromate, algoritmiche e protocologiche). Con catallassi, simpoiesi e prolessi, questi ecosistemi cercheranno così di valorizzare non solo gli ‘effetti di rete’ (network effects), ma anche gli ‘effetti di scala’ (scale effects) e gli ‘effetti di flusso’ (flow effects). Con planetary stack, platform protocol e proprietary market, si punterà a creare posizioni dominanti e vantaggi competitivi accumulanti e premianti. La questione della creazione del valore e della sua distribuzione dentro questi stack planetari (in forma di istituzioni emergenti e anche arrischiate, più centralizzate o decentralizzate si vedrà) verrà dunque ridisegnata nuovamente secondo logiche di dominanza e sudditanza in parte antiche, ma in parte anche nuove. Per questo abbiamo necessità, anche sul fronte del pensiero economico, di fare innovazione culturale. Le nuove ingegnerie (come ad esempio i modelli linguistici su larga scala o i registri distribuiti a consenso crittografico) andranno viste allora nella loro capacità “istituente”, come nuovi meccanismi e dispositivi di coordinamento di interazioni socioeconomiche anche e più-che-umane. Non solo come innovazione, ma come istituzione. Abbiamo bisogno di pensare con nuovi concetti, modelli e orizzonti. A noi rimane poi, infine, una questione esistenziale (oltre che istituzionale): perché e per chi? …” (Accoto 2025, forthcoming)
Sarò ospite e speaker alla prossima Conference di MIT Sloan Management Review Italia 2025. Il titolo che ho scelto per il mio intervento di apertura pomeridiana è: < Nuova vitam instituere: il dominio (neo)istituente della tecnica>. Un grazie alla rivista MIT SMR Italia e agli organizzatori della conferenza (Este Edizioni) per l’interesse verso le mie esplorazioni philtech arrischiate e per l’invito a contribuire alla giornata dedicata al “riavvio del management nell’era dell’AI”. Ci vediamo in presenza a Milano a fine maggio!
<< … Sarà necessario che il nostro pensare intorno alle nuove ingegnerie (dalle intelligenze artificiali alle reti decentralizzate) evolva oltre la dimensione “(in)strumentale” -con cui ingenuamente molti le analizzano ancora- per andare verso una loro interpretazione più “(infra)strutturale e finanche “(neo) istituzionale”. È strategico cominciare a pensare, ad esempio, ai modelli linguistici su larga scala o ai registri decentralizzati a consenso crittografico non come mere strumentalità tecnologiche (dagli algoritmi di back-propagation ai protocolli di zero-knowledge proof ai dispositivi sim-to-real/real-to-sim e altro ancora) alla base di “soluzioni” e “sistemi”, ma come emergenti forme di “istituzioni” socio-economiche. E cioè potenziali (certamente anche arrischiate) istituzionalità più-che-umane che si affiancheranno e si incroceranno (e col tempo anche in competizione direi) con altre, diverse e più antiche istituzioni come le imprese, i mercati, le burocrazie, gli stati. Esploreremo insieme l’orizzonte tecnologico per cogliere speculativamente questa sorprendente capacità “istituente” della tecnica … >> (Accoto 2025 forthcoming)
<< Più la computazione scala planetariamente e entra dentro l’economia (dalla code economy alla machine economy all’agentic economy), più il nostro sguardo strategico da “strumentale” deve farsi “istituzionale”. Dalle imprese ai mercati, non si governa e non si prospera dentro questa ‘supertransizione’ senza un passaggio radicale, speculativo e filosofico, al pensare “istituente” delle nuove ingegnerie (dall’intelligenza artificiale alla computazione quantistica, dai cripto sistemi alle realtà estese): subatomiche e terrestri, orbitali e cosmiche persino. Dall’innovazione all’istituzione … >> (Accoto 2025, forthcoming)
<<< Più la computazione scala planetariamente e entra dentro l’economia (dalla code economy alla machine economy all’agentic economy), più il nostro sguardo strategico da “strumentale” deve farsi “istituzionale”. Dalle imprese ai mercati, non si governa e non si prospera dentro questa ‘supertransizione’ senza un passaggio speculativo e filosofico al pensare “istituente” delle nuove ingegnerie. Terrestri, orbitali e cosmiche persino … >> (Accoto 2025, forthcoming)
<< The more computation scales planetarily and permeates the economy (from the code economy to the machine economy to the agentic economy), the more our strategic perspective must shift from ‘”instrumental” to “institutional”. From enterprises to markets, one cannot govern and prosper within this ‘supertransition’ without a speculative and philosophical shift towards the “institutive” thinking of new engineering. Terrestrial, orbital, and even cosmic” … >> (Accoto 2025, forthcoming)