Per una filosofia della simulazione computazionale (Accoto)

“Come si progetta orientati al/dal digital twin? Ma prima ancora, che cos’è un digital twin, un gemello digitale? Copia, replica, rappresentazione? Più in astratto, direi che è una simulazione computazionale del mondo nel suo prodursi (di prodotti, processi, produzione in esecuzione). Ma cos’è, filosoficamente, una simulazione computazionale al di là delle tecnicalità di codice, sensori, dati, algoritmi e protocolli? È un dispositivo epistemico -dicono i filosofi- in grado di ridurre lo scarto (ontologico) esistente tra mondo (fisico) e modello (matematico). Dunque, il digital twin non è semplicemente -come si sostiene- replica virtuale o copia digitale del mondo. Queste simulazioni (ad es. diagnostico-prognostiche on-board/off-board di asset fisici industriali in attività) sono, piuttosto, una leva strategica, funzionale o di business, fondamentale. È, infatti, in questa riduzione dello scarto ontologico che possiamo pensare e progettare nuove opportunità di cocreazione di valore e dinamiche di mercato. Un design che voglia orientarsi al o essere orientato dal digital twin richiede, allora, a imprese e manager di allenarsi ad una rinnovata filosofia del simulacro” (Accoto 2020)

“How do you design oriented to/by the digital twin? But before that, what is a digital twin? A copy, a replica, a representation? More abstractly, I would say that it is a computational simulation of the world in its production (of products, processes, productivity in execution). But what is, philosophically, a computational simulation beyond the technicalities of code, sensors, data, algorithms, and protocols? It is an epistemic device – philosophers say – capable of reducing the (ontological) gap existing between the (physical) world and the (mathematical) model. Therefore, the digital twin is not simply – as claimed – a virtual replica or a digital copy of the world. These simulations (e.g. on-board/off-board diagnosis and prognosis of physical industrial assets in operation) are rather a fundamental strategic -functional or business- lever. Indeed, it is in this reduction of the ontological gap that we can think and plan new opportunities for co-creation of value and new market dynamics. A design that wants to orient itself to or be oriented by the digital twin, therefore, requires companies and managers to train themselves in a renewed philosophy of the simulacrum “(Accoto 2020)

Dall’archivio all’oracolo (Accoto)

[intervista] su Radio24 Il Sole24Ore, un mio intervento nella trasmissione del 15 agosto di Smart City. Con Maurizio Melis, abbiamo ragionato intorno all’emergente paradigma della società oracolare (e non più archivistica) tra codice software, sensoristica, dati e algoritmi di apprendimento macchinico. Come ho scritto ne ‘Il mondo dato’ e ne ‘Il mondo ex machina’, non siamo più nel real-time, ma nel near-time. Non viviamo più al tempo dell’archivio, ma al tempo dell’oracolo. Non sperimentiamo solo un tempo accelerato, ma piuttosto un tempo anticipato. Le potenzialità e le vulnerabilità di un business e di un’economia sempre più a feedforward (e non più solo a feedback).

“Come umani, non abbiamo solo la necessità di gestire il sovraccarico informativo del presente, ma anche e soprattuto di gestire l’incertezza informativa del futuro” (Accoto)

Nel caso, potete riascoltarla in podcast qui https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/smart-city/puntata/trasmissione-15-agosto-2020-103854-AD2Mucj

L’assettizzazione del codice (Accoto)

“L’economia digitale manca di un’analisi filosofica profonda di cosa è un ‘oggetto digitale’. Una lacuna che rischia di aggravarsi mentre emergono criptosistemi fondati proprio su un’economia della creazione, conservazione e circolazione di oggetti digitali. Più in specifico, creazione, conservazione e circolazione di “oggetti-valori” digitali (cryptoassets) come nuova forma di assettizzazione del codice software. Cosa è, dunque, un ‘oggetto-valore’ digitale e qual è il suo modo di esistenza? Qual è la sua ontologia, direbbero i filosofi? Per essere più concreti, ad es. quando Satoshi Nakamoto scrive -nel suo paper fondativo del protocollo di rete Bitcoin- ‘definiamo una moneta elettronica come una catena di firme digitali’, che statuto ontologico dobbiamo assegnare a questo oggetto digitale (‘catena di firme digitali’) progettato dal suo creatore per riontologizzarsi in valore? Cosa è, dunque, filosoficamente, un cryptoasset? In quali forme e a quali condizioni, si produce oggi l’assettizzazione del codice software?” (Accoto 2020)

