L’uncanny valley delle generative AI (Accoto 2023)

“Attraverseremo e abiteremo una nuova uncanny valley: l’era inflazionaria dell’intelligenza artificiale generativa. Linguaggi macchinici, immagini artificiali, musiche sintetiche, mondi virtualizzati, identità avatariche e molto altro. È un nuovo catalogo del reale che nasce popolato di contenuti, informazioni, creazioni, storie, simulazioni, giochi, esperienze che non hanno precedenti nella storia della civiltà umana. O meglio: questa è l’ennesima, nuova spinta mediale inflattiva che arriva a turbare e scardinare radicalmente logiche e dinamiche consolidate da qualche tempo per l’umano su questo pianeta. Tuttavia, un’era mediale inflazionaria non è tale solo per l’esplosione di tecniche riproduttive, contenuti mediali, veicoli distributivi o velocità di circolazione. “A media age does not become inflationary merely because of the multiplications of kinds, speed, and power of media, however. Media become inflationary when the scope of their representation of the world threatens the confines of their culture’s prior notions of reality” (Medialogies, Castillo & Egginton). È un attacco alla nozione di realtà e alla sua rappresentazione (storicamente determinata) che l’umano ha prodotto e di cui rappresenta il collasso. A fronte di questo attacco e collasso, un umanesimo impaurito o arrabbiato, ma anche per converso ingenuamente entusiasta non ci aiuterà. Non sarà una soluzione un umanesimo che proponga timorosamente la restaurazione culturale del ‘tornare all’umano’ o del ‘restare umani’. Piuttosto, dobbiamo prepararci a sfide importanti e di lungo periodo al di là delle banalità e delle ingenuità che si possono leggere quotidianamente. Siamo in una uncanny valley tecnologica tutta da esplorare nuovamente nelle sue potenzialità e vulnerabilità. Come in altre epoche inflazionarie, abbiamo bisogno di un umanesimo che sappia coraggiosamente promuovere un’innovazione culturale. Come fece, ad esempio, Lorenzo Valla inventando nel 1440 la filologia (De falso credita et ementita Constantini donatione) a contrasto delle vulnerabilità della neonata parola “scritta” (e poi stampata) dopo l’era della parola “detta”. All’epoca, per cogliere i benefici di quell’era inflazionaria abbiamo avuto bisogno di fare innovazione culturale. Allo stesso compito siamo chiamati oggi dentro questa nuova era inflazionaria dell’intelligenza artificiale generativa” (Accoto 2023)

Il software come scrittura che rischia l’essere del mondo” (Accoto 2023)

