“AI tra λόγος e ἔργον: una provocazione di senso planetaria” (Accoto, MIT SMR Conference, 2023)

[evento] La prossima settimana sarò ospite e speaker in presenza alla prima MIT Sloan Management Review Conference italiana organizzata da ESTE (21 giugno, Palazzo delle Stelline, Milano). Il tema generale della conferenza è: “La scintilla della coscienza nell’era digitale”. Ringrazio nuovamente Chiara Lupi e Francesco Varanini per l’invito caloroso e l’ospitalità. Il mio contributo alla giornata è intitolato: “AI tra λόγος e ἔργον: una provocazione di senso planetaria”. Qui sotto il mio abstract:

“Ci sono modi filosoficamente digiuni e politicamente ingenui di guardare a quanto, oggi, si etichetta come ‘intelligenza artificiale’. Sono quelli che, di volta in volta, reificano (sono solo strumenti) oppure personificano (hanno senzienza) le tecnicalità, le architetture, le automazioni ingegneristiche. Sono quelli evocati, a seconda dei casi, da un umanesimo visceralmente impaurito o, viceversa, ingenuamente eccitato dalla tecnica. Tuttavia, la cd. intelligenza artificiale non è mai tale ‘in sé’ e ‘per sé’ (puro artefatto strumentale), ma sempre ‘con altri’ (assemblaggio sociotecnico) e ‘per altri’ (costruzione sociomorfica). Ed è insieme λόγος e ἔργον: incarna e instrumenta nuove cognizioni del reale e nuove divisioni del lavoro. Da ultimo, è un nuovo modo di essere (abitato) del nostro pianeta, una nuova terraformazione (anche avventata e di fatto siamo una specie che sempre rischia l’essere dei suoi mondi). Per questo altro percorso filosoficamente più accorto ma anche aperto, con l’AI non siamo di fronte solo a nuovi problemi tecnologici (discriminazioni, manipolazioni, alienazioni, deprivazioni, etc.), ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate provocazioni intellettuali all’umano e alla sua idea di planetarietà. E se i problemi tecnici richiedono aggiornate e adeguate soluzioni ingegneristiche (informatiche, legali, istituzionali, etc.), le provocazioni intellettuali ci sollecitano piuttosto all’innovazione culturale. Per questo avremo bisogno di un umanesimo insieme circospetto e coraggioso. Non saranno sufficienti educazione digitale, consapevolezza razionale, guida etica e regolazione giuridica della tecnologia. Avremo bisogno anche e soprattutto di innovazione culturale: chi conosce il mondo? cos’è un’immagine? a chi il diritto di parola e di scrittura? cos’è un autore? come lavora un agente? che fiducia e legge istanzieremo? dove si produce il senso? perché e per chi questa nuova terraformazione del nostro pianeta? Per rispondere a queste e a molte altre domande, occorrerà incoraggiare fortemente l’innovazione culturale. Di questa abbiamo un urgente bisogno. Per poter abitare, significare e prosperare in queste arrischiate, nuove uncanny valley” (Accoto 2023)

“AI generativa: saturazione e suturazione del mondo” (Accoto, 2023)


“Stiamo entrando in una nuova era mediale inflattiva, quella della cosiddetta AI generativa. Un passaggio epocale che è necessario saper leggere con mappe di senso e d’azione nuove. Tra queste, utile quella di Navas e del suo ultimo saggio: ‘The Rise of Metacreativity’. A partire dalla remix theory e dai remix studies per arrivare alla generative AI, Edoardo Navas propone un’analisi della metacreatività dell’intelligenza artificiale letta come ‘rimediazione via simulazione’. È ormai evidente, credo, che attraverseremo e abiteremo nuove uncanny valley. È l’ennesima, nuova spinta mediale inflattiva che arriva a turbare e scardinare radicalmente logiche e dinamiche consolidate da qualche tempo per l’umano su questo pianeta. Ma un’era mediale inflazionaria non è tale solo per l’espansione di tecniche riproduttive, di contenuti mediali, di veicoli distributivi o di velocità di circolazione. “A media age does not become inflationary merely because of the multiplications of kinds, speed, and power of media, however. Media become inflationary when the scope of their representation of the world threatens the confines of their culture’s prior notions of reality” (“Medialogies”, Castillo & Egginton). È un attacco alla nozione culturale di realtà e alla rappresentazione (storicamente determinata) che l’umano ne ha prodotto e di cui istanzia il collasso. Scardina antiche catene produttive e distributive del valore ridisegnando nuovi ecosistemi di business: catallattici, simpoietici, prolettici” (Accoto 2023)