Code Assetization (Accoto 2020)

The digital economy lacks a dense philosophical analysis of what a ‘digital object’ is. A gap that risks worsening as new cryptosystems are emerging  based precisely on an economy of creation, conservation, and circulation of digital objects. More specifically, creation, conservation, and circulation of digital ‘objects-values’ (so-called cryptoassets) as a new form of software code assetization. What, then, is a digital ‘object-value’, and what is its mode of existence? What is its ontology, would philosophers say? To be more concrete, eg. when Satoshi Nakamoto writes – in his founding paper for Bitcoin network protocol – ‘we define an electronic money as a chain of digital signatures’, which ontological status we must assign to this digital object (‘chain of digital signatures’) designed by its creator to ontologize code into value? What, then, is a cryptoasset philosophically? In what forms and under what conditions is the software code assetized today? ” (Accoto 2020)

Business fondati sulla tecnologia (Accoto 2020)

[articolo] sulla rivista “Sistemi & Impresa” di Edizioni ESTE, pubblicato oggi un mio contributo esteso su tecnologie emergenti e nuove culture d’impresa (qui disponibile in allegato). Cinque esplorazioni tecno-culturali per analizzare e valorizzare strumenti operativi e approcci strategici: la nuvola nativa/cloud nativity, l’impresa sconfinante/edge ecosystem, il caos evocato/chaos engineering, l’osservazione scalare/scale observability, lo scambio macchinico/machinic transaction. Tra tecnologia, filosofia e impresa, un invito anche ad ampliare e innovare linguaggi, mindset e culture per il business. Perché, come ha scritto Wittgenstein nelle sue Philosophical Investigations, ‘immaginare linguaggi è immaginare nuove forme di vita’. Nel nostro caso, nuove forme di vita d’impresa (Accoto 2020).

Al link è disponibile il mio contributo:
Business fondati sulla tecnologia (Sistemi & Impresa, 4/2020)

Dalla relazione ecosistemica al collasso multiversale (Accoto 2020)

“La metafora ecologica dell’ecosistema è sempre più adoperata per interpretare fenomeni economici ad alta interconnessione e modularità come i business a piattaforma, i mercati a più versanti, le reti decentralizzate, i criptosistemi. E, sicuramente, quella ecosistemica è una lettura che offre significativi elementi analitici ed esplicativi. Insieme a questa, credo possa essere interessante incrociare ed esplorare anche un’ulteriore prospettiva. Traslando in questo caso non gli orientamenti biologici, ma le modellizzazioni quantistiche. Un’interpretazione della meccanica quantistica sostiene, ad es., che un sistema quantistico probabilistico collassa in uno stato determinato solo quando è oggetto di misurazione. Se immaginiamo, allora, l’attuale computazione planetaria (come stack di infostrutture distribuite di sensing e mining) come macchina astratta eminentemente misurativa, le sue operazioni di misurazione sarebbero l’atto che fa collassare in uno specifico stato d’esistenza il multiverso delle possibilità del mondo (e del business). È, allora, quell’atto di misurazione che decide e porta all’esistenza un reale determinato rispetto alle sue multiversali configurazioni possibili?” (Accoto 2020 in progress)

From an ecosystemical relation to a multiversal collapse (Accoto 2020)

“The ecological metaphor of the ‘ecosystem’ is increasingly used to interpret economic phenomena related to high interconnection and modularity such as platform businesses, multi-sided markets, decentralized networks, cryptosystems. Of course, the ecosystem is a great metaphorical frame that offers significant analytical and hermeneutical contributions. In parallel, I think it may be interesting to evoke and explore a further perspective. Translating in this case not biological orientations, but quantum intuitions. An interpretation of quantum mechanics argues, for example, that a probabilistic quantum system collapses into a given state only when it is measured. Similarly, if we imagine the current planetary computation (as a stack of distributed sensing and mining infostructures) as an eminently abstract measurement machine, its measurement operations would be the act that causes the multiverse of possibilities to collapse into a specific state of existence of the world (of the business). It is, therefore, that act of measurement that decides and brings to existence a specific real selected from its multiversal possible configurations? ” (Accoto 2020 in progress)

