Forge is my philosophical tech lab. The philtech lab supports organisations and institutions in technically, critically and strategically thinking about code economy, data science, artificial intelligence, platform design and blockchain business.
“Mentre Perseverance, il rover della Nasa, si cala con successo su Marte e inizia la sua esplorazione marziana, sensori, dati e algoritmi sempre più stanno sbarcando e si distribuiscono qui sulla Terra. Così, dopo altre terraformazioni che la civiltà umana ha conosciuto in passato, è come se stessimo ora atterrando per la prima volta sul nostro pianeta per osservarlo e abitarlo in forme inusuali e rinnovate. Terraformare è, dunque, progettare e costruire le nuove condizioni di abitabilità umana del mondo, fuori nello spazio extra-terreste, ma paradossalmente ora anche e nuovamente nello spazio ultra-urbano. Un’operazione più che mai urgente, sollecitata com’è dalla virulenza pandemica che incrocia inaspettatamente l’irruenza tecnologica…”
“Operazionalmente, parliamo di trasformazione dei dati in uno spazio geometrico vettorializzato, di ottimizzazione della ricerca delle funzioni di fitting, di aggiustamento dei pesi e delle deviazioni per retropropagazione dell’errore (back-prop). Anche impiegando, alle frontiere del machine e deep learning, una volumetricità non più solo euclidea, ma iperbolica* per potenziare le tecniche di predicibilità del futuro. In ogni caso e così facendo, stiamo progettando ed eseguendo un’iniezione automatizzata di ‘agency’ e ‘prediction’ nel mondo senza pari. Siamo oltre l’automazione decisionale del real-time, siamo all’automazione del near-time. Finora ci siamo preoccupati soprattutto di contrastare -con frizioni e filtri- il sovraccarico informativo del presente (info overload). Nei prossimi anni, ci muoveremo più direttamente anche e soprattutto invece per ridurre l’incertezza informativa sul futuro (world uncertainty) con dati sensorizzati e algoritmi di apprendimento. Se così è/sarà, intorno a quali delle molte metafisiche del tempo e in particolare delle filosofie del futuro torneremo a ragionare diversamente? Quali ontologie temporali collasseranno e quali si animeranno?” (Accoto 2021)
[*images: Surìs, Liu, Vondrick, Learning the Predictability of the Future 2021]
“Il divenire-ambientale della computazione è una nuova terraformazione, un nuovo modo di sentire e abitare del/il pianeta, una nuova forma di civilizzazione, insieme antropica e negantropica. Per questo nuovo atterrare dell’umano sul pianeta Terra, le metafore ambientali e volumetriche della computazione si ampliano. Cloud computing, fog computing, edge computing mappano, oggi, figurativamente e tecnicamente i dove della computazione, le sue locazioni: sulla nuvola, nella nebbia o al margine del mondo. Tuttavia, queste collocazioni spaziali della computazione sono anche e soprattutto configurazioni modali della computazione. Tra sensing, mining e learning, dobbiamo riconoscere che nuvole, nebbie e nodi non sono tanto luoghi della computazione quanto anche e soprattutto modi della computazione. Più radicalmente, incarnano proprio un nuovo modo d’essere del mondo. Dalla nuvolo-natività delle applicazioni passando per i layer intermedi dei fog gateway fino ai nodi di edge disseminati e impiantati sul terreno, la computazione è e si fa stratificazione neogeologica. Da ultimo e filosoficamente la computazione che si immonda diviene il mondo” (Accoto 2021)
An inwordled computation becomes the world (Accoto)
“The becoming-environmental of computation is a new terraforming, a new way of feeling and inhabiting of/the planet, a new form of civilization, both anthropic and neganthropic. In this new landing of the human on the planet Earth, environmental and volumetrical metaphors of computation are expanding. Cloud computing, fog computing, edge computing figuratively and technically map today the places of computation, its locations: on the cloud, in the fog or at the edge of the world. However, spatial localizations of computation are also and above all modal configurations of computation. Between sensing, mining, and learning, we must recognize that cloud, fog, and edge are not so much a locus of computation as they are a modus of computation. More radically, they precisely embody a new way of being of the world. From the cloud-nativity of applications through the layers of fog gateways to the edges/nodes scattered and implanted on the ground, computation is and becomes a neo-geological layering. Ultimately and philosophically, this computation that becomes inwordled becomes the world” (Accoto 2021)
O mundo dado”: arrivate ora anche le copie fisiche della traduzione latinoamericana del mio saggio “Il mondo dato”. Questa edizione in lingua portoghese, molto curata e particolare, è pubblicata dall’editore Paulus in Brasile e segue la versione già uscita in inglese pubblicata da Bocconi University Press
“O mundo dado”, la versione latinoamericana del mio saggio “Il mondo dato” è ora finalmente disponibile. Un grazie di cuore per l’interesse e per la traduzione in portoghese all’editore Paulus (Brasile) e al curatore della collana (prof. Di Felice). Una versione che si va ad aggiungere a quella in inglese già pubblicata con Bocconi University Press. Con l’occasione, devo un nuovo ringraziamento anche alla casa editrice Egea che, con coraggio e intelligenza, ha creduto all’epoca in un’opera come “Il mondo dato” che incrociava sorprendentemente business e cultura, filosofia e tecnologia. Grazie ancora!