“Tra cyberguerra e cyberpace, esiste una qualche esperienza della programmazione che possa dirsi e farsi sicura? E se non esiste, che cosa rappresenta filosoficamente questa insicurezza ontologica? Possiamo considerare ad es. gli attacchi alle forme della scrittura della nostra contemporaneità (alla programmazione) un’innovativa forma contemporanea di decostruzione filosofica? Semplificando, se consideriamo la programmazione, il codice e i programmi software la forma particolare di scrittura del nostro presente, allora la criminalità informatica, nelle sue varie e cangianti forme, può rappresentare una sorta di contemporanea filosofia decostruttiva operata con altri mezzi? Come per i processi decostruttivi filosofici più tradizionali la criminalità informatica (e la cyberguerra) replica una specifica logica: attacca una testualità, dice Justin Joque. In questo caso quella della programmazione. Un attacco al testo-codice, non più al testo-libro. Se consideriamo le linee di codice che reggono la nostra società come razionalità testualizzata, allora un’intrusione dentro quella scrittura è un atto di scardinamento filosofico-decostruttivo del nostro reale. Ma insieme agli attacchi esogeni, le vulnerabilità di questa nuova scrittura-codice del mondo sono però anche costitutive e connaturate. Così, ad esempio, le operazioni di rifattorizzazione del codice sono chiamate a rivelarne l’intricatezza nascosta e a rimediare alla sua degradazione nel tempo e nella scala. Speculativamente e operativamente il refactoring del software è una pratica arrischiata e vitale, indesiderata e inevitabile al tempo stesso. È evocata a preservare la familiarità umana con un codebase ingigantito da servizi e applicazioni riducendone la complessità non necessaria ed aumentandone la performatività (senza mettere a rischio il suo funzionamento, ad es., svegliando bug dormienti tra milioni di linee di codice). Questa ristrutturazione del codice esistente (re-factoring), dunque, si fa carico della leggibilità degradante della scrittura/fabbrica vivente del mondo. Più filosoficamente, il refactoring avverte e affronta, dunque, il rischio della programmazione (del coding) come scrittura degradabile e indecifrabile del mondo. Dunque, un rischio interno di fallibilità (fallibility) e uno esterno di vulnerabilità (vulnerability). Una scrittura che rischia, dunque, l’essere del mondo. Se non esiste nessuna esperienza della computazione che possa dirsi al sicuro e possa farsi sicura (la computazione è, di fatto, contingente e quindi degradabile, fallibile, vulnerabile), come possiamo costruire nuove forme di affidabilità e sicurezza (cyberinsurance) dentro un’insicurezza ontologica nativa della programmazione? Di quale innovazione culturale abbiamo ancora bisogno per poter mitigare al meglio i rischi sociali (tra mancato patching, collassi e attacchi) connessi alla sicurezza computazionale?” (Accoto 2023)

Dalla SEO alla PEO o della comunicazione sovrumana (Accoto 2023)


“Il paradigma classico della comunicazione raffigura la tecnologia come canale che veicola informazione tra gli umani, come un medium logistico. L’obiettivo di questo modello veicolare è la sollecitazione e la cattura dell’attenzione dei consumatori umani. Per fare ciò si applicano strategie psicologiche, contenutistiche e persuasive consolidate. E tuttavia, nell’orizzonte tecnico odierno, questa prospettiva meramente antropo-logica (o, come la definisco più propriamente, “antropo-logistica”) della comunicazione rischia di essere una visione incompleta se non interamente obsoleta. Lo scardinamento prodotto dalle nuove tecnologie è sempre più evidente. E non è solo uno smottamento della comunicazione, ma più in generale e in prospettiva un salto strategico che ridisegnerà meccanismi di mercato, interazioni economiche, transazioni umane e non umane. Certamente, questa prospettiva antropocentrata è comprensibile. Comunicazione (e marketing) sono stati forgiati in un mondo di attori economici principalmente “umani”. La questione è, però, che l’arrivo di agenti artificiali di varia natura (dati, algoritmi, protocolli, piattaforme, applicazioni, macchine) che sono agenti (e sistemi) nuovi nel gioco dei mercati impone di cominciare a ripensare e reimmaginare (tra opportunità e vulnerabilità) non solo strategie e pratiche, ma, da ultimo, proprio il senso stesso della comunicazione. In realtà, abbiamo già iniziato da tempo quasi senza accorgercene. A partire dalla “search engine optimization” (SEO) per arrivare all’emergente “proompt engineering optimization” (PEO). Nel primo caso, dunque, con lo sviluppo di siti web attrattivi non solo per consumatori in carne e ossa, ma anche per i bot che vengono a classificare le pagine per i motori di ricerca. Ogni sito web ha, di fatto, due audience: una umana e una inumana. In questo caso stiamo, cioè, comunicando e catturando l’attenzione degli algoritmi di indicizzazione, non solo degli umani (è l’inizio del marketing to machine o ‘markething’ come l’ho ridefinito provocatoriamente nel mio saggio “Il mondo dato”). Ora, anche, con la pratica e la disciplina dell’ingegneria dello spunto (prompting). Interrogazioni, istruzioni, dati, esempi sono di norma gli input impiegati per sollecitare in linguaggio naturale la macchina a produrre, attraverso un modello matematico ottimizzato su token linguistici, l’output desiderato: una conversazione, un testo, un riassunto …” (Accoto 2023) 
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Su questi temi di frontiera, in uscita un poderoso volume (600 pagine) dedicato alle emergenti forme della comunicazione umano-macchina. Diviso in 4 sezioni (Histories and Trajectories, Approaches and Methods, Concepts and Contexts, Technologies and Applications) aggiorna modelli e paradigmi del percorso che ci ha portato alla parola sintetica. Su questa e su GPT e dintorni, potete anche leggere il mio contributo su EconomyUP
https://www.economyup.it/innovazione/chatgpt-e-altri-stiamo-entrando-nellera-della-parola-sintetica-che-scardinera-imprese-e-mercati/

