La computazione che è e che fa esperienza (Accoto 2020)

“La programmazione è rimasta a lungo ‘cieca’ al mondo, al contempo non vista e non vedente. Per fare ‘esperienza’ ha dovuto mutare status ontologico. Significativi due cambi nel modo d’esistenza: uno più antico, l’altro più recente. Agli inizi la computazione è stata un’operazione calcolatoria ‘solipsistica’ (Yuill 2008). Un programma software non poteva essere interrotto nel suo funzionamento e occorreva attenderne la fine (batch). Per aprirlo agli eventi esterni e al mondo, abbiamo dovuto cambiarne natura inventando l’operazione di interruzione (interrupt) perché un programma avvertisse il bisogno di attenzione da parte di una qualche periferica (mouse o altra esternalità mondana). Il codice ha così cominciato a ‘sentire’ il mondo in cui è ospitato e oggi i computer lavorano a interruzione. Ma non è bastato. L’altra evoluzione rilevante riguarda ciò che storicamente si definisce ‘intelligenza artificiale’, oggi nella forma di machine e deep learning (…) Tecnicamente, parliamo di trasformazione dei dati in uno spazio geometrico vettorializzato, di ottimizzazione della ricerca delle funzioni di fitting, di aggiustamento dei pesi e delle deviazioni per retropropagazione dell’errore (backpropagation) e così via. Filosoficamente, cos’è fare ‘esperienza’ per una macchina?” (Accoto 2020, Mani, Menti, Mercati. Automazione e ominazione tra machine experience e machine economy, in Il primato delle tecnologie, Mimesis)

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Cosimo Accoto

Connection Science Fellow at MIT | Author "Il Mondo Dato" (Egea) | Philosopher in Residence | Business Innovation Advisor | www.cosimoaccoto.com