“Da beni e prodotti a servizi e esperienze a collassi e multiversi” (Accoto 2020)

“In una prospettiva strategico-prefigurativa, questo diagramma di sintesi evoca e incrocia molteplici dimensioni della relazione mondo-macchina. Lungo un vettore cronologicamente orientato, di volta in volta, indica: forma della macchina produttiva (factory, platform, stack), scopo della dinamica produttiva (goods/products, services/experiences, collapses/multiverses), tempo della valorizzazione produttiva (dallo skew-time al real-time al near-time). In questo percorso, la distanza ontologica tra mondo e macchina si viene accorciando sempre più (per salti successivi) con una tendenza all’immedesimazione per assimilazione del mondo da parte della macchina. Questa crescente identità si costruisce e si incarna nella capacità della macchina-stack (delle macchine-stack) di far collassare, istante per istante, lo stato del mondo. Il collasso avviene attraverso le operazioni di misurazione e simulazione che l’infrastruttura macchinica costantemente attiva dando così vita ai possibili ‘multiversi’, immaginabili come ecosistemi” (Accoto 2020, in progress)

From goods/products to services/experiences to collapses/multiverses (Accoto 2020)

“In a prefigurative strategic perspective, this explorative synthetic diagram evokes and proposes the multiple dimensions of the world-machine relationship. Along a chronologically oriented vector, the diagram indicates: the form of the production machine (factory, platform, stack), the purpose of the production dynamics (goods/products, services/experiences, collapses/multiverses), the time of production valorization (from skew-time to real-time to near-time). In this historical journey, the ontological distance between the world and the machine is getting shorter and shorter (by successive leaps) with a tendency towards the identification by assimilation of the world by the machine. This growing equivalence is built by and embodied with the ability of the machine-stack (or, better, machine-stacks) to collapse, instant by instant, the state of the world. The collapse occurs through the measurement and simulation operations that the machinal infrastructure constantly activates, thus giving life to the possible ‘multiverses’ commonly defined as ecosystems “(Accoto 2020, in progress)

 

L’ecologizzazione del pensiero strategico d’impresa (Accoto)

“È, forse, anche proprio il divenire-ambientale della computazione a evocare e sostanziare oggi una nuova ecologizzazione del pensiero strategico d’impresa? In che misura l’introduzione di tecnologie incorporate nel mondo, ad es., il codice software in runtime su dispositivi e applicazioni, le architetture e le soluzioni nativamente in cloud, i layer intermedi dei fog gateway e da ultimo i nodi di edge dell’internet delle cose rende rilevante e forse necessario il passaggio dell’approccio manageriale e di business ad un pensiero sistemico ed ecosistemico in particolare? Come un business che si assembla sempre più in forma di ecologia tecnosferica, artificialmente intelligente, sollecita e sospinge verso una cultura d’impresa strategicamente orientata al design di ‘ecosistemi’ per la cocreazione di valore? Quanto una computazione planetaria distribuita (che è insieme sensitiva, connettiva, simulativa e attuativa) impone, oggi, un allineamento verso dinamiche organizzative reticolari e morfiche per poter essere interfacciata, mobilizzata ed effettivamente prodotta? Più filosoficamente, che forma avrà la nuova fabbrica del mondo?” (Accoto 2020)

“Toward an ecologization of business thinking” (Accoto 2020)