Ecosistemi di business: catallassi, simpoiesi, prolessi (Accoto 2023)


“Il senso e la forma dell’esperienza d’impresa vivono oggi una morfosi profonda. Tra codice, dati, algoritmi e protocolli, la speciazione organizzativa innescata dalla code economy si è di fatto appena avviata. Si tratta non solo di innovazione tecnologica, ma di una vera e propria innovazione istituzionale. Non sta cambiando cioè solo cosa produciamo, ma come ci organizziamo per produrre. Si ridisegneranno così imprese e mercati, strategie e leadership, competenze e comportamenti. Per i manager e le aziende è vitale, allora, riuscire a osservare questa caotica trasformazione con una visione filosofica più profonda sull’orizzonte. Come contributo esplorativo e di discussione, propongo qui un diagramma che sintetizza alcune mie esplorazioni teorico-strategiche azzardate all’incrocio tra innovazione della cultura d’impresa, metamorfosi organizzative e business experimentation. L’ho chiamato il modello delle 3E: exchanges, edges, ecologies. Possiamo anche tradurre rispettivamente come “scambi, sconfinamenti, scale”. È una mappa concettuale pensata per esercitarsi sui limiti (e sulle frontiere) del pensiero manageriale, di leadership e di business contemporaneo. L’idea centrale è che – nell’era imminente degli ecosistemi di servizi, dei marketplace a piattaforma, dei business multi-laterali e super-modulari, delle organizzazioni a reti decentralizzate e a microimprese, dei metaversi e delle metaeconomie – la cocreazione di valore si configuri come un processo catallattico (di scambio), simpoietico (di coevoluzione) e prolettico (di anticipo) modulare e scalare, emergente e dinamico, coopetitivo e sconfinante. Un orizzonte in cui e per cui attori economici eterogenei -antropici e negantropici- scambiano servizi e integrano risorse di varia natura (operanti e operande, tangibili e intangibili, proprietarie e non proprietarie, automatiche e non). Emergenti modelli di business cercano così di valorizzare non solo gli ‘effetti di rete’ (network effects), ma anche gli ‘effetti di scala’ (scale effects) e gli ‘effetti di flusso’ (flow effects). Il diagramma ha tre vertici da intendere più come punti di osservazione di una totalità (la cocreazione ecosistemica di valore) che come elementi distinguibili in sé e per sé. Da queste viste speculative, si declinano poi logiche, forze, risorse, agentività e tecnicalità via via più concrete …” (Accoto 2023, 3E model, v.4, work in progress)

Masterclass “introduzione filosofica al metaverso” (Accoto 2023)

La mia lezione di “introduzione filosofica al metaverso” è ora disponibile sulla piattaforma di e-learning Edulia Masterclass (dal Sapere Treccani). Un excursus di un’ora diviso in sei brevi capitoli per esplorare le dimensioni principali dell’orizzonte metaversale in divenire (perchè “la non-esistenza è il modo di esistenza del metaverso”, Accoto 2023).