“Dal marketing ‘by’ machines al marketing ‘to’ machines verso una comunicazione di marketing che ho definito ‘post-antropo-logistica’. Come ho scritto ne ‘Il mondo dato’ (2017) abbiamo già iniziato da tempo quasi senza accorgercene. Ad es. con lo sviluppo di siti web attrattivi non solo per consumatori in carne e ossa, ma anche per i bot che vengono a classificare le pagine per i motori di ricerca. Ogni sito ha due audience: una umana e una inumana. In questo caso stiamo, cioè, catturando l’attenzione degli algoritmi di indicizzazione, non solo degli umani. Per alcuni, questo lascerebbe presagire addirittura una perdita di efficienza della “comunicazione simbolica” (branding, advertising…) a favore della “comunicazione algoritmica” (sensing, filtering, sorting, scoring, matching…). Nella comunicazione con gli umani la marca (brand) è finora servita come meccanismo di riduzione di incertezza e complessità: ha aiutato chi consuma a scegliere. Ma nelle interazioni di mercato sempre più automatizzate con bot, dati, software, sensori, AI, il meccanismo di riduzione dell’incertezza diviene l’algoritmo. Algoritmi che selezionano, suggeriscono, anticipano, personalizzano servizi, applicazioni, esperienze” (Accoto 2021)
“Lo scale thinking è un esercizio filosofico e strategico vitale per imprese e manager sempre più alle prese con la progettazione di architetture ed ecosistemi ad alta inflazionarietà. In passato, anche per internet e web, si sono dovute affrontare le sfide della scalabilità inflattiva progettando, ad es., tecnicalità e ingegnerie scalari come proxy server e cache memory. E oggi anche per quanto riguarda le criptoeconomie. Come nel caso del protocollo di rete multihop per pagamenti alla pari Lightning Network (LN). Tecnicamente, un lightning network è un grafo pesato come insieme di nodi decentralizzati e canali di pagamento tra nodi. Protocologicamente, è uno strato di secondo livello evocato proprio per risolvere la questione della scalabilità (o meglio della non-scalabilità) della blockchain dei bitcoin e di altre catene di blocchi e cryptomonete. Immaginato nel 2015 e lanciato 2018, si candida -in forma embrionale ancora oggi- a stratificare le tecnologie monetarie ‘post-bizantine’ per istanziare scalabilmente e in sicurezza granularità, velocità, economicità e anonimità degli scambi (anche con applicazioni ad hoc su LN o Lapps). Il pensare la scala diviene sempre più mindset indispensabile” (Accoto 2021)
Una nuova terraformazione: se Perseverance, il rover della Nasa, è ammartato ieri sul pianeta rosso, i sensori dell’IoT stanno atterrando invece qui da noi. Cosa scopriremo di nuovo sulla Terra? (Accoto)
“Non ce ne stiamo accorgendo, ma un nuovo «sensorium» -una nuova capacità di sentire il mondo attraverso i dati- sta nascendo. Il nuovo apparato sensoriale, fatto di codice software e protocolli, device e accessori mobili, sensori ambientali, dati e intelligenze artificiali che stiamo sviluppando e incorporando nella vita quotidiana e in quella professionale, dentro e vicino ai nostri corpi o trasportati nei nostri movimenti, dentro le nostre case tanto quanto nell’ambiente è il nostro tentativo ultimo di accedere al mondo (a mondi molteplici e diversi dice Gabrys) in modalità, scale e forme che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. Come ha scritto la filosofa dei sensori Jennifer Gabrys: “Se le tecnologie satellitari hanno costruito un sistema globale di osservazione in grado di farci vedere la Terra come un’entità unica, le tecnologie di monitoraggio distribuito dei sensori ci faranno vedere il mondo non come uno, ma come molti” (Accoto, Il mondo dato)