“Is it also, perhaps, the becoming-environmental of the computation that today evokes and substantiates a new ecologization of strategic business thinking? To what extent the introduction of technologies incorporated in the world (for example, software code in runtime on devices and applications, architectures and solutions cloud-native, distributed layers of fog gateways and, lastly, edge nodes of internet of things) makes the transition of managerial and business approach to a systemic and ecosystemic thinking particularly relevant and even necessary? How a business assembled more and more as a technospheric ecology, artificially intelligent, urges and pushes towards a corporate culture strategically oriented toward the design of ‘ecosystems’ for value co-creation? How much does a planetary computation (at the same time sensitive, connective, simulative and actuative) requires, today, an alignment towards more reticular and morphing organizational dynamics in order to be interfaced, mobilized and concretely produced? More philosophically, what form will the new factory of the world have? “(Accoto 2020)

3E: Exchanges, Edges, Ecologies (Accoto 2020)

“In un contesto interpretativo che chiamo delle 3E, il focus di questo preliminare diagramma di sintesi è all’incrocio di: a) processi economici di catallassi (dinamiche umane/inumane di scambio di servizi tra reti di beneficiari), b) pratiche della liminalità d’impresa (meccanismi di apertura, connessione e flusso inter-business), c) tensioni ecoopetitive (strategie di integrazione di risorse, competizione e collaborazione in ecosistemi/ecologie di cocreazione del valore). Design logic per progettare e innescare interazioni, contrattazioni, transazioni multi-agente (agentività sia antropiche sia negantropiche), game theory per gestire coopetitivamente sconfinamenti infra/infostrutturali (api, sdk, ide, smart contracts), scale thinking per valorizzare ecosistemi di servizio, coemergenti e coevolventi, scalari e orientati dal/al futuro (scale multiple: geografiche, industriali, organizzative). Il tutto integrando risorse tangibili e intangibili, operanti ed operande, proprietarie e non proprietarie: materiali, oggetti, dati, codice, algoritmi, protocolli. L’orizzonte di uno scambio infinito ai confini porosi delle organizzazioni dentro nuove ecologie di cocreazione di valore e di senso” [Accoto 2020 work in progress]

“In an interpretative context that I call 3E, the focus of this preliminary synthetic diagram is at the crossroads of: a) economic processes of catallaxis (human/inhuman dynamics of service exchange between networks of beneficiaries), b) practices of business liminality (mechanisms of openness, connection and inter-firms flow), c) ecoopetitive tensions (strategies of integration of resources, competition and collaboration in ecosystems/ ecologies of value co-creation). Design logic to design and trigger multi-agential interactions, contracts, transactions (both anthropic and neganthropic agentivity), game theory to coopetitively manage infra/infostructural encroachments (api, sdk, ide, smart contracts), scale thinking to enhance service ecosystems, co-emergent and co-evolutive, scalar and oriented by/to the future (at multiple scale: geographic, industrial, organizational). All this by integrating tangible and intangible resources, operant and operand, proprietary and non-proprietary: materials, objects, data, code, algorithms, protocols. The horizon of an infinite exchange at the porous boundaries of organizations within new ecologies of co-creation of value and meaning “[Accoto 2020 work in progress]

 

 

Filosofie della containerizzazione (Accoto 2020)

“Le forme della movimentazione logistica del mondo si stanno trasformando. E con esse anche la nostra capacità e possibilità di costruire e pensare il presente e il reale. Dalla compartimentazione fisica delle merci da stivare all’incapsulamento informatico del codice software, l’adozione dell’idea e della pratica del ‘container’ operativamente rimodella il mondo e ridisegna nuovamente le sue ontologie. Ma cos’è filosoficamente un container? Nè veicolo nè pacco, dicono gli esperti. Qual è, allora, la sua natura ultima? E, soprattutto, come pensa il mondo? Se il container fisico ha rappresentato non solo un modo nuovo di muovere il mondo e le sue merci, ma soprattutto un modo nuovo di pensare il mondo, come cambierà la competizione strategica di imprese e mercati con il dispiegarsi di architetture distributive di creazione e orchestrazione di container software per applicazioni microservite? Spinta dalla necessità di business di ottimizzare l’utilizzo delle risorse e di accelerare lo sviluppo di servizi, cosa significa filosoficamente questa neo-containerizzazione del reale? Che modo di pensare e agire il mondo evoca, allora, questa nuova ed emergente logistica del software?” (Accoto 2020)