“…Based on these two definitions, we can define metacreativity as a cultural variable that emerges when the creative process moves beyond human production to include non-human systems…Based on these two definitions, we can define metacreativity as a cultural be delegated to non-human agents or actors or collective flow of intensities. This definition includes artificial intelligence and machine learning, but the term can expand beyond AI as is currently understood. For emerging intelligent technology, specifically, this means that non-human entities, agents, and/ or actors are able “to learn” in order to produce something through what is commonly considered a creative process (…) it is a process of remediation through simulation (…) We will be entering a state of metasimulacra, which in this case is in the realm of metacreativity: AI intervening in mediation and simulacrum as defined above; one in which allegory is not used for authoritative support, but for fully pushing beyond that foundational element upon which the emergent form is built. Authority in the metasimulacrum is no longer contingent upon recognizing the material upon which the emergent form is built, but rather on how such form is considered an improvement and most importantly different from the form it was modeled (or remediated). Allegorical authority diminishes in the metasimulacrum: the metacreative…” (Navas, 2023)

L’era inflattiva dell’AI generativa: testi, immagini, agenti (Accoto 2023)

[articolo] Oggi un mio intervento su HBR Italia. Un grazie al direttore Enrico Sassoon per l’interesse e l’ospitalità. Buona lettura. Qui l’incipit >

“Benvenuti nell’era dell’iperautomazione. L’automazione è oggi al centro di un’evoluzione profonda e pervasiva delle interazioni sociali e delle dinamiche economiche planetarie. Mira a conquistare e consolidare questa dominanza incarnandosi in forme sempre più fondative e sorprendenti dentro la storia della civilizzazione umana e dei suoi modi di produzione. Questa fase contemporanea di competizione strategica e di business experimentation abilitata dall’automazione ha caratteristiche nuove e distintive al punto che è stata anche riqualificata come “iperautomazione” (Wilson e Tyson, 2023). Per questo si vengono anche moltiplicando e diffondendo – sia pur con declinazioni varie, ma prossime di senso – espressioni come machine economy, agent economy, autonomous economy, artificial economy, solo per citare quelle più note. Dentro a questo passaggio dell’economia all’iperautomazione, oltre alla …” (Accoto 2023)

(continua qui sotto al link >> sito di HBR)

https://www.hbritalia.it/blog/2023/05/16/news/ia-generativa-linguaggi-immagini-attivita-15548/

AI: estensione di senso o estinzione di senso? (Accoto 2023)

Per stemperare le tensioni sui paventati rischi esistenziali dell’AI per l’umanità, è utile concedersi in alternativa uno sguardo esoplanetario. Tre testi illuminanti che raccontano delle nostre estroflessioni fisiche e filosofiche nello spazio cosmico … che da ultimo si rivelano essere, anche e soprattutto, delle introspezioni nella natura umana. Che è, dovremmo saperlo, nativamente e ininterrottamente sempre avventata nel produrre le condizioni della sua abitabilità, nel suo terraformare i pianeti, Terra compresa. Siamo una specie che rischia senza fine l’essere dei (suoi) mondi (Accoto 2023). Buona lettura 😉

< … Now that we know there are at least as many exoplanets as stars, we can put our planet in a larger context. The conclusion: Earth is not the best of all possible worlds. Life did not start in naturalist Charles Darwin’s “warm little pond.” It probably began in the darkness and crushing pressure of a hydrothermal vent. Early humans did not aggregate in the balmy tropics. They roamed the arid expanses of Africa’s deserts, and hunted near the glaciers and on the tundra of the last Ice Age. Life is tenacious and has gripped this planet like a fever for four billion years. Life is adaptable and has radiated into almost every conceivable environmental niche. The universe contains an immense number of exoplanets. These worlds without end are of interest to planetary scientists and geologists, but that is not our main concern. We are fixed on their potential to host biology. We are curious whether the experiment that began on Earth soon after its formation has been replicated anywhere else. For if we live in a biological universe, it’s a universe much more fascinating than one completely described by the laws of physics. The universe becomes a place of almost infinite possibilities—a place where we might one day make another home or find companionship on him …> (Worlds Without End, 2023)

ps. per quanto concerne il nostro pianeta e l’AI, invece, potete leggere il mio ultimo post su “Il Pianeta Latente” che parla di “provocazione” e non di “estinzione”
https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7066664272956637184/

“Tra λόγος e ἔργον: l’AI come provocazione di senso” (Accoto 2023)