1. Idee, teorie e filosofie emergenti del metaverso
2. Un nuovo passaggio tecnologico: dai pixel ai voxel
3. XR design: esposizione, interazione, immersione
4. Esperienze estese: tra virtualità e augmentation
5. Metanomie: creare valore dentro i mondi sintetici
6. Etica, sicurezza e benessere tra avatar e wallet

Un grazie ai curatori e alle curatrici di questa nuova iniziativa per l’interesse, l’invito e l’ospitalità (sul sito di Edulia le info per iscriversi e abbonarsi)

Una mia intervista per Morning Future (2023)

[horizoning o dell’orizzontare] in homepage di “Morning Future” una mia intervista sulle rivoluzioni tecnologiche che da scienza si stanno trasformando in ingegneria lasciando i laboratori del presente per creare i mercati del futuro. Tra opportunità e rischi e con sullo sfondo il racconto breve della mia “saga delle tre terraformazioni” (filosofia della programmazione, filosofia dell’automazione, filosofia della simulazione). Un grazie per l’interesse verso le mie incursioni tecno-filosofiche e per l’ospitalità. Come dico sempre, il futuro è un maestro esigente: ci richiedere di studiare molto e di esercitarci a fondo a vedere e a varcare sensi e soglie … 

Orizzontare o del pensare sull’orizzonte (Accoto 2023)

“Il lavoro filosofico del pensare sull’orizzonte (‘orizzontare’ come mi piace chiamarlo) si nutre di sguardi retrospettivi di lunga durata tanto quanto di viste prospettiche di grande apertura. Un pensiero che è chiamato e si esercita arrischiatamente ad attraversare e anche, in qualche misura, ad abitare scomodamente delle uncanny valleys. Che sono poi, in realtà, l’habitat ideale per un pensiero che voglia dirsi e farsi vivente …” (Accoto 2023)

preview: “Invention and Innovation” (Vaclav Smil, MIT Press, 2023)

Politica della Parola Sintetica (Accoto 2022 parte 4)

“Il dispositivo sociotecnico che istanzia un modello linguistico su larga scala (LLM tipo GPT) è un assemblaggio antropo-macchinico generativo fatto di abilità diverse connesse ad architetture computazionali e risorse informative molteplici. La capacità di generare linguaggio, di apprendere in modalità contestuale, di archiviare conoscenza e informazione, di seguire istruzioni ed eseguire compiti linguistici, di sintetizzare temi con affinamento scalare, di simulare sequenze di argomentazioni e tentativi di ragionamenti per step, di articolare risposte e costruire dialoghi sono il frutto di un’orchestrazione complessa di programmi software, dati e archivi informativi, algoritmi di apprendimento profondo e rinforzato, modelli stocastici e crossentropici della lingua. Dunque, un artefatto dinamico di operatività ingegneristiche complesse (training on code, pre-training modeling, instruction tuning, tokenization, reinforcement learning with human feedback…) in grado di sequenziare statisticamente il linguaggio naturale umano. Il tutto -si dice per bilanciare e contrastare gli hype, le banalità e le ingenuità umane per un verso tanto quanto le allucinazioni macchiniche dall’altro- senza relazione di senso col reale. Tornerebbe, allora, forse nuovamente e diversamente in questione il famoso e controverso aforisma del filosofo Derrida: “Il n’y a pas de hors-texte” (Non c’è un fuori-testo | There is no outside-text) come ci ha ricordato di recente Gunkel. Ma è proprio così e in che significati nuovi? Quel che è certo è che con i linguaggi sintetici non siamo di fronte solo a problemi tecnologici, ma anche e soprattutto a nuove o rinnovate provocazioni culturali e nuovi paradossi. Tra il dentro e il fuori del testo, tra il linguaggio e la sua relazione col mondo, tra la presa di parola della macchina e l’esperienza dell’umano che viene parlato. Come direbbe Foucault, in che forme sorprendenti e arrischiate veniamo allora parlati dalla nuova lingua sintetica? In e per quali campi di forze si evoca la sua potenza?” (Accoto, “Economia politica della parola sintetica”, 2022 in progress)

vedi anche

Prompt engineering e filosofia del black boxing (Accoto 2022)