Every AI Strategy is a Data Strategy (Accoto 2018)
Ontology and cryptoassets
Una riflessione filosofico-ontologica sulla natura degli oggetti digitali (tra cui i crypto-assets) è sempre più urgente -come scrivevo. Non amo l’espressione ‘oggetto immateriale’ (forse meglio dire ‘oggetto programmabile’), ma qui trovate qualche stimolo concettuale da giurisprudenza e diritto.
“Digital tokens—variously intended to function as currency, as securities, or as vouchers for deferred goods and services—have burst into mainstream legal awareness over the past 12 months as a result of high-worth ‘Initial Coin Offerings’ (‘ICOs’). Prior to the important questions of legal characterisation that digital tokens raise could as ‘money’ or ‘securities’ for the purposes of prudential, capital markets, tax, and other regulations, we must establish how the law takes cognisance of a digital token at all. In this article I argue that no legal system deals adequately with immaterial objects, which include digital tokens but also more traditional money and securities. Establishing a satisfactory legal category for immaterial objects as objects of property law is therefore a necessary first step … I explore the ontology of digital immaterial objects and set out the conceptual basis for a new category of property … (Allen 2018)”
AI Strategy (Accoto 2018)
Infoviduo e infovidualità (Accoto 2018)
Un approccio maturo alla Blockchain (Accoto 2018)
Nei discorsi correnti, la tecnologia della blockchain viene di norma essenzializzata. Si tende, cioè, a dire cosa “è” la blockchain, impiegando definizioni descrittive. La blockchain -si dice- è un registro pubblico delle transazioni distribuito e decentralizzato. A queste caratteristiche se ne aggiungono, poi, di norma delle altre: è immutabile, sicuro e trasparente. Questo approccio “essenzialistico” ha indubbiamente un pregio: rende qualitativamente e facilmente comprensibile l’oggetto della definizione. Al contempo, però, ha un grande limite: quello di impedire una comprensione effettiva della tecnologia a partire dal suo emergere fattuale e dalla sua operatività concreta. Si suggerisce l’impressione che esista una tecnologia corrispondente alla definizione astratta di blockchain. Una tecnologia che avrebbe, per sua intrinseca costituzione, quei caratteri di decentralizzazione, di immutabilità, di sicurezza e trasparenza richiamati. Questo approccio essenzialistico nasconde, tuttavia, la realtà… (continua qui)
Time arrives from the future
“It’s rather the other way around: the future happens before the present, time arrives from the future” (Armen Avanessian) … Derivatives are, in Natalia Zuluaga’s phrase, a specific kind of future-mining, an extraction from the future in the present. But this mining of the future in the present changes what the present is. The present isn’t the one that you started with. The very construction of a speculatively constituted present — the “pre-” — actively puts the present into a past that it also is, the “post-.” There’s one version of this configuration that you and others have described through pre-emptive policing, pre-emptive strikes, pre-emptive personality and so on…”
Reading Mastering Blockchain
Philosophy & Software Studies
La mia intervista sulla relazione tra filosofia e tecnologia attraverso il codice, i sensori, gli algoritmi, i dati e le piattaforme. “… Per analizzare filosoficamente il software non basta, tuttavia, essere in grado tecnicamente di leggerlo o saper vedere che cosa è in grado di produrre o riuscire a interpretare i perché sociali ed economici del suo sviluppo oppure ancora a individuarne la corretta categoria giuridica. Dobbiamo capire in profondità il senso e la natura del suo essere e, meglio ancora, la sua ontogenesi, cioè come il software diventa quello che «è». È, di fatto, il linguaggio con cui, oggi, “scriviamo il mondo” e che detta le condizioni di possibilità delle nostre esperienze. Ma è un tipo particolare di linguaggio. Ha la caratteristica di essere «eseguibile». Anzi, per alcuni è l’unico linguaggio che ha questa capacità. Mentre il linguaggio naturale che usiamo normalmente produce cambiamenti nella mente e nel comportamento delle persone (con esito incerto, aggiungerei), il codice, una volta predisposto perché funzioni correttamente, è un linguaggio che produce esattamente gli effetti che sono iscritti. È una strumentalità realizzata che fa accadere cose ed eventi nel mondo, un mondo che perciò diviene “programmabile”.”