“C’è un modo filosoficamente digiuno e politicamente ingenuo di guardare all’intelligenza artificiale. È quello strumentale (si tratta solo tecnologia), dicotomico (noi umani vs le macchine), antropocentrato (tenere l’umano nel loop e in controllo), allineante (rispetto dei valori umani) e dominante (all’umano spettano le decisioni) di un certo umanesimo. Si accompagna sovente anche ad una facile e consolante <deriva anestetica dell’etica> (Accoto). E ce n’è, invece, uno più filosoficamente educato e planetariamente avvertito che interpreta in maniera complessa e sofisticata il passaggio epocale di cui stiamo facendo esperienza. Un umanesimo quest’ultimo capace di cogliere lo statuto di provocazione culturale e intellettuale dell’AI nella lunga durata della civilizzazione umana. L’arrivo della cosiddetta intelligenza artificiale sembra aver nuovamente risvegliato, allora, una supponenza umanocentrata. Almeno secondo due prospettive. Una prima tendenza incarna un umanesimo impaurito o arrabbiato. La seconda è, per converso, superficialmente entusiasta e tecnicamente galvanizzata. Quello timoroso o infuriato, a seconda dei casi, è un umanesimo che di fatto si ripiega su di sé (teso com’è a ricercare la sua essenza distintiva unicizzante e ad aggrapparsi a quella per cercare di preservare un nucleo eccezionale fondativo dagli attacchi della tecnica). Quello acclamante ed eccitato è viceversa un umanesimo in molti casi vittima in/consapevole dei propri antropomorfismi e sociomorfismi. Si limita, cioè, a leggere l’AI come rispecchiamento e/o simulazione delle proprie capacità o, meglio, di quello che si pensa essere il modo dell’umano di percepire, osservare, conoscere, agire il mondo. Entrambe queste prospettive sono deboli e ingenue, pregiudizievoli e limitate e di parte. C’è però un modo più profondo di leggere il momento attuale. E’ quello dell’occhio lungo dell’evoluzione culturale e cognitiva dell’intelligenza planetaria. L’intelligenza artificiale non è mai ‘in sé’ e ‘per sé’ (puro artefatto strumentale), ma sempre ‘con altri’ (è sistema sociotecnico) e ‘per altri’ (è costruzione sociomorfica). Ed è insieme λόγος e ἔργον: evoca, dunque, nuove cognizioni del mondo e nuove divisioni del lavoro. Per questo altro percorso filosoficamente più maturo e consapevole, con la cosiddetta AI non siamo di fronte solo a nuovi problemi tecnologici, ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate provocazioni culturali e nuovi paradossi. E, se i problemi tecnici richiedono una soluzione ingegneristica, le provocazioni intellettuali ci sollecitano piuttosto all’innovazione culturale. Non saranno sufficienti educazione digitale, consapevolezza intellettuale, guida etica e regolazione giuridica. Avremo bisogno anche e soprattutto di (fare) innovazione culturale. Di questa le imprese e le istituzioni hanno un urgente bisogno per incamminarsi, abitare e prosperare con mindset rinnovati in queste arrischiate, nuove uncanny valley” (Accoto 2023).

Il mondo dato (Accoto, cover restyling)

Mi dicono che è stato realizzato un restyling della copertina de “Il mondo dato”, il primo volume della mia trilogia che si chiude con “Il mondo in sintesi” (e con in mezzo “Il mondo ex machina”). Filosofia della programmazione, filosofia dell’automazione, filosofia della simulazione: la saga delle tre terraformazioni. Per prepararsi al meglio al futuro, se non l’avete letto, è l’occasione e ora anche con una cover rivisitata

“L’era dell’iperautomazione” (Accoto 2023)

[articolo] Oggi un mio intervento su HBR Italia. Un grazie al direttore Enrico Sassoon per l’interesse e l’ospitalità. Buona lettura. Qui l’incipit >

“Benvenuti nell’era dell’iperautomazione. L’automazione è oggi al centro di un’evoluzione profonda e pervasiva delle interazioni sociali e delle dinamiche economiche planetarie. Mira a conquistare e consolidare questa dominanza incarnandosi in forme sempre più fondative e sorprendenti dentro la storia della civilizzazione umana e dei suoi modi di produzione. Questa fase contemporanea di competizione strategica e di business experimentation abilitata dall’automazione ha caratteristiche nuove e distintive al punto che è stata anche riqualificata come “iperautomazione” (Wilson e Tyson, 2023). Per questo si vengono anche moltiplicando e diffondendo – sia pur con declinazioni varie, ma prossime di senso – espressioni come machine economy, agent economy, autonomous economy, artificial economy, solo per citare quelle più note. Dentro a questo passaggio dell’economia all’iperautomazione, oltre alla …” (Accoto 2023)

(continua qui sotto al link >> sito di HBR)

https://www.hbritalia.it/blog/2023/05/16/news/ia-generativa-linguaggi-immagini-attivita-